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	<title>Gli italianiLE OPINIONI ERETICHE: Viaggio in Romania &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>LE OPINIONI ERETICHE: Viaggio in Romania</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 07:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-opinioni-eretiche-viaggio-romania/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Se la settimana scorsa “Le Opinioni Eretiche” sono mancate all’appello è perché sono stato fuori sede. Per l’esattezza, sono stato in Romania per un convegno. Rientrato in Italia e ripresa in mano la penna (pardon, la tastiera) ero stato dapprima tentato dal rituffarmi nel clima familiare delle diatribe politiche di casa nostra. Ma poi ho cambiato idea: preferisco, questa volta, mutare registro ed offrire piuttosto ai lettori alcune “cartoline” del paese ove ho soggiornato per una settimana. Non un diario di viaggio – beninteso – ma soltanto alcune impressioni, alcune riflessioni, il racconto di qualche particolare che mi ha colpito.&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la settimana scorsa “Le Opinioni Eretiche” sono mancate all’appello è perché sono stato fuori sede. Per l’esattezza, sono stato in Romania per un convegno. Rientrato in Italia e ripresa in mano la penna (pardon, la tastiera) ero stato dapprima tentato dal rituffarmi nel clima familiare delle diatribe politiche di casa nostra. Ma poi ho cambiato idea: preferisco, questa volta, mutare registro ed offrire piuttosto ai lettori alcune “cartoline” del paese ove ho soggiornato per una settimana. Non un diario di viaggio – beninteso – ma soltanto alcune impressioni, alcune riflessioni, il racconto di qualche particolare che mi ha colpito.<br />
Innanzitutto, la cornice entro la quale si collocano queste note di viaggio. Si tratta del secondo turno dei colloqui di studio organizzati dall’Università di Galaţi (si pronuncia “Galatzi”) e dall’Associazione degli Studiosi di Diritto Internazionale ed Europeo di Roma, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’unità nazionale rumena. I primi colloqui si erano tenuti a Roma il mese precedente, e adesso ci si apprestava alla seconda tornata che si sarebbe svolta a Galaţi.<br />
Ci imbarchiamo a Ciampino, di buon mattino. Siamo in numero ridotto, una parte soltanto di quanti hanno partecipato ai colloqui di Roma. A guidare la pattuglia italiana è il prof. Augusto Sinagra dell’Università La Sapienza di Roma. Io sono l’unico partecipante a non essere docente universitario; la qualcosa – inutile dirlo – mi lusinga.<br />
Atterriamo a Bucharest alle 9,30 del mattino e, dall’oblò dell’aereo, la fisionomia dello scalo mi appare familiare, simile a quella di un qualunque aeroporto italiano. Ma uno sguardo alla app delle condizioni meteorologiche basta a ricordarmi che siamo ad un’altra latitudine: la temperatura al suolo è pericolosamente vicina allo zero, da un massimo di 3 gradi a un minimo di un solo grado. E per l’indomani si prevede un abbassamento: da +2 a -1. Ciò nonostante, il freddo che ci accoglie appena mettiamo il naso fuori dall’aeroporto non è di quelli che ti penetra nelle ossa e ti paralizza. Non è certo piacevole, ma ha un che di frizzante, di tonificante.<br />
Ci attende un’auto che ci porterà a Galaţi, all’estremità orientale del paese, a due passi dal confine con l’Ukraina. Tre ore e mezza di strada, purché non si incontri la neve. E, per fortuna, ne vediamo solo dei mucchietti ai margini della strada, oltre la carreggiata: residui di una nevicata di qualche giorno prima.<br />
L’auto – un dignitoso monovolume Volkswagen – compie il tragitto con diligente regolarità. L’autista non parla l’italiano più di quanto noi non si parli il rumeno, ma si fa capire ugualmente. Dallo specchietto retrovisore pende una Croce, sagomata secondo la foggia ortodossa. Penso ai pupazzetti e ai gadget dei taxi di casa nostra, e non posso fare a meno di notare che mezzo secolo di ateismo comunista è forse servito a conservare i valori religiosi della Romania più di quanto non abbia fatto mezzo secolo di Democrazia Cristiana in Italia. Né questo è l’unico segnale in tal senso. Per associazione d’idee ricordo che, al decollo dell’aereo, ho visto numerosi passeggeri farsi il segno della croce alla ortodossa, con la punta delle dita unite.<br />
