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		<pubDate>Mon, 06 Jan 2020 14:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ferruccio de Bortoli in un fondo sul <em>Corriere della Sera</em> (“Migranti cosa dicono i numeri”) richiama i nomi dei primi nati del 2020, una fotografia impietosa del calo demografico di cui soffre l’Italia che ha toccato il più basso indice di natalità dall’unità nazionale (1861). Infatti, sono in prevalenza stranieri i nuovi nati, figli di immigrati che abbiamo accolto con la generosità della quale gli italiani sono capaci da sempre, fin dai tempi dell’antica Roma, che inventò, all’atto della sua fondazione, il diritto di asilo.</p>
<p>Ovviamente questi bambini frequenteranno le nostre scuole, a cominciare dalle materne, seguendo quel corso di studi che, secondo i fautori dello <em>ius culturae</em>, dovrebbe assicurare loro il diritto di vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana. E qui occorre mettere i puntini sulle “i”, come si dice, perché studiare in Italia non significa automaticamente integrarsi, sentirsi italiani, come studiare a Oxford o ad Harvard non significa sentirsi inglesi o americani. Integrazione vuol dire ben altro. Significa condivisione di valori civili e spirituali comuni al popolo che accoglie e del quale si vorrebbe entrare a far parte, considerato che la legge sulla cittadinanza è la normativa che ha lo scopo di individuare i membri di una comunità, di un popolo, tale per la sua storia, per quanto accomuna coloro che ne fanno parte e che, appunto, costituiscono una comunità. Il popolo, infatti, quale elemento costitutivo di un ordinamento, individua, “tra le varie persone viventi nello Stato, quelle legate al medesimo da un rapporto permanente, ed in virtù di questo capaci di imprimere allo Stato una sua fisionomia, un proprio modo di essere”, come scrive Costantino Mortati, uno dei più autorevoli membri dell’Assemblea Costituente. Il quale aggiunge, a proposito dello <em>ius soli</em>, che questo criterio, “quando è applicato con carattere di assolutezza (come avviene in stati a basso livello di natalità e che quindi tendono ad aumentare anche artificiosamente il numero dei cittadini), conduce a conseguenze aberranti”. Che farebbero dell’Italia, in un contesto di immigrazione incontrollata, una sorta di “sala parto” delle popolazioni dell’Africa e dell’Oriente.</p>
<p>Se, dunque, integrarsi significa condividere i valori che fanno di una comunità di individui un popolo, caratterizzato da una storia comune, dalla consapevolezza delle radici culturali e spirituali che nel tempo si sono consolidate ed hanno assunto una connotazione che distingue quel popolo dagli altri, anche se legati da una comune origine, come quando si parla delle comuni radici greco-romane degli stati membri dell’Unione Europea, non è assolutamente integrato, tanto per fare un esempio, colui che, in ossequio ad usanze o alla cultura del paese di provenienza, intendesse impedire alla figlia di convolare a nozze con un italiano perché di diversa religione. In Italia, infatti, il credo religioso non discrimina, come si legge nell’art. 3, comma 1, della Costituzione per il quale l’uguaglianza va riconosciuta “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione”, un valore già presente nello Statuto del Regno d’Italia, a dimostrazione che è espressione risalente nella cultura di questo popolo. Né potrebbe dirsi integrato l’uomo che impedisse a moglie e figli di vivere con, e come, i loro coetanei italiani. Né, infine, possiamo considerare integrate le giovani islamiche che, frequentando una scuola italiana, si sono rifiutate di onorare, in piedi e in silenzio, le vittime del parigino Bataclan, perché quell’atteggiamento dimostra una mancanza di rispetto per vittime innocenti di una violenza assurda e nessun rifiuto del terrorismo come strumento di lotta politica inneggiante ad un Dio vendicatore e aggressivo, in nome di un desiderio di conquista dell’Occidente Cristiano che dal settimo secolo dopo Cristo continua ad insanguinare i popoli mediterranei e l’Europa e fa temere, proprio in questo inizio di anno, che dinanzi alle nostre coste possa scatenarsi una guerra dagli esiti che non è facile immaginare.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/lequivoco-dello-ius-culturae/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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