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	<title>Gli italianiLe opinioni Eretiche. Arrivano i mini-Bot? Tutti d&#8217;accordo, tranne Tria &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2019 21:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-opinioni-eretiche-arrivano-mini-bot-tutti-daccordo-tranne-tria/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Mentre il governo s’é incartato sulla risposta da dare alla “letterina” di quei galantuomini della Commissione Europea, il parlamento italiano – all’unanimitá – ha indicato la strada da seguire per uscire da una crisi economica che certo non puó finire sol perché un partito ha vinto le elezioni ed un altro le ha perso. Lo ha fatto, probabilmente, perché non si é reso conto delle implicazioni rivoluzionarie di una semplice mozione. Ma lo ha fatto. Tutti contenti, tranne uno: il ministro dell’Economia, Tria, che le malelingue indicano come in carico ad un ipotizzato “partito del Presidente”. Si tratterebbe – sempre&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il governo s’é incartato sulla risposta da dare alla “letterina” di quei galantuomini della Commissione Europea, il parlamento italiano – all’unanimitá – ha indicato la strada da seguire per uscire da una crisi economica che certo non puó finire sol perché un partito ha vinto le elezioni ed un altro le ha perso. Lo ha fatto, probabilmente, perché non si é reso conto delle implicazioni rivoluzionarie di una semplice mozione. Ma lo ha fatto. Tutti contenti, tranne uno: il ministro dell’Economia, Tria, che le malelingue indicano come in carico ad un ipotizzato “partito del Presidente”. Si tratterebbe – sempre secondo le malelingue – di “tecnici” imposti per evitare che certi Dicasteri particolarmente delicati andassero in mano a personaggi poco fidati. I nomi che circolano nei palazzi del potere sono in primo luogo quelli dei ministri dell’Economia e degli Esteri, ma qualcuno aggiunge quello della Difesa (la ministressa Trenta che é stata capace di trasformare la parata del 2 giugno in una manifestazione folcloristica per la “inclusione”) e financo quello del Presidente del Consiglio.</p>
<p>Intendiamoci, sarebbe stato solamente un inizio. Ma un inizio che, se portato alle sue logiche conseguenze, e ovviamente con coraggio – ecco il punto! – avrebbe potuto originare un concreto e rivoluzionario cambio di rotta. Avrebbe potuto, in sostanza, porre le premesse per farci uscire da questa crisi infame che ci é imposta da “i mercati”. Che – cioé – ci é imposta da coloro che vogliono comprarsi l’Italia a tocchi, fino al parmigiano reggiano e alle squadre di calcio.</p>
<p>Vediamo di ricapitolare: fra le tante anomalíe di questa povera Italia c’é anche quella dei debiti dello Stato verso le aziende. Oltre al debito pubblico contratto con “i mercati” (sempre loro!) c’é anche un altro debito pubblico, di cui molti sembrano non curarsi eccessivamente. É il debito che la pubblica amministrazione ha contratto con aziende italiane per forniture o per lavori di varia natura. Ed é un debito enorme: ufficialmente di circa 70 miliardi di euro. In realtá non meno di 90 miliardi: a occhio e croce 180.000 miliardi delle vecchie lire, piú o meno l’ammontare di tre o quattro manovre finanziarie.</p>
<p>É un debito che in buona parte non puó essere onorato – e certamente non súbito – per il semplice motivo che lo Stato non ha quei soldi. Potrebbe procurarseli solo facendo ulteriori debiti di altra natura (verso “i mercati”), cosa che al momento non é neanche lontanamente ipotizzabile. Addirittura – asserisce qualcuno – se lo Stato dovesse decidere di pagare sull’unghia quei 90 miliardi di euro, andrebbe incontro ad un vero e proprio fallimento.</p>
<p>Stando cosí le cose, invece, incontro al fallimento sono andate molte aziende italiane creditrici dello Stato, indebitatesi con le banche in attesa di ricevere i propri soldi dallo Stato debitore. Il quale Stato, peraltro, chiama perentoriamente le imprese a pagare fior di tasse e balzelli, che esige immediatamente, incurante del fatto che a quelle stesse aziende deve un sacco di soldi, che pagherá se e quando e in che misura potrá.</p>
