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	<title>Gli italianiA Marine Le Pen non serve rinnegare il padre per vincere. I vecchi pregiudizi resistono ai mutamenti politici &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Apr 2017 21:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/linutile-rincorsa-al-centro-della-le-pen-sconfitta-vecchi-pregiudizi/"><img width="269" height="187" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/Le-pen.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/Le-pen.png 269w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/Le-pen-92x64.png 92w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" /></a></p><hr /><p>I sondaggi stavolta pare ci abbiano azzeccato. E per la Le Pen il rischio di non arrivare neppure al secondo turno è stato scongiurato. Perché era proprio questa l’aria che tirava negli ultimi giorni di campagna elettorale dell’Hexagone, considerato che in un mese la leader del FN ha perso per strada quasi un quarto dei suffragi che le venivano attribuiti alla partenza. Insomma, la vittoria di Marine in fondo sta tutta qui: nel fatto di non essere stata &#8211; e per fortuna &#8211; sonoramente battuta. E come da previsione Fillon è stato spazzato via, Melenchon sottomesso, Hamon non si è&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I sondaggi stavolta pare ci abbiano azzeccato. E per la Le Pen il rischio di non arrivare neppure al secondo turno è stato scongiurato. Perché era proprio questa l’aria che tirava negli ultimi giorni di campagna elettorale dell’Hexagone, considerato che in un mese la leader del FN ha perso per strada quasi un quarto dei suffragi che le venivano attribuiti alla partenza. Insomma, la vittoria di Marine in fondo sta tutta qui: nel fatto di non essere stata &#8211; e per fortuna &#8211; sonoramente battuta. E come da previsione Fillon è stato spazzato via, Melenchon sottomesso, Hamon non si è rivelato un serio problema, e la coppia Macron-Marine, proprio quella che tutti davano per vincente fin dal primo giorno, si confronterà a tutti gli effetti per il ballottaggio del 7 del prossimo mese. Ora inizia la sfida col fighetto Macron, l’uomo chiamato a tutelare gli interessi dei poteri forti in terra di Francia. Interessi prontamente e diligentemente difesi senza se e senza ma dall’establishment banco-finanziario nazionale e internazionale, che per bocca del trombato Fillon ha immediatamente serrato le fila chiamando il popolo a convergere su Macron al secondo turno. Una doccia gelata per coloro che speravano che la destra classica potesse finalmente sottrarsi al mortale abbraccio con le lobby tecnocratiche. Una cocente delusione per chi anelava a scardinare i perversi meccanismi che impediscono di fatto alla Le Pen di ottenere deputati in proporzione ai consensi riscossi. Oggi infatti il FN conta solo due eletti, e con l’aria che tira, qualunque sia l&#8217;esito della corsa all&#8217;Eliseo, non ci sono speranze che la sparuta pattuglia di parlamentari nazionali possa lievitare. Che si trattasse di un’impresa disperata era chiaro sin dall’inizio. Gli stessi sondaggisti davano la vittoria di Macron contro Le Pen 60 a 40 in caso di ballottaggio. Infatti, pur confidando in un’imprevista impennata delle astensioni, o nel caso che una parte dell’elettorato della destra classica e dell’estrema sinistra non raccogliesse l’invito a convergere sul suo avversario, Marine il prossimo 7 maggio potrebbe spingersi al massimo al 43%. Al contrario, se tutti quelli che hanno votato ieri confermassero l’exploit della scorsa domenica con un bis tra due settimane, non andrebbe oltre il 35%. Certo, tutto può succedere, considerata la vocazione alle gaffes del bankster di “En Marche”, ma a questo punto un gap di tali dimensioni non sembra proprio colmabile in così poco tempo. Insomma, salvo il verificarsi di un improbabilissimo miracolo, Marine l’Eliseo lo vedrà solo col binocolo. Cosa che certamente le eviterà una figuraccia grande come la Torre Eiffel. Perché pur in caso di una sua eventuale vittoria, considerando la perfidia della legge elettorale francese e la maniera truffaldina con la quale da quelle parti s’intrecciano o si disfano le alleanze, la campionessa normanna non riuscirebbe mai ad ottenere una maggioranza stabile e verrebbe massacrata. La cosa che ha maggiormente penalizzato la pur brava Marine è stata una “normalizzazione” a tappe forzate, non voluta e non richiesta da nessuno. E soltanto perché nell’ormai lontano 1987 Le Pen Senior