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	<title>Gli italianiL&#8217;imbroglio: frustrati e incompetenti pescano nelle tasche dei pensionati &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2018 07:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo hanno capito in molti, anche coloro i quali si erano illusi che il Movimento 5 Stelle avrebbe portato una ventata di novità positiva nel mondo politico per troppo tempo dominato da professionisti del sottobosco dei partiti, a Roma, come nelle regioni, soggetti il cui unico lavoro è stato spesso costituito da incarichi e consulenze il più delle volte inutili presso il ministro o l’assessore di turno. La ventata di novità, tuttavia, non c’è stata. I “pentastellati”, come vengono definiti dalla stampa, si sono presto dimostrati come gli altri. In più mossi da un livore nei confronti di quanti occupano ed hanno occupato posizioni professionali ben remunerate, conquistate con sacrifici di anni, di studi, di concorsi, di impegni continui di lavoro e di aggiornamento, spesso nei giorni festivi sottratti alle famiglie. Anche d’estate perché le ferie nei posti di responsabilità, certamente dovute, sono un optional. Chiunque ha fatto questa esperienza o l’ha sperimentata in famiglia può testimoniarlo.<br />
La novità sta nel fatto che il M5S ha portato in Parlamento ed al Governo personaggi senza esperienza e, nella migliore delle ipotesi, con scarsa cultura generale. E se si è potuto scherzare sui congiuntivi o sulla consecutio temporum di alcuni, c’è meno da ridere sull’ignoranza istituzionale nei dibattiti, quasi rivendicata con “lo dice lei” dalla modesta Laura Castelli inopinatamente messa a fare il Sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze, mentre l’evanescente Danilo Toninelli, messo alla guida di un ministero fondamentale, quello delle infrastrutture e dei trasporti, è divenuto presto lo zimbello preferito di Facebook.<br />
Incapaci ma velleitari, decisi a farla pagare ai ricchi. Non a quelli che si sono arricchiti evadendo il fisco, tanto è vero che di lotta all’evasione fiscale non si parla più, ma a quelli che hanno conquistato posizioni sociali con impegno personale durato anni, nei quali hanno pagato fior di contributi a fronte dei quali lo Stato, la Repubblica Italiana, ha promesso una determinata pensione sempre richiamata dal Ministro del lavoro Luigi Di Maio al lordo, una cifra destinata a fare effetto, che nessuno ricorda essere falcidiata per oltre il 40 per cento. Una pensione sulla quale tutti, contando sulla parola dello Stato, hanno fatto affidamento, impegnandosi nell’acquisto di beni per i figli ed i nipoti ai quali hanno assicurato spesso studi. Somme che hanno concorso ai consumi di ogni genere, funzionali alla produzione e, conseguentemente, all’occupazione.<br />
Agli invidiosi pentastellati non va bene. Forse anche loro sono stati aiutati da padri e nonni. Adesso vogliono il sangue di chi guadagna stipendi e pensioni, molto inferiori, va detto di quelli che in altri paesi dell’Unione europea ricevono i pubblici dipendenti. Perché ovunque gli stati che devono rendere servizi alla comunità reclutano i migliori, quelli che, pur avendo altre occasioni nel mercato del lavoro, hanno scelto di servire le istituzioni pubbliche e ne sono orgogliosi. Ovunque i dipendenti pubblici – sappia Di Maio &#8211; sono selezionati e pagati bene. In nessun paese serio l’impiego pubblico è considerato di serie B.<br />
E così gli invidiosi, che sono anche incompetenti, hanno partorito le norme sulle pensioni inserite nella legge di bilancio. Incompetenti perché non considerano gli effetti delle misure adottate.<br />
Innanzitutto gli effetti del mancato rispetto, da parte dello Stato, delle promesse fatte nei confronti di coloro dai quali ha preteso contributi. La qualcosa, ovviamente, non preoccupa solamente i pensionati ma anche i dipendenti in servizio i quali d’ora in poi non saranno più certi del loro futuro. Non è solo una questione di promesse non mantenute. È incrinato un principio fondamentale della certezza dei diritti che non possono essere negati con effetto retroattivo. Lo Stato può sempre cambiare le regole, ma d’ora in avanti.<br />
Ma, si dice, la manovra sulle pensioni nasce dalla esigenza di far fronte alle condizioni di parte della popolazione che gli indici ISTAT definiscono al di sotto della soglia di povertà. Cinque milioni, secondo le stime ripetutamente portate all’attenzione del dibattito giornalistico e politico. È un fatto grave, sul quale non è lecito neppure scherzare. Si tratta di situazioni che derivano dall’inadeguata politica dei governi degli ultimi anni, quelli che hanno trascurato gli investimenti necessari per creare crescita e con essa lavoro. Questa è l’Italia nella quale, se Cristo si è fermato ad Eboli, come titola il bel libro di Carlo Levi, l’alta velocità si è fermata a Salerno, ignorando la parte più bisognosa di sviluppo del Paese, quella che potrebbe dare molto all’economia, attraverso l’agricoltura e la trasformazione dei suoi prodotti straordinari e il turismo, risorsa unica che dovrebbe essere messa in condizione di valorizzare arte e ambiente, creando ricchezza e posti di lavoro, quelli che non sono messi in forse dalla tecnologia digitale e dai robot. Una guida turistica, i gestori e gli operatori delle strutture recettive non possono essere sostituiti da macchine. Eppure non si fa nulla, neppure per dar vita a strutture di eccellenza laddove le stelle che indicano alberghi e ristoranti andrebbero dimezzate quando non azzerate. Ma nessuno controlla. Così si diffonde la voce dell’inadeguatezza del Sud che segna il passo, quando non regredisce.<br />