Intanto il paesaggio ai lati della strada sfila monotono, ma non senza elementi d’interesse. É la prima volta che visito la Romania, e osservo tutto con attenzione e curiosità. E tuttavia le immagini che scorrono mi sono per certi versi familiari: i campi, dai colori molto simili ai nostri, le casette con i caratteristici tetti spioventi&#8230; tutto appartiene ad una iconografia conosciuta, anche se solo in fotografia.<br />
Arriviamo infine a Galaţi, importante centro della Moldavia, situato sulla sponda sinistra del Danubio, nella sua parte terminale, poco prima della confluenza nel Mar Nero. Galaţi è legata intimamente al Danubio, anzi al Danubio Meridionale, il Dunărea de Jos. Il Danubio è la principale fonte di benessere per questa città, cui ha consentito di sviluppare un fiorente porto commerciale fluviale ed una importante attività cantieristica. Ma il Danubio ha dato a Galaţi anche la sua anima, che è appunto danubiana, quindi mitteleuropea e non balcanica. Un po’ come tutta la Romania, ma in maniera più netta, più accentuata.<br />
Naturalmente, non mi dilungherò sul convegno: due giornate dense, partecipate, dirette con grande senso dell’equilibrio dal prof. Florin Tudor, preside della facoltà di Storia ed artefice – insieme al prof. Sinagra – di queste giornate di studi.<br />
Qualche parola ancora sulle due cene ufficiali che hanno chiuso rispettivamente le due giornate del convegno. La prima al Museo della Mistica Ortodossa. Ad accoglierci con grande cordialità è stato l’arcivescovo (credo che il titolo esatto sia Eparca) di Galaţi, solenne con la sua barba fluente, con il kamiklavion sul capo e con la grande croce dorata sul petto. La tavola è ricca, come si conviene ad una occasione ufficiale; anche se, nel rispetto di quanto prescritto per i giorni che precedono il Natale, non ci sono cibi a base di carne o di prodotti di origine animale. Alle pareti, grandi ritratti dei Sovrani della Romania pre-comunista: Carol I, Ferdinando, Carol II e Michele. Nella Romania repubblicana – e non soltanto nei suoi conventi – il passato monarchico è venerato come parte integrante della storia nazionale.<br />
L’ultima giornata di lavori è seguita da una cena di gala, offerta in nostro onore dalle autorità cittadine. Sfilata di politici e amministratori, discorsi ufficiali e tanta, tanta cordialità. La Romania tiene moltissimo alle sue origini latine, e noi italiani siamo considerati gli eredi diretti di quegli antichi romani che diedero origine pure alla popolazione rumena. Si esibisce anche una orchestra, ridotta nel numero ma di grande qualità, che diffonde musiche italiane, rumene e, naturalmente, danubiane. Il clima è da Concerto di Capodanno: Il Bel Danubio Blu, la Marcia di Radetzky, ed anche Sulle Onde del Danubio, il capolavoro di Ion Ivanovici, lo Strauss rumeno. Io, che amo questo genere di musica, ne sono particolarmente colpito.<br />
L’indomani mattina, commiato dal professor Tudor e dagli altri amici di Galaţi. Ci hanno accolto con amicizia sincera e ci hanno circondati di affetto e di premure. L’impegno reciproco è di dare un seguito a queste giornate di studio, da cui dovranno poi derivare altre occasioni di incontro.<br />
Poi di nuovo in auto, alla volta di Bucharest, dove mi tratterrò ancora per qualche giorno. Ma di questo parlerò la prossima volta.<br />
rsa “Le Opinioni Eretiche” sono mancate all’appello è perché sono stato fuori sede. Per l’esattezza, sono stato in Romania per un convegno. Rientrato in Italia e ripresa in mano la penna (pardon, la tastiera) ero stato dapprima tentato dal rituffarmi nel clima familiare delle diatribe politiche di casa nostra. Ma poi ho cambiato idea: preferisco, questa volta, mutare registro ed offrire piuttosto ai lettori alcune “cartoline” del paese ove ho soggiornato per una settimana. Non un diario di viaggio – beninteso – ma soltanto alcune impressioni, alcune riflessioni, il racconto di qualche particolare che mi ha colpito.<br />
