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	<title>Gli italianiL&#8217;effimera presenza della maschera in società &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>L&#8217;effimera presenza della maschera in società</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2021 14:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/leffimera-presenza-della-maschera-societa/"><img width="251" height="201" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/pirandelo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/pirandelo.jpg 251w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/pirandelo-80x64.jpg 80w" sizes="(max-width: 251px) 100vw, 251px" /></a></p><hr /><p>S Domenica 10 ottobre, ha avuto luogo l’ultima rappresentazione de “L’uomo, la bestia e la virtù”, opera di Luigi Pirandello andata in scena presso il Teatro Sala Umberto di Roma, dal 28 settembre al 10 ottobre 2021. Sul palco il protagonista Giorgio Colangeli, volto cinematografico e televisivo del nostro Pantheon attoriale tutto italiano, coadiuvato dagli altrettanto magistrali Vincenzo De Michele, Valentina Perrella, Cristina Todaro, Alessandro Giova, Alex Angelini, Alessandro Solombrino e Giacomino Costa. Lo spettacolo, della durata complessiva di 120 minuti ripartiti in due atti, è stato diretto dal regista Giancarlo Nicoletti e prodotto da Altra Scena e I Due&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">S</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Domenica 10 ottobre, ha avuto luogo l’ultima rappresentazione de “L’uomo, la bestia e la virtù”, opera di Luigi Pirandello andata in scena presso il Teatro Sala Umberto di Roma, dal 28 settembre al 10 ottobre 2021. Sul palco il protagonista Giorgio Colangeli, volto cinematografico e televisivo del nostro Pantheon attoriale tutto italiano, coadiuvato dagli altrettanto magistrali Vincenzo De Michele, Valentina Perrella, Cristina Todaro, Alessandro Giova, Alex Angelini, Alessandro Solombrino e Giacomino Costa. Lo spettacolo, della durata complessiva di 120 minuti ripartiti in due atti, è stato diretto dal regista Giancarlo Nicoletti e prodotto da Altra Scena e I Due della Città del Sole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La trama nata dalla sagace penna del drammaturgo di Agrigento ruota intorno alla figura del professor Paolino, integerrimo docente di lettere antiche che si fa vanto di essere uomo per bene, guidato unicamente da un inflessibile codice etico. Già dalla prima scena, nel colloquio con il farmacista Totò Pulejo che quotidianamente approfitta del professore per un caffè gratuito, viene tuttavia messa in discussione la morale del professore, che in effetti nasconde alla società una relazione clandestina con la signora Perella, moglie di uno scorbutico e gretto capitano di marina che, nei rari momenti di riposo sulla terra ferma, conduce una doppia vita sia con la moglie, con cui condivide un figlio e che non considera minimamente, sia con un’amante a Napoli. Il professore, che si definisce Uomo, vede il capitano come una Bestia per il suo disinteresse verso la moglie, la Virtù personificata, e per la vita dissoluta che conduce a Napoli, tra le braccia dell’amante. Andando avanti con la trama, Paolino scopre che la signora Perella è incinta di un figlio avuto da lui anzichè dal marito, con cui non condivide da anni il letto coniugale. Per evitare che venga fuori lo scandalo (e dunque la sua figura di uomo retto possa essere minata), Paolino mette in atto un piano per fare in modo che il Capitano di ritorno da un viaggio possa avere un rapporto con la moglie. Per riuscire nell’intento fa contaminare i dolci che avrebbe portato in dono da ospite a casa Perella con un efficace afrodisiaco, aiutato da Totò, il farmacista già presente nella prima scena ed il fratello medico, Nino. Proprio il farmacista si riprenderà la sua rivincita su Paolino, la cui maschera di Uomo (con la u maiuscola) stava già venendo meno. Al termine dell’opera effettivamente Paolino riesce nel suo intento, ma forse è proprio questo punto il climax che lo porta alla triste realtà, con cui si chiude la commedia. L’Uomo, il professore integerrimo, che per tutto lo spettacolo ha accusato il Perella d’essere una bestia, comprende di essere egli stesso bestia, conducendo una relazione extra coniugale con una donna sposata ed artefice di mille imbrogli per salvare le apparenze, la tipica “maschera” pirandelliana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si conclude il tutto, dunque, con il consueto gioco delle parti, in cui l’uomo schiavo della forma, che si concretizza nella filosofia pirandelliana tanto nel lavoro piccolo-borghese quanto nella famiglia, si astrae dalla realtà, comprende di non essere altro che Personaggio pur avendo sempre pensato di essere Persona. Inevitabile il paragone con altri illustri protagonisti del corpus di opere del Pirandello. Gegè Moscarda in primis, protagonista di “Uno, Nessuno, Centomila”, ricco banchiere che, comprendendo di essersi ritenuto sempre una persona diversa da come gli altri lo vedevano, decide di abbracciare la follia, il caos, sì da diventare “Nessuno”. Meno drammatica è la fine del professore Paolino, ma forse ancora più pungente: nella sua battuta finale, che ha portato ad una inevitabile ovazione per la performance di Colangeli, egli afferma “Sono veramente una bestia!”. In queste poche parole è presente tutto il dramma di una società perbenista (o, per usare un termine della cronaca politica quotidiana, buonista) che comprende la sua natura ambigua e contraddittoria, le sue continue bugie e menzogne. Per tornare al linguaggio pirandelliano, comprende di essere in trappola, di essere personaggio condizionato dalla forma. Quali soluzioni prospetta il drammaturgo siciliano? Buttare via la maschera, ossia abbracciare la vita con la consapevolezza di essere personaggio e rifugiarsi nell’immaginazione (è il caso, ad esempio, del ragionier Bellucca, nella celebre novella del fischio del treno), o altresì impazzire, osservare, mediante la filosofia del lontano, la “normale anormalità” della vita, allontanarsi dalla società per vivere come un eremita &#8211; prendiamo ad esempio Mattia Pascal, ormai privo di qualsiasi legame con la sua ex famiglia che si rifugia nella chiesetta dove aveva lavorato da bibliotecario per concludere il proprio memoriale &#8211; , con la consapevolezza, però, di non essere più soggetto della forma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla visione dello spettacolo è inevitabile, oltre che apprezzare la recitazione puntuale e contemporaneamente l’originale reinterpretazione da parte del cast sapientemente guidato dal regista Nicoletti, anche trarre l’insegnamento di vivere la vita senza ingannarsi o ritenersi superiore moralmente al prossimo, poiché in fondo siamo tutti un po’ Uomo ed un po’ Bestia, ma perennemente in cerca di Virtù.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gianmarco Rubino</span></p>
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