se ne uscì con quell’infelice battuta sulle camere a gas. D&#8217;altronde lei sin dai suoi esordi si era rivelata per nulla disposta a far tesoro della preziosa lezione paterna. Il quale padre invitava in primo luogo a non decampare ideologicamente neppure di un millimetro, e in secondo luogo a non fare l’occhiolino nei confronti dell’avversario solo per essere benevolmente accettata nei salotti che contano. Questo perché &#8211; ha sempre sostenuto Le Pen Senior &#8211; gli “esami” non finiscono mai e la furbata non paga. Marine invece ha fatto carte false &#8211; finendo con lo scaricare l’anziano genitore prendendone clamorosamente le distanze &#8211; per non essere ostracizzata a causa del suo ingombrante nome. Ma, proprio come sosteneva l’illustre paparino, tutto si è rivelato vano. In altre parole, Marine resta a tutt’oggi il parìa del panorama politico transalpino. Brutta, sporca e cattiva a prescindere. E non solo. Se è vero che errare è umano ma perseverare è diabolico, la sprovveduta “figliola” ha voluto caparbiamente abbracciare la Sindrome di Stoccolma fino in fondo, chiudendo il suo ultimo comizio facendo il verso al De Gaulle della resistenza antifascista. Insomma, Marine si sentiva più brava, più forte, più vincente di papà solo perché (finora) aveva preso più voti. Dimenticando che se ha potuto raccogliere questa imponente mole di consensi è stato proprio per merito di un movimento ideato e creato dal ben più blasonato (e capace) genitore. L’altro grande errore commesso dalla leader di FN forse è stato anche quello di calcare un po’ troppo la mano su temi evidentemente non così tanto popolari, quale l’uscita dall’Euro. Cosa che secondo gli analisti le sarebbe costata almeno cinque punti in percentuale in particolare tra la popolazione giovanile delle aree urbane. Ma una volta messa una pietra sopra all&#8217;Eliseo cosa consentirà al Front National di sopravvivere contro tutto e malgrado tutto? In primo luogo andrebbe rammentato che, tanto per cominciare, le giuste istanze portate avanti su lavoro, economia, sicurezza ed accoglienza non moriranno certo con la probabile sconfitta del 7 maggio prossimo. Tant’è vero che Philippot, il segretario del partito, ha già dato il via a un’abile azione di radicamento territoriale. Si tratta di un’iniziativa basata sulla costituzione di circoli professionistici suscettibili di creare le condizioni per una penetrazione ipodermica lenta ma costante in quegli strati sociali rivelatisi finora impermeabili alle istanze lepeniste. Vale a dire tra le categorie socio-professionali superiori, tra gli artigiani, i commercianti, gli imprenditori e il ceto intellettuale. Laddove pare abbia mietuto successo più che altro tra operai, statali e disoccupati. A questo punto quella di Philippot è l’unica, irrinunciabile strategia da intraprendere se davvero si vogliono predisporre le condizioni necessarie a conseguire futuri e duraturi successi. Perché la democrazia &#8211; se si vuole conquistare il potere alla luce del sole e senza spargimenti di sangue &#8211; ha le sue regole, che vanno rispettate. E questi comandamenti dicono che i numeri contano, certo, ma più ancora conta quanto pesano, come e dove sono messi in gioco e come si conservano. E’ chiaro invece che l&#8217;avanzata lepenista si era risolta soltanto in una forsennata corsa a testa bassa dritta all’obbiettivo, senza imprimervi la necessaria, imprescindibile valenza strategica e programmatica. Così è inutile farsi illusioni: la pur simpatica leader finirà scornata, perché il rapporto con la massa è fatto più che altro di attrazione intellettuale, spirituale e fisica proveniente dal basso più che di imprimatur imposti dall’alto. Su queste basi il Front National dovrebbe fin da oggi mirare alle europee del 2019 e preparare il terreno per un audace programma di acquisizione di consensi meticolosamente predisposto e metodicamente applicato in grado d’infilare alla grande &#8211; vincendole &#8211; le presidenziali 2022. Per questi motivi è ragionevole prevedere che il processo di svecchiamento delle istituzioni, il riscatto delle identità neglette, le istanze innovative in campo economico e sociale, i nuovi orizzonti comunitari, le inedite risposte ai vecchi problemi del continente e le nuove sintesi non verranno &#8211; almeno per ora &#8211; da Parigi. Cara Giovanna d’Arco, ci rivediamo tra cinque anni.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
<p>&nbsp;</p>
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