Innanzitutto, la cornice entro la quale si collocano queste note di viaggio. Si tratta del secondo turno dei colloqui di studio organizzati dall’Università di Galaţi (si pronuncia “Galatzi”) e dall’Associazione degli Studiosi di Diritto Internazionale ed Europeo di Roma, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’unità nazionale rumena. I primi colloqui si erano tenuti a Roma il mese precedente, e adesso ci si apprestava alla seconda tornata che si sarebbe svolta a Galaţi.<br />
Ci imbarchiamo a Ciampino, di buon mattino. Siamo in numero ridotto, una parte soltanto di quanti hanno partecipato ai colloqui di Roma. A guidare la pattuglia italiana è il prof. Augusto Sinagra dell’Università La Sapienza di Roma. Io sono l’unico partecipante a non essere docente universitario; la qualcosa – inutile dirlo – mi lusinga.<br />
Atterriamo a Bucharest alle 9,30 del mattino e, dall’oblò dell’aereo, la fisionomia dello scalo mi appare familiare, simile a quella di un qualunque aeroporto italiano. Ma uno sguardo alla app delle condizioni meteorologiche basta a ricordarmi che siamo ad un’altra latitudine: la temperatura al suolo è pericolosamente vicina allo zero, da un massimo di 3 gradi a un minimo di un solo grado. E per l’indomani si prevede un abbassamento: da +2 a -1. Ciò nonostante, il freddo che ci accoglie appena mettiamo il naso fuori dall’aeroporto non è di quelli che ti penetra nelle ossa e ti paralizza. Non è certo piacevole, ma ha un che di frizzante, di tonificante.<br />
Ci attende un’auto che ci porterà a Galaţi, all’estremità orientale del paese, a due passi dal confine con l’Ukraina. Tre ore e mezza di strada, purché non si incontri la neve. E, per fortuna, ne vediamo solo dei mucchietti ai margini della strada, oltre la carreggiata: residui di una nevicata di qualche giorno prima.<br />
L’auto – un dignitoso monovolume Volkswagen – compie il tragitto con diligente regolarità. L’autista non parla l’italiano più di quanto noi non si parli il rumeno, ma si fa capire ugualmente. Dallo specchietto retrovisore pende una Croce, sagomata secondo la foggia ortodossa. Penso ai pupazzetti e ai gadget dei taxi di casa nostra, e non posso fare a meno di notare che mezzo secolo di ateismo comunista è forse servito a conservare i valori religiosi della Romania più di quanto non abbia fatto mezzo secolo di Democrazia Cristiana in Italia. Né questo è l’unico segnale in tal senso. Per associazione d’idee ricordo che, al decollo dell’aereo, ho visto numerosi passeggeri farsi il segno della croce alla ortodossa, con la punta delle dita unite.<br />
Intanto il paesaggio ai lati della strada sfila monotono, ma non senza elementi d’interesse. É la prima volta che visito la Romania, e osservo tutto con attenzione e curiosità. E tuttavia le immagini che scorrono mi sono per certi versi familiari: i campi, dai colori molto simili ai nostri, le casette con i caratteristici tetti spioventi&#8230; tutto appartiene ad una iconografia conosciuta, anche se solo in fotografia.<br />
Arriviamo infine a Galaţi, importante centro della Moldavia, situato sulla sponda sinistra del Danubio, nella sua parte terminale, poco prima della confluenza nel Mar Nero. Galaţi è legata intimamente al Danubio, anzi al Danubio Meridionale, il Dunărea de Jos. Il Danubio è la principale fonte di benessere per questa città, cui ha consentito di sviluppare un fiorente porto commerciale fluviale ed una importante attività cantieristica. Ma il Danubio ha dato a Galaţi anche la sua anima, che è appunto danubiana, quindi mitteleuropea e non balcanica. Un po’ come tutta la Romania, ma in maniera più netta, più accentuata.<br />
Naturalmente, non mi dilungherò sul convegno: due giornate dense, partecipate, dirette con grande senso dell’equilibrio dal prof. Florin Tudor, preside della facoltà di Storia ed artefice – insieme al prof. Sinagra – di queste giornate di studi.<br />
Qualche parola ancora sulle due cene ufficiali che hanno chiuso rispettivamente le due giornate del convegno. La prima al Museo della Mistica Ortodossa. Ad accoglierci con grande cordialità è stato l’arcivescovo (credo che il titolo esatto sia Eparca) di Galaţi, solenne con la sua barba fluente, con il kamiklavion sul capo e con la grande croce dorata sul petto. La tavola è ricca, come si conviene ad una occasione ufficiale; anche se, nel rispetto di quanto prescritto per i giorni che precedono il Natale, non ci sono cibi a base di carne o di prodotti di origine animale. Alle pareti, grandi ritratti dei Sovrani della Romania pre-comunista: Carol I, Ferdinando, Carol II e Michele. Nella Romania repubblicana – e non soltanto nei suoi conventi – il passato monarchico è venerato come parte integrante della storia nazionale.<br />