<p>Orbene, da piú parti nel tempo era stata avanzata la proposta che lo Stato onorasse i suoi debiti attraverso l’emissione di titoli <em>ad hoc</em>, tali da consentire quanto meno la compensazione con i crediti per imposte e tasse. In epoca piú recente, l’economista Claudio Borghi – una delle teste pensanti della Lega – ha proposto che il pagamento alle imprese dei debiti della pubblica amministrazione – ma anche quelli alle persone fisiche per normali “crediti d’imposta” – avvenisse in tempi rapidissimi, tramite l’emissione di titoli di Stato infruttiferi e di piccolo taglio, che le aziende potessero utilizzare per pagare le imposte, o che potessero anche cedere a terzi; terzi che, a loro volta, avrebbero potuto adoperarli per i loro pagamenti al fisco.</p>
<p>In altri termini – ed era qui il colpo di genio di Borghi – quei titoli di Stato sarebbero diventati una sorta di moneta parallela, senza tuttavia esserlo ufficialmente e senza venir meno alle regole-capestro dell’Unione Europea. Ecco, é questa proposta che la Camera dei Deputati – dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per il centro – ha approvato con un voto unanime.</p>
<p>Si ipotizzava, in tal modo, l’immissione sulla piazza italiana di un supplemento di liquiditá pari ai crediti statali vantati dai privati, quindi di 90 miliardi di euro circa: quasi un decimo di quanto tutti noi spendiamo in un anno per i consumi, per tutti i consumi, non soltanto per cibo e vestiario. Altro che le misure palliative – dagli 80 euro di Renzi al reddito di cittadinanza dei 5 Stelle – che i vari governi hanno adottato per “favorire i consumi”. E – particolare tutt’altro che secondario – senza che lo Stato si indebiti ulteriormente con i mercati.</p>
<p>Sarebbe stato, in altri termini, il riappropriarsi da parte dello Stato di una quota almeno della propria sovranitá monetaria, ceduta in blocco ai meccanismi infernali pseudoeuropei con i risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Sarebbe stato un inizio. Mettere in circolazione una specie di moneta parallela per pagare i debiti verso i privati, oggi; per pagare altro domani: spese per la messa in sicurezza del territorio, per le infrastrutture, per il welfare, per le pensioni, eccetera. A modesto parere del sottoscritto (ma io non sono un tecnico) lo Stato italiano potrebbe mettere in circolazione senza contraccolpi negativi una liquiditá aggiuntiva pari a quello che é oggi il nostro debito pubblico verso “i mercati”: cioé 2.360 miliardi, euro piú, euro meno. Non per scialacquare, naturalmente. Ma per fare tutte quelle cose che uno Stato serio dovrebbe fare, e che in Italia non si fanno quasi piú: scuole, strade, ospedali, carceri, pensioni decenti, contratti rinnovati alla scadenza, spesa sociale, eccetera.</p>
<p>Naturalmente – pur senza giungere alle conclusioni estreme che ho ipotizzato – il semplice accenno alla possibilitá che l’Italia si dotasse di una moneta parallela ha messo in fibrillazione i mercati. Mercati che si sono placati solo quando il nostro amato ministro dell’Economia é intervenuto con una delle sue solite dichiarazioni alla camomilla: <em>«Non v’è alcuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio, per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane, i cui tempi sono in costante miglioramento.»</em></p>
<p>Avete capito? I ritardi nei pagamenti sono “presunti”, e quindi quegli imprenditori andati in rovina perché onerati di debiti dalle banche e di crediti dallo Stato, sono falliti soltanto per un abbaglio, perché non avevano ben compreso come le cose in Italia filassero per il verso giusto.</p>
<p>In veritá, non credo che il ministro Tria creda alle favole. Semplicemente crede ai mercati, pronti a far balzare alle stelle lo spread, se solo sospettassero che l’Italia pensi di opporsi alla rapina della sua economia ad opera della finanza internazionale.</p>
<p>Naturalmente, anche la Banca d’Italia (banca “centrale”, lo ricordo, quindi privata) ha fatto trapelare il suo disappunto per l’ipotesi che i mini-bot possano diventare una similmoneta a corso legale, giacché ció violerebbe sia il trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che il regolamento sull’euro. Cioé – mi permetto di chiosare – quei titoli a libera circolazione sarebbero in contrasto con la cessione della nostra sovranitá monetaria all’Unione Europea.</p>
<p>Voce dal sen fuggita, mi verrebbe da dire. Ecco perché una autentica battaglia “sovranista” non puó non iniziare che dalla rinegoziazione di quel trattato e di quel regolamento. Diversamente, tanto varrebbe tornare agli 80 euro di Renzi.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/le-opinioni-eretiche-arrivano-mini-bot-tutti-daccordo-tranne-tria/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p>]]></content:encoded>
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