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	<title>Gli italianiL&#8217;eccidio di Malga Porzûs. Responsabili i comunisti italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>L&#8217;eccidio di Malga Porzûs. Responsabili i comunisti italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2019 09:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/leccidio-malga-porzus-responsabili-comunisti-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>“Noi vogliam Tito fino al Tagliamento”: lo dicevano i comunisti italiani dando prova di quale fosse il loro modo d’intendere la “liberazione”. Un manifesto della Federazione Comunista di Udine, affisso nelle vie della città il 6 aprile 1945, così recitava: “Friulani, dovete comprendere che il diritto dei nostri fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento è pienamente giustificato da ragioni storiche, geografiche ed etniche (…)”. Le brigate partigiane “garibaldine” già dal ‘44, avevano accettato – su esplicita indicazione di Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano – di obbedire agli ordini dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/leccidio-malga-porzus-responsabili-comunisti-italiani/">L&#8217;eccidio di Malga Porzûs. Responsabili i comunisti italiani</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Noi vogliam Tito fino al Tagliamento”: lo dicevano i comunisti italiani dando prova di quale fosse il loro modo d’intendere la “liberazione”.</p>
<p>Un manifesto della Federazione Comunista di Udine, affisso nelle vie della città il 6 aprile 1945, così recitava: “Friulani, dovete comprendere che il diritto dei nostri fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento è pienamente giustificato da ragioni storiche, geografiche ed etniche (…)”.</p>
<p>Le brigate partigiane “garibaldine” già dal ‘44, avevano accettato – su esplicita indicazione di Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano – di obbedire agli ordini dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia che intendeva, come è noto, annettere oltre a Trieste e  Gorizia, anche la fascia della provincia di Udine da loro battezzata “Slavia veneta”.</p>
<p>A contrapporsi, in seno al CLN, al disegno comunista filoyugoslavo, c’erano in Friuli i partigiani “bianchi” della Brigata “Osoppo” (il nome era dedicato al paese friulano che si distinse nel Risorgimento nella lotta agli austriaci). Così scriveva in una lettera al comando militare triveneto ed al CLN di Udine, datata 31 ottobre 1944, il comandante “Bolla”: “La  questione slovena è grave e minaccia seriamente gli interessi italiani potendo facilmente determinare un’invasione del Friuli da parte degli sloveni; il passaggio alla Yugoslavia di terre che  sono italiane fin dal 1866 …(…) È necessario far rientrare nell’orbita degli interessi italiani le formazioni garibaldine che sono passate nell’orbita degli interessi slavi”.</p>
<p>Il 7 febbraio 1945 i comunisti decisero di risolvere la questione a modo loro.</p>
<p>Un centinaio di gappisti e garibaldini,  guidati da Mario Toffanin detto “Giacca”, salì fino alle malghe di Porzûs, sui monti in provincia di Udine, nel comune di Faedis. Il gruppo di case era sede di un comando locale delle Brigate Osoppo.</p>
<p>I partigiani comunisti si presentarono a gruppi, dividendosi e dicendo di essere degli sbandati che volevano aggregarsi alla Osoppo col cui comandate volevano parlare.</p>
<p>Fu inviata una staffetta a richiamare “Bolla”: non appena si fu allontanata, i comunisti presero il controllo dei diversi edifici facendo prigionieri tutti i partigiani osovani presenti.</p>
<p>Un giovane, Giovanni Comin “Gruaro”, che aveva tentato di fuggire fu falciato da una raffica di mitra.</p>
<p>“Bolla” giunse ignaro alle malghe e fu immediatamente catturato. Fu “Giacca” stesso ad interrogarlo di fronte ai suoi uomini prigionieri con lui: voleva sapere dove nascondessero le armi, ma per lui era colpevole di essere anticomunista e italiano, di non voler assoggettare quella terra alla Yugoslavia.</p>
<p>Trovate le armi, tutti gli osovani furono messi in fila e portati via, ad eccezione di “Bolla” ed “Enea” (commissario di Giustizia e libertà”).</p>
<p>Così raccontava un opuscolo, “Porzûs 1945”, edito a Udine vent’anni dopo quei fatti:  “Caricato il materiale saccheggiato sulle spalle dei prigionieri, venne formata la colonna per scendere in pianura. L’operazione non era però finita. Circa venti garibaldini con a capo “Giacca” rimasero alla malga e dopo non molto furono udite delle raffiche. Era la fine di “Bolla” e di “Enea”. I loro corpi vennero poi trasfigurati, pugnalati e sputacchiati” .</p>
<p>Gli altri catturati nell’azione, esclusi tre che riuscirono a fuggire o arruolatisi nei GAP per aver sala la vita, vennero uccisi nei giorni successivi, dopo una serie di “processi popolari”.</p>
<p>Vennero spostati dalle malghe, tenuti prigionieri soli o in gruppo in altre località della zona e dopo qualche giorno uccisi, tra il 10 e il 18 febbraio. Nell’eccidio furono uccise in tutto ventidue persone.</p>
<p>Il vero nome di “Bolla” era Francesco De Gregori, lo zio del famoso cantautore che così fu chiamato in suo onore.</p>
<p>Tra i partigiani della Osoppo  uccisi c’era anche Guido Pasolini, fratello minore dello scrittore e regista Pierpaolo.</p>
<p>Il responsabile della strage, Mario Toffanin &#8220;Giacca&#8221;, venne condannato all’ergastolo nel 1954, ma  aveva già abbandonato l’Italia. Si era rifugiato prima in Cecoslovacchia e poi in Yugoslavia. Nel 1978 venne graziato dal presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini, ma non tornò in Italia. Morì in Slovenia nel 1999 e fino ad allora, nonostante i suoi crimini e il suo tradimento all’Italia, aveva continuato a ricevere dall’INPS 672.270 lire di pensione al mese&#8230;</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/leccidio-malga-porzus-responsabili-comunisti-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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