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	<title>Gli italianiLo sciopero delle yugolire e la rivolta di Capodistria. La furia titina contro gli italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Lo sciopero delle yugolire e la rivolta di Capodistria. La furia titina contro gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Sep 2019 22:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lo-sciopero-delle-yugolire-la-rivolta-capodistria-la-furia-titina-gli-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>Lo stemma dell’Istria è la capra, in latino “capris”. Capris (che fu la mitica Aegida) diverrà poi Justinopolis, infine  Caput Histriae. Capodistria, ricordano fieramente i suoi figli esuli, ha proporzionalmente un primato nell’eroismo e nell’amor patrio nei confronti di qualunque altra piccola o grande città italiana; con i suoi 8.000 abitanti di allora, dette all’Italia cinque