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	<title>Gli italianiLibertà di stampa: scandalo Vatileaks e cause &#8216;ingiustificate&#8217; fanno perdere posizioni all&#8217;Italia &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2016 10:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Brutte notizie per l&#8217;Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell&#8217;annuale classifica di Reporters Sans Frontieres il nostro Paese scende di ben quattro posizioni dalla 73esima del 2015 alla 77esima del 2016 (su un totale di 180 Paesi). L&#8217;Italia è il fanalino di coda della Ue, seguita soltanto da Grecia, Cipro e Bulgaria. In Italia nei primi dieci mesi del 2014 si sono verificati 43 casi di aggressione fisica e sette casi di incendio doloso a case o auto di giornalisti. I processi per diffamazione &#8220;ingiustificati&#8221;, secondo i dati Rsf raccolti dall&#8217;associazione &#8220;Ossigeno per l&#8217;informazione&#8221; che da anni registra notizie sui giornalisti minacciati in Italia, sono aumentati da 84 nel 2013 a 129 nei primi dieci mesi del 2014. Fra i motivi che &#8211; secondo l’organizzazione con base in Francia &#8211; pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato. Stupisce che in graduatoria il nostro Paese sia superato anche da Paesi come l&#8217;Ungheria del discusso premier Orban (65esimo posto) o come Burkina Faso e Niger (46esimo e 47esimo posto). Peggio dell&#8217;Italia in Europa è riuscita a fare solo Andorra, caduta in un anno di 27 posizioni a causa delle difficoltà incontrate dai giornalisti nel raccontare le attività delle banche del piccolo Paese tra Francia e Spagna. In Africa situazione migliore dell&#8217;America La libertà di stampa è peggiorata quasi ovunque nel 2015. Ma per la prima volta, da quando Rsf ha cominciato nel 2002 a elaborare la sua classifica, l’Africa mostra una situazione migliore che l’America, piagata dalla «violenza crescente contro i giornalisti in Latinoamerica», mentre l’Asia continua a essere il continente peggio valutato. L’Europa rimane l’area in cui i media sono più liberi, anche se Rsf nota un indebolimento del suo modello. Dei 180 Paesi valutati, la Finlandia continua ad essere quello in cui le condizioni di lavoro per i giornalisti sono migliori (è in cima alla classifica accade dal 2010; seguita da l’Olanda, che guadagna due posti. Situazione peggiora in tutto il mondo La situazione è in peggioramento in tutto il mondo: il rapporto parla di &#8220;una regressione brutale&#8221; della libertà di stampa nel 2014, conseguenza in particolare delle operazioni terroristiche dello Stato islamico e di Boko Haram e in generale dell&#8217;aumento dei conflitti armati. Un &#8220;deterioramento globale&#8221; legato a diversi fattori, con l&#8217;esistenza di &#8220;guerre d&#8217;informazione&#8221; e &#8220;l&#8217;azione di gruppi non statali che si comportano come despoti dell&#8217;informazione&#8221;, ha dichiarato Christophe Deloire, segretario generale di Rsf. L&#8217;indicatore globale annuale, che misura il livello delle violazioni della libertà di informazione, è arrivato a 3719 punti, quasi l&#8217;8% in più rispetto al 2014 e il 10% in più se paragonato al 2013. Il peggioramento più grave riguarda l&#8217;Unione europea e i Balcani. Pesa l&#8217;interferenza dei governi sui media &#8220;L&#8217;interferenza sui media da parte dei governi &#8211; si legge nel rapporto &#8211; è una realtà in molti Paesi dell&#8217;Unione europea. Ciò è dovuto alla concentrazione della proprietà dei mezzi di informazione in poche mani e nell&#8217;assenza di trasparenza sui proprietari&#8221;. Inoltre &#8220;la Ue non ha regole sulla distribuzione degli aiuti di Stato ai media&#8221;. Nel rapporto si parla del controllo dei mezzi di informazione che nelle aree di conflitto è diventato un vero e proprio strumento di guerra: in particolare lo Stato islamico sta usando i media come uno strumento di propaganda e di reclutamento. L&#8217;Is controlla cinque stazioni televisive a Mosul in Iraq e due nella provincia siriana di Raqqa. Tra i paesi dell&#8217;Ue, la Bulgaria è quello più indietro (106esima posizione). Gli Stati Uniti si trovano al 49esimo posto (in calo di tre posizioni), la Russia al 152esimo, appena davanti alla Libia (154). I Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti sono risultati invece l&#8217;Eritrea (180esimo posto), la Corea del Nord (179), il Turkmenistan (178) e la Siria (177). In questo speciale indice di Reporter senza frontiere, l&#8217;Iraq sconvolto dai jihadisti dello Stato islamico occupa il 155esimo posto, la Nigeria dove agisce Boko Haram il 111esimo.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/liberta-di-stampa-scandalo-vatileaks-e-cause-ingiustificate-fanno-perdere-posizioni-allitalia/"><img width="268" height="188" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/libertà.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/libertà.jpeg 268w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/libertà-91x64.jpeg 91w" sizes="(max-width: 268px) 100vw, 268px" /></a></p>]]></content:encoded>
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