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	<title>Gli italianiLe Opinioni Eretiche. Pillole di storia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Le Opinioni Eretiche. Pillole di storia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 09:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-opinioni-eretiche-pillole-storia/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Piú volte, da queste stesse pagine, ho stigmatizzato l’uso strumentale della storia a fini politici: operazione eterodiretta che ha il solo scopo di criminalizzare i soggetti politici che, oggi, si oppongono al progetto di annientare gli Stati Nazionali e le loro economie in favore di un “nuovo ordine mondiale” al servizio dei potentati economici. Che ció avvenga non mi scandalizza, che possa trovare adepti in Italia – anche in buona fede – non mi meraviglia, che certa stampa mainstream si faccia megafono di una simile operazione mi meraviglia ancor meno. Quello che francamente mi indigna é che si riduca il&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Piú volte, da queste stesse pagine, ho stigmatizzato l’uso strumentale della storia a fini politici: operazione eterodiretta che ha il solo scopo di criminalizzare i soggetti politici che, oggi, si oppongono al progetto di annientare gli Stati Nazionali e le loro economie in favore di un “nuovo ordine mondiale” al servizio dei potentati economici.</p>
<p>Che ció avvenga non mi scandalizza, che possa trovare adepti in Italia – anche in buona fede – non mi meraviglia, che certa stampa <em>mainstream</em> si faccia megafono di una simile operazione mi meraviglia ancor meno. Quello che francamente mi indigna é che si riduca il tutto alla ripetizione pappagallesca di luoghi comuni, di slogan, di rimasugli della propaganda di guerra inglese. Mi indigna che di certi temi si possa parlare senza la minima cognizione di fatti, argomenti, circostanze; o che – addirittura – si chieda a chi quei fatti, argomenti, circostanze conosce, di far finta di niente&#8230; anzi, di farsi ignorante come coloro da cui promana il <em>diktat</em> di un neo-antifascismo in ritardo di mezzo secolo.</p>
<p>L’ho detto e lo ripeto: il fascismo é storicamente finito nel 1945; idem il nazionalsocialismo tedesco; il comunismo é sopravvissuto fino a quando lo hanno consentito i poteri forti a stelle e strisce, ma é finito anche lui, sia pure qualche decennio appresso, alle ore 18 del 25 dicembre 1991. Ergo, questi fenomeni appartengono ormai alla storia, non all’attualitá politica; e di questi fenomeni, di tutti questi fenomeni, dovrebbe parlarsi con livelli di preparazione almeno decenti, non con la conclamata ignoranza di una politica sempre piú arruffona e pressappochista.</p>
<p>É quello che vorrei tentare di fare oggi, sommessamente, senza animositá, <em>sine ira et studio</em>, come suol dirsi; non nascondendo di essere uomo di parte, e tuttavia subordinando lo spirito di parte al rispetto della veritá, oltre che ad un minimo di conoscenza degli argomenti di cui si parla. Le cose che andró a dire, infatti, oltre ad essere scrupolosamente vere e verificabili, sono perfettamente note a chiunque abbia dimestichezza con la storia, anche a coloro che – per non discostarsi dal “politicamente corretto” – preferiscono adeguarsi alle versioni ufficiali di un nuovo Minculpop.</p>
<p>Cominciamo col parlare di fascismo, dittatura e democrazia. Dunque, la vita politica europea della prima metá del ventesimo secolo é stata contrassegnata dall’affermarsi di numerosi regimi fortemente autoritari o dittatoriali o totalitari, da nord a sud, da est a ovest, dal mar Baltico al Mediterraneo, dalla penisola Iberica agli Urali: repubbliche autoritarie (come quelle baltiche), dittature monarchiche (come quelle carpatico-balcaniche), dispotismi piú o meno illuminati (come la dittatura democristiana di Salazar in Portogallo, lo Stato Corporativo Cristiano di Dollfuss in Austria, la Reggenza di Horthy in Ungheria, eccetera). Fra questi sistemi autoritari, ve ne furono tre che ebbero un peso, un ruolo ed una valenza che ne fecero tre fenomeni a parte, tre prototipi destinati a trovare emuli ed estimatori ben oltre le rispettive frontiere.</p>
<p>Questi tre fenomeni furono, in ordine di tempo, il comunismo (giunto al potere in Russia nel 1917), il fascismo (giunto al potere in Italia nel 1922) ed il nazionalsocialismo o nazismo (giunto al potere in Germania nel 1933). A caratterizzare in maniera particolare queste tre esperienze furono – oltre a “dottrine” di spessore ben maggiore rispetto a quelle delle altre dittature europee – alcuni tratti comuni dei rispettivi apparati di potere: la figura dominante del dittatore, un “partito unico” rigidamente strutturato, squadre d’azione e milizie di partito, l’organizzazione “regimista” della gioventú ed, infine, la repressione del dissenso e la persecuzione degli avversari politici.</p>
<p>Pur con questo sottofondo comune, comunque, le differenze fra le tre dittature furono sostanziali e assai profonde. Quella italiana, fra le altre cose, fu nettissimamente piú blanda delle due coeve.</p>
<p>Incominciamo proprio dalla repressione del dissenso. Fermo restando che si trattava comunque di una dittatura, che l’unico partito legittimato fosse quello fascista, che senza tessera del partito non si poteva accedere a numero impieghi statali&#8230; Fermo restando tutto questo, in Italia permanevano margini di libertá che in Russia e in Germania neanche si sognavano. In Italia, per esempio, era possibile che il filosofo Benedetto Croce stilasse un “Manifesto degli intellettuali antifascisti” e che lo facesse firmare ad una cinquantina di colleghi, nessuno dei quali venne di ció chiamato a rispondere. Provate semplicemente a immaginare che una cosa del genere potesse avvenire nella Russia di Lenin e di Stalin o nella Germania di Hitler&#8230;</p>
<p>Non parliamo poi della repressione del dissenso: in Germania c’erano i lager, in Russia (anzi in Siberia) c’erano i gulag, campi – entrambi – da cui difficilmente si usciva vivi. In Italia – se non si era compiuto un vero e proprio reato – gli antifascisti “pericolosi” rischiavano come massimo il cosiddetto “confino”, cioé il domicilio coatto in un’isola (le Tremiti, Ventotene o anche la nostra Pantelleria) con l’obbligo di non allontanarsene.</p>
<p>Naturalmente, quello fascista era un regime dittatoriale, non una democrazia. Ma era un regime della sua epoca, del periodo delle mille dittature europee e, fra queste, di alcune fra le piú dure e intransigenti dell’intera storia dell’umanitá. Parlare del fascismo italiano come della quintessenza dell’autoritarismo o, addirittura, come il “male assoluto” é di per sé un’opera di falsificazione storica. Quando, poi, a parlarne in questi termini siano soggetti che in un modo o nell’altro si ricolleghino ad una dittatura ben piú dura – quella comunista – ció costituisce un fatto talmente enorme da neanche potere esser preso in considerazione.</p>
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