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	<title>Gli italianiLo chiamavano Jeeg Robot è neoepica romana, tra antieroi e palloncini fucsia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Lo chiamavano Jeeg Robot è neoepica romana, tra antieroi e palloncini fucsia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2016 16:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un bel gioco di contrasti quello dell&#8217;opera prima di Gabriele Mainetti. Mantiene un tono leggero, eppure tratta temi tutt&#8217;altro che lievi (libero arbitrio, criminalità, violenza, pazzia, fama): incanta il telespettatore oscillando come un pendolo tra tragedia e commedia, follia e sanità mentale, verità e finzione, Bene e Male.</p>
<p>Il film inizia col respiro affannato di Enzo Cecconi (Claudio Santamaria) che scappa dalle forze dell’ordine, configurandosi già anticamera dell'(anti)eroe che di lì a poco diverrà, quando sarà “consacrato” tale dal battesimo delle acque del Tevere.</p>
<p>Il film gioca con il luogo comune romano della sporcizia del fiume in questione, rendendo quelle sponde radioattive, o comunque in grado di regalare ad Ezio, un ragazzone di periferia che si barcamena tra piccoli furti e spaccio di droga, una forza sovrumana.</p>
<p>Le sue aspirazioni, anche dotato di poteri, non vanno al di là di un budino alla crema per cena e di un dvd porno per tamponare la solitudine. Nel frattempo la Città Eterna viene bombardata due volte dalla camorra e la polizia è ovunque (“I bagarozzi so’ usciti dalle fogne”), e questo permette l’entrata in scena di due tipologie di “cattivi”: i napoletani, capitanati da una donna senza scrupoli, Nunzia, e mossi da una idea tutta mafiosa di <em>onore </em>più che dalla smania di far soldi. E soprattutto la banda tragicamente squinternata con a capo lo Zingaro.</p>
<p>Lui è un magistrale Luca Marinelli, che interpreta un personaggio complesso, sfaccettato come un diamante ma mai altrettanto luminoso – al contrario, un prisma di zone d’ombra: cresciuto in una famiglia di piccoli criminali, ha altre mire per sé stesso e punta ad uscire “da questa merda e fare il botto”, come dichiara più volte; in giovane età ha partecipato a Buona Domenica e mantiene aspirazioni di fama, ma è disposto ad ottenere il quarto d’ora di cui parlava Warhol a tutti i costi, con le buone o le cattive, “purché se ne parli”. Così si delinea un personaggio grottesco, che si lava in continuazione la coscienza tramite il gesto nevrotico e simbolico dello spruzzarsi sulle mani il gel disinfettante. Con i suoi capelli lunghi, le manie di grandezza, i vestiti eccentrici (e ovviamente la parlata romana) ricorda da vicino il Dandi di Romanzo Criminale, ma strizza l’occhio a David Bowie per trucco e travestimento; non sveleremo la trama ma non possiamo non notare un omaggio – voluto o meno – ad un grande cattivo di un’altrettanto grande saga cinematografica: il Darth Fener di Star Wars, con cui lo Zingaro condivide il raggiungimento di un punto di non ritorno e la conseguente quanto metaforica perdita della bellezza – la <em>calocagatìa </em>è caratteristica degli eroi e non degli antagonisti.</p>
<p>Altro personaggio straordinario (forse il più intenso) è Alessia, interpretata dall’ex gieffina e neo rivelazione attoriale Ilenia Pastorelli. Cresciuta da una famiglia disastrata, vittima di violenze, la sua mente ha partorito un mondo di fantasia e negazione in cui lei ha traslato la realtà – ma che le ha permesso di mantenere intatta la sua purezza e la sua fiducia nel prossimo. Molto donna, ma donna suo malgrado e quasi per caso, con il suo candore al limite con la follia riuscirà a far pendere l’ago della bilancia di Enzo “Hiroshi” per il bene.</p>
<p>Bellissimo il simbolo del palloncino fucsia. Per la prima volta appare nel centro commerciale, in una scena che inizialmente sembra una bella favola di redenzione per Alessia e Enzo, ma poi si trasforma nell’ennesima storia di violenza, lasciando lei triste e delusa nel suo costume da principessa metropolitana troppo cresciuta, e il palloncino fucsia a mezz’aria, bloccato dal soffitto a vetrata del centro commerciale. Il simbolico palloncino tornerà a librarsi nel cielo, libero, solo nel finale, e cioè solo quando Enzo farà la sua scelta per il bene, suggellando la sua trasformazione da antiaeroe che si accontenta di rapinare un Bancomat ad eroe in grado di salvare vite umane.</p>
<p>Si è citato Darth Fener, ma stavolta non è il buono che si corrompe e diventa cattivo (vedi Anakin, appunto), è il contrario: il cattivo, Enzo, diventa buono. I grandi temi del Bene e del Male, di quanto siano contagiosi e di quanto non basti questo “contagio” ma si sottenda sempre una scelta, si mescolano ad altri più genuinamente popolari, come i <em>reality show</em>, l’apoteosi della partita della Roma in conclusione.</p>
<p>Il film inizia e finisce con delle bombe, e con una di esse si chiude circolarmente, con un eroe che diventa un <em>kamikaze alla rovescia</em> nel momenti in cui si sacrifica per salvare gli altri. L’estetica del film è perfetta e va a disegnare con dei tratti inaspettatamente delicati una meravigliosa favola urbana – il piccolo arcobaleno che appare, iridescente nell’acqua del Tevere all’esplosione della bomba, la rappresenta ottimamente.</p>
<p>In definitiva è un bel gioco di contrasti quello dell’opera prima di Gabriele Mainetti. Mantiene un tono leggero, eppure tratta temi tutt’altro che lievi (libero arbitrio, criminalità, violenza sulle donne, pazzia, fama): incanta il telespettatore oscillando come un pendolo tra tragedia e commedia, follia e sanità mentale, verità e finzione, Bene e Male. E’ un film come Roma, una città che ne ha viste troppe per prendersi troppo sul serio. Che ne ha viste troppe per prendersi troppo alla leggera.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lo-chiamavano-jeeg-robot-e-neoepica-romana-tra-antieroi-e-palloncini-fucsia/">Lo chiamavano Jeeg Robot è neoepica romana, tra antieroi e palloncini fucsia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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