Vengono da lì molti dei pentastellati ma non hanno idee e se le hanno non sanno metterle in pratica se non negli slogan alla Matteo Renzi, un maestro pifferaio anche lui presto abbandonato dai suoi elettori in una discesa inarrestabile, consultazione dopo consultazione, essendosi illuso che quel 40 e dispari per cento alle europee fosse autentico e non dovuto agli 80 euro appena elargiti per sollecitare i consumi e, invece, tesaurizzato in attesa di tempi migliori.<br />
Farà la stessa fine Luigi Di Maio? È molto probabile. E non per i congiuntivi che pure dovrebbe ben conoscere chi ha frequentato, si legge, il liceo classico, ma perché si è fatto promotore di una riforma, quella del “reddito di cittadinanza” che, se applicata correttamente, deluderà molti di una popolazione fin qui sopravvissuta grazie al lavoro nero al quale certamente non vorrà rinunciare, perché vantaggioso, se non altro perché esentasse. Se ne è reso conto anche il giovanotto di Pomigliano d’Arco tanto è vero che ha ridotto, sia pure su indicazione della Commissione Europea, la somma stanziata per quella finalità. Minaccia controlli degli Uffici del lavoro e della Guardia di Finanza per verificare che colui il quale usufruisce di quella somma, i 780 euro mensili, ne abbia veramente diritto. E se non basteranno i controlli istituzionali molto farà il controllo sociale perché è evidente che ci sarà la caccia all’abusivo e la delazione fornirà alle autorità preposte, anche alla magistratura, nomi, cognomi e indirizzi di quanti stanno truffando lo Stato. Ne vedremo delle belle. Pensate, ad esempio che non ci sarà qualche pubblico funzionario che chiuderà un occhio. Si chiama corruzione.<br />
Abbiamo detto di incompetenti, velleitari e frustrati, perché incapaci o sfortunati, privi di adeguata istruzione, anche professionale. Non cercano lavoro, semmai lo vorrebbero sotto casa vicino a mammà (si dice a non più di 50 chilometri), ben pagato, al di là della loro competenza, magari da unire ad un lavoretto complementare, naturalmente in nero.<br />
E vediamo di fare un po’ di conti. Ho già scritto su La Verità che togliere ad alcuni per dare ad altri, a parte i profili di illegittimità e di ingiustizia di cui ho appena detto, non determina quell’incremento dei consumi che favorisce la produzione e nuovi posti di lavoro. Mi sembra elementare che se i nonni perdono 100 per effetto della riduzione degli assegni pensionistici e se quei 100 vanno a figli e nipoti il risultato dell’operazione è pari a zero. E zero è l’incremento dei consumi perché quello che compravano i nonni, con la stessa cifra comprano figli e nipoti. Poi si deve tener conto del fatto che una pensione inferiore, calcolata al lordo, determina una riduzione dell’imposta. La somma algebrica della minore pensione e della minore imposta determina un risultato positivo idoneo a finanziare il reddito e la pensione di cittadinanza? È improbabile e comunque, a conti fatti, è una goccia d’acqua nel mare del fondo ad hoc.<br />
Le norme della legge di bilancio (i commi da 260 a 268 dell’art. 1) prevedono il blocco della rivalutazione automatica e la riduzione degli assegni per le pensioni definite “d’oro” per le quali la riduzione “non si applica comunque alle pensioni interamente liquidate con il sistema contributivo”. Così risultando smentito quanto fin qui detto da Di Maio, che le pensioni dovute a contributi effettivamente versati non sarebbero state toccate. Per cui è evidente l’incostituzionalità della norma, ove fosse interpretata nel senso che la riduzione si applicherebbe anche alla parte delle pensioni dovuta al calcolo effettuato con il sistema contributivo.<br />
Pasticcioni, dunque, oltre che disonesti perché tradiscono le promesse fatte dallo Stato. Disonesti anche perché nel dibattito di questi giorni alla disperata ricerca di risorse non si fa riferimento alcuno alla lotta all’evasione fiscale, argomento al quale ricorrono solitamente i governi alla ricerca di risorse. E se si pensa che l’evasione, dati dell’Amministrazione finanziaria, è stimata in oltre 100 miliardi di euro annui non sarebbe stato difficile recuperarne un 10 per cento per far fronte alle esigenze. Il fatto è che il “partito degli evasori fiscali” è trasversale e si accompagna anche al lavoro nero, quello che, secondo alcuni, tiene su il Paese, trascurando che il Paese lo tengono su quanti pagano le imposte al posto degli evasori. Un grande imbroglio dovuto alla incapacità di chi ci governa che avrebbe potuto scegliere una strada diversa, alleggerendo le imposte, contestualmente rendendo il sistema fiscale più chiaro ed equo in modo da avviare quella generalizzata riduzione del carico tributario tanto sbandierata in campagna elettorale, con la flat tax e non solo.<br />
Tuttavia i partiti di governo trascurano di considerare che in un contesto economico finanziario nel quale si manifestano spinte recessive non prevedere un grande programma per la crescita e lo sviluppo che mobiliti, insieme a risorse pubbliche, anche quel rilevante risparmio privato, del quale i nostri politici si riempiono la bocca quando vogliono minimizzare il rilevante debito pubblico, rischia di essere pagato in sede elettorale. Anche dalla Lega che pure con Matteo Salvini ha saputo corrispondere alle istanze popolari in tema di sicurezza. Un partito che si pone come stabile espressione del ceto produttivo anziché dei fannulloni fan di Di Maio non può cedere alle pressioni del Masaniello di turno se non per scaricarlo quanto prima.</p>
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