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	<title>Gli italianiL&#8217;Italia e il problema degli stipendi &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 15:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/litalia-problema-degli-stipendi/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/pressione-fiscale-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>I In questi mesi si è parlato pressoché ovunque del problema salariale italiano. Il dibattito su uno dei talloni d’Achille del nostro Paese in alcuni episodi si è trasformato in un duello, divisi fra imprenditori che danno la colpa all’elevata pressione fiscale ed i lavoratori che attribuiscono alle aziende la responsabilità di voler rimanere competitivi sul mercato risparmiando sul costo del lavoro. La realtà è naturalmente ben più complessa di come è stata da più parti raccontata finora. Innanzitutto le divergenze e le criticità che emergono su questo tema hanno particolare rilevanza sia sul piano interno del Paese, con discrepanze&#8230;</p>
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<p>In questi mesi si è parlato pressoché ovunque del problema salariale italiano. Il dibattito su uno dei talloni d’Achille del nostro Paese in alcuni episodi si è trasformato in un duello, divisi fra imprenditori che danno la colpa all’elevata pressione fiscale ed i lavoratori che attribuiscono alle aziende la responsabilità di voler rimanere competitivi sul mercato risparmiando sul costo del lavoro. La realtà è naturalmente ben più complessa di come è stata da più parti raccontata finora.</p>
<p>Innanzitutto le divergenze e le criticità che emergono su questo tema hanno particolare rilevanza sia sul piano interno del Paese, con discrepanze anche importanti fra le varie regioni, sia nel contesto sovranazionale quando ci si confronta con gli altri Paesi europei. Prima fra tutti emerge la questione dell’erosione del potere d’acquisto, infatti gli italiani si sono visti fagocitare più del 12% del proprio stipendio per la sola impennata dei prezzi al consumo. Un aumento così marcato dei prezzi non si osservava da prima dell’adozione della moneta unica, è trascorso così tanto tempo che quasi si era creduto che l’euro fosse stato veramente la giusta medicina per rimediare alle nefaste stagioni inflazionistiche della lira. In realtà, più realisticamente ci si è resi conto che l’euro è stato istituito e si è poi consolidato in una congiuntura economica internazionale abbastanza favorevole. La moneta unica ha potuto così apprezzare nel complesso i buoni rendimenti della forte apertura verso l’economia di mercato voluta da alcuni dei paesi in via di sviluppo, con particolare attenzione verso l’estremo oriente.</p>
<p>In questo contesto lo scenario di crisi rappresentato dai lockdown dovuti al coronavirus ha tuttavia messo in luce alcune crepe sui pilastri del sistema economico occidentale, come l’eccessiva dipendenza di beni di lavorazione di provenienza orientale che ha comportato un rallentamento considerevole della produzione ed un esaurimento delle scorte nei magazzini. Alla scarsezza dei prodotti in circolazione occorre aggiungere la politica espansiva perseguita dai governi che ha provocato l’immissione nell’economia reale di ampi margini di liquidità al fine di evitare una fortissima recessione. Questi elementi sebbene abbiano consentito una ripresa dinamica dei PIL, hanno pure riacceso come non si vedeva da due decenni l’ineluttabile fiamma dell’inflazione.</p>
<p>In questo particolare scenario le banche centrali, in primo luogo l’americana FED e la BCE hanno dovuto correre ai ripari accelerando al massimo sui tassi d’interesse per cercare di abbattere l’impennata dei prezzi. Le istituzioni monetarie non attendevano altro se non il primo momento utile per adottare queste misure, da realizzare una volta parsa scongiurata la sciagura economica. Nonostante l’urgenza sul cambio di passo, è parso evidente molto presto che tali decisioni avrebbero avuto degli effetti negativi sia sulla classe media che sui più poveri. In questo senso la maggior parte delle persone si è trovata in primo luogo con un potere d’acquisto più magro per via dell’inflazione, e poco dopo ha dovuto fare i conti con prestiti e mutui decisamente più costosi per via dell’aumento del costo del denaro.</p>
<p>Questo susseguirsi di eventi ha inasprito le forti disuguaglianze già latenti all’interno della società. I lavoratori si sono trovati senza un necessario adeguamento salariale per molti mesi e tutt’ora molte categorie che in Italia sono regolate coi CCNL, non hanno ancora potuto godere di un rinnovo contrattuale. D’altra parte le PMI italiane sono costrette a fare i conti con i prezzi delle materie prime aumentati e una catena logistica rallentata nuovamente dalla crisi scatenata dagli Houti nel Mar Rosso. Le nostre imprese si trovano fra l’incudine e il martello, fra lavoratori che chiedono retribuzioni adeguate, e prezzi che non possono aumentare eccessivamente pena un calo delle vendite. In conclusione un dato appare chiaro: non aumentare le retribuzioni significa ridurre inevitabilmente la domanda interna, meno consumi vuol dire meno vendite che comporterebbero un netto calo degli utili aziendali. Con una politica globale che guarda alla riallocazione delle aziende in patria e alla tutela dei propri prodotti, non si può pensare di essere competitivi puntando ancora una volta sulla flessibilità al ribasso delle retribuzioni.</p>
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