L’ultima giornata di lavori è seguita da una cena di gala, offerta in nostro onore dalle autorità cittadine. Sfilata di politici e amministratori, discorsi ufficiali e tanta, tanta cordialità. La Romania tiene moltissimo alle sue origini latine, e noi italiani siamo considerati gli eredi diretti di quegli antichi romani che diedero origine pure alla popolazione rumena. Si esibisce anche una orchestra, ridotta nel numero ma di grande qualità, che diffonde musiche italiane, rumene e, naturalmente, danubiane. Il clima Se la settimana scorsa “Le Opinioni Eretiche” sono mancate all’appello è perché sono stato fuori sede. Per l’esattezza, sono stato in Romania per un convegno. Rientrato in Italia e ripresa in mano la penna (pardon, la tastiera) ero stato dapprima tentato dal rituffarmi nel clima familiare delle diatribe politiche di casa nostra. Ma poi ho cambiato idea: preferisco, questa volta, mutare registro ed offrire piuttosto ai lettori alcune “cartoline” del paese ove ho soggiornato per una settimana. Non un diario di viaggio – beninteso – ma soltanto alcune impressioni, alcune riflessioni, il racconto di qualche particolare che mi ha colpito.<br />
Innanzitutto, la cornice entro la quale si collocano queste note di viaggio. Si tratta del secondo turno dei colloqui di studio organizzati dall’Università di Galaţi (si pronuncia “Galatzi”) e dall’Associazione degli Studiosi di Diritto Internazionale ed Europeo di Roma, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’unità nazionale rumena. I primi colloqui si erano tenuti a Roma il mese precedente, e adesso ci si apprestava alla seconda tornata che si sarebbe svolta a Galaţi.<br />
Ci imbarchiamo a Ciampino, di buon mattino. Siamo in numero ridotto, una parte soltanto di quanti hanno partecipato ai colloqui di Roma. A guidare la pattuglia italiana è il prof. Augusto Sinagra dell’Università La Sapienza di Roma. Io sono l’unico partecipante a non essere docente universitario; la qualcosa – inutile dirlo – mi lusinga.<br />
Atterriamo a Bucharest alle 9,30 del mattino e, dall’oblò dell’aereo, la fisionomia dello scalo mi appare familiare, simile a quella di un qualunque aeroporto italiano. Ma uno sguardo alla app delle condizioni meteorologiche basta a ricordarmi che siamo ad un’altra latitudine: la temperatura al suolo è pericolosamente vicina allo zero, da un massimo di 3 gradi a un minimo di un solo grado. E per l’indomani si prevede un abbassamento: da +2 a -1. Ciò nonostante, il freddo che ci accoglie appena mettiamo il naso fuori dall’aeroporto non è di quelli che ti penetra nelle ossa e ti paralizza. Non è certo piacevole, ma ha un che di frizzante, di tonificante.<br />
Ci attende un’auto che ci porterà a Galaţi, all’estremità orientale del paese, a due passi dal confine con l’Ukraina. Tre ore e mezza di strada, purché non si incontri la neve. E, per fortuna, ne vediamo solo dei mucchietti ai margini della strada, oltre la carreggiata: residui di una nevicata di qualche giorno prima.<br />
L’auto – un dignitoso monovolume Volkswagen – compie il tragitto con diligente regolarità. L’autista non parla l’italiano più di quanto noi non si parli il rumeno, ma si fa capire ugualmente. Dallo specchietto retrovisore pende una Croce, sagomata secondo la foggia ortodossa. Penso ai pupazzetti e ai gadget dei taxi di casa nostra, e non posso fare a meno di notare che mezzo secolo di ateismo comunista è forse servito a conservare i valori religiosi della Romania più di quanto non abbia fatto mezzo secolo di Democrazia Cristiana in Italia. Né questo è l’unico segnale in tal senso. Per associazione d’idee ricordo che, al decollo dell’aereo, ho visto numerosi passeggeri farsi il segno della croce alla ortodossa, con la punta delle dita unite.<br />
Intanto il paesaggio ai lati della strada sfila monotono, ma non senza elementi d’interesse. É la prima volta che visito la Romania, e osservo tutto con attenzione e curiosità. E tuttavia le immagini che scorrono mi sono per certi versi familiari: i campi, dai colori molto simili ai nostri, le casette con i caratteristici tetti spioventi&#8230; tutto appartiene ad una iconografia conosciuta, anche se solo in fotografia.<br />
Arriviamo infine a Galaţi, importante centro della Moldavia, situato sulla sponda sinistra del Danubio, nella sua parte terminale, poco prima della confluenza nel Mar Nero. Galaţi è legata intimamente al Danubio, anzi al Danubio Meridionale, il Dunărea de Jos. Il Danubio è la principale fonte di benessere per questa città, cui ha consentito di sviluppare un fiorente porto commerciale fluviale ed una importante attività cantieristica. Ma il Danubio ha dato a Galaţi anche la sua anima, che è appunto danubiana, quindi mitteleuropea e non balcanica. Un po’ come tutta la Romania, ma in maniera più netta, più accentuata.<br />
Naturalmente, non mi dilungherò sul convegno: due giornate dense, partecipate, dirette con grande senso dell’equilibrio dal prof. Florin Tudor, preside della facoltà di Storia ed artefice – insieme al prof. Sinagra – di queste giornate di studi.<br />
Qualche parola ancora sulle due cene ufficiali che hanno chiuso rispettivamente le due giornate del convegno. La prima al Museo della Mistica Ortodossa. Ad accoglierci con grande cordialità è stato l’arcivescovo (credo che il titolo esatto sia Eparca) di Galaţi, solenne con la sua barba fluente, con il kamiklavion sul capo e con la grande croce dorata sul petto. La tavola è ricca, come si conviene ad una occasione ufficiale; anche se, nel rispetto di quanto prescritto per i giorni che precedono il Natale, non ci sono cibi a base di carne o di prodotti di origine animale. Alle pareti, grandi ritratti dei Sovrani della Romania pre-comunista: Carol I, Ferdinando, Carol II e Michele. Nella Romania repubblicana – e non soltanto nei suoi conventi – il passato monarchico è venerato come parte integrante della storia nazionale.<br />
L’ultima giornata di lavori è seguita da una cena di gala, offerta in nostro onore dalle autorità cittadine. Sfilata di politici e amministratori, discorsi ufficiali e tanta, tanta cordialità. La Romania tiene moltissimo alle sue origini latine, e noi italiani siamo considerati gli eredi diretti di quegli antichi romani che diedero origine pure alla popolazione rumena. Si esibisce anche una orchestra, ridotta nel numero ma di grande qualità, che diffonde musiche italiane, rumene e, naturalmente, danubiane. Il clima è da Concerto di Capodanno: Il Bel Danubio Blu, la Marcia di Radetzky, ed anche Sulle Onde del Danubio, il capolavoro di Ion Ivanovici, lo Strauss rumeno. Io, che amo questo genere di musica, ne sono particolarmente colpito.<br />
L’indomani mattina, commiato dal professor Tudor e dagli altri amici di Galaţi. Ci hanno accolto con amicizia sincera e ci hanno circondati di affetto e di premure. L’impegno reciproco è di dare un seguito a queste giornate di studio, da cui dovranno poi derivare altre occasioni di incontro.<br />
Poi di nuovo in auto, alla volta di Bucharest, dove mi tratterrò ancora per qualche giorno. Ma di questo parlerò la prossima volta.<br />
è da Concerto di Capodanno: Il Bel Danubio Blu, la Marcia di Radetzky, ed anche Sulle Onde del Danubio, il capolavoro di Ion Ivanovici, lo Strauss rumeno. Io, che amo questo genere di musica, ne sono particolarmente colpito.<br />
L’indomani mattina, commiato dal professor Tudor e dagli altri amici di Galaţi. Ci hanno accolto con amicizia sincera e ci hanno circondati di affetto e di premure. L’impegno reciproco è di dare un seguito a queste giornate di studio, da cui dovranno poi derivare altre occasioni di incontro.<br />
Poi di nuovo in auto, alla volta di Bucharest, dove mi tratterrò ancora per qualche giorno. Ma di questo parlerò la prossima volta.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/le-opinioni-eretiche-viaggio-romania/">LE OPINIONI ERETICHE: Viaggio in Romania</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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