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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 17:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/leuropa-dei-popoli-sogno-anche-necessita/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Gli ultimi avvenimenti sfociati in dissapori di carattere diplomatico fanno riflettere sulla necessità di un tipo di Europa differente rispetto a quella in cui viviamo adesso Pochi giorni fa, il 9 novembre, correva il trentatreesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Un ammasso di cemento sorvegliato da guardie armate che divideva una città e, simbolicamente di conseguenza, un intero popolo. Nonostante si decantasse l’efficienza e la crescita economica della Germania socialista (di fatto uno stato vassallo dell’Unione Sovietica) da una parte e il sogno di libertà portato dall’America liberista e capitalista dall’altra, la verità è che il popolo tedesco,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli ultimi avvenimenti sfociati in dissapori di carattere diplomatico fanno riflettere sulla necessità di un tipo di Europa differente rispetto a quella in cui viviamo adesso</strong></p>
<p>Pochi giorni fa, il 9 novembre, correva il trentatreesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Un ammasso di cemento sorvegliato da guardie armate che divideva una città e, simbolicamente di conseguenza, un intero popolo. Nonostante si decantasse l’efficienza e la crescita economica della Germania socialista (di fatto uno stato vassallo dell’Unione Sovietica) da una parte e il sogno di libertà portato dall’America liberista e capitalista dall’altra, la verità è che il popolo tedesco, abbattendo il muro, tentò di liberarsi della schiavitù in cui era stato relegato e, al contempo, di riottenere la dignità che a ogni popolo dovrebbe appartenere di diritto. Inoltre, non ci si deve dimenticare, questo era reduce, prima ancora della divisione studiata a tavolino dalle forze vincitrici della seconda guerra mondiale, della dittatura nazista di Adolf Hitler e, prima ancora, dei debiti di guerra a seguito della sconfitta nella guerra del 14’-18’. Insomma, un popolo che provava e sperava di poter finalmente rialzare la testa. E con esso, sussultava il sogno di un’Europa libera, realmente europeista (culturalmente, economicamente e militarmente) e che fosse frutto dell’unione delle comunità nazionali, in virtù di una più grande comunità europea. Inutile dire che il sussulto rimase tale e che il sogno non si realizzò mai. Al suo posto, sulla base del Manifesto di Ventotene e in seguito a diversi processi e accordi soprattutto economici, nacque l’Unione Europea. Questa sarebbe naturalmente dovuta essere pacifista, mutuamente solidale tra gli stati membri e, addirittura, nei sogni di qualche europeista sfrenato, sarebbero dovuti nascere gli Stati Uniti d’Europa, sorpassando il sentire e le bandiere nazionali. Insomma, nonostante non sia nata sulla base di ideali che potessero appartenere a una fetta di popolazione convenzionalmente spostata a “destra” (meglio dire destra sociale), ci si poteva riporre una speranza, ci si poteva auspicare che la convivenza tra i popoli avvenisse comunque secondo criteri di ordine e pace. I fatti avvenuti pochi giorni fa, dimostrano che questo tentativo è fallito terribilmente. E bisogna sottolineare il termine “terribilmente”, poiché questo fallimento si è consumato sulla pelle di persone in cerca della terra promessa, nel sogno di ottenere finalmente una vita dignitosa. Ovviamente si sta parlando del caso delle navi “Humanity One” e “Geo Barents”, arrivate presso i porti italiani e dalle quali in un primo momento sono scese certe persone “in diritto” di farlo, sulla base di un criterio per cui più sei sano, meno hai diritto di scendere. In un secondo momento, dopo un breve periodo di sosta ormeggiate presso il porto di Catania, sono stati fatti sbarcare tutti i passeggeri. Dopodiché, avviene il fatto che costituisce la natura della problematica: la nave “Ocean Viking”, portando 234 migranti a bordo, invece di dirigersi verso l’Italia, è stata reindirizzata verso un porto francese, scatenando così la furia del governo e del ministro dell’Interno dei nostri cugini d’oltralpe. Naturalmente ci si potrebbe soffermare sulla crudeltà (termine inteso per indicare la fattività cruda dei processi adottati) con cui è stata gestita la situazione dal governo italiano, così come ci si potrebbe soffermare sulla solita affermazione che viene riproposta secondo cui queste navi dovrebbero dirigersi verso i porti della nazioni di cui battono la bandiera, affermazione che collima con quella che è effettivamente la legge del mare. Ma sorvolando questi particolari, congedandoli come semplici “braccio di ferro” diplomatici, ci potremmo invece concentrare su quanto possa essere assurdo e sintomo del fallimento del sogno europeo, il fatto che un semplice trattato (si allude a quello di Dublino) possa essere sfruttato per guardare agli interessi dei singoli, preponendoli agli interessi della comunità internazionale nel nome dei diritti dell’uomo. Insomma, il governo italiano è attaccabile sul trattamento riservato ai migranti a bordo della Humanity One e Geo Barents, ma il comportamento del governo francese vìola ogni norma di buonsenso, umanità e dignità che loro stessi sempre decantano. E allora, a seguito di questi sconcertanti fatti, sorge spontanea la domanda: questa Europa è realmente quella che vogliamo e quella che sarebbe dovuta nascere? È naturale che un’Europa come quella in cui viviamo adesso non può bastarci e soprattutto non può bastare a coloro i quali sono veramente europeisti. È necessario ripensarla e ovviamente non nella prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, poiché la Nazione è un bene a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Da dove partire? È evidente che si deve ricominciare a marciare sui trattati internazionali come quello di Dublino: probabilmente attraverso riforme in senso europeista e comunitarista, si può realmente sperare di costituire un’Europa più unita, più pacifica e soprattutto più umana. E infine, se si guarda indietro, questo tentativo fu già fatto: Eurodestra. E se questo tentativo della costituzione di un’Europa dei popoli, riassunta perfettamente in Eurodestra di Giorgio Almirante, Blas Pinar e Jean-Louis Tixier-Vignancour, fosse riuscita e avesse conquistato il sentimento degli europei, potremmo trovarci in una condizione differente, migliore? Questo non possiamo saperlo, ma abbiamo l’obbligo di pensarlo, sperarlo e tentare di riproporlo, se non come fu elaborato all’ora, quantomeno in un’ottica differente, magari in quella di una riforma del patto che tiene uniti i popoli e le nazioni del Vecchio Continente.</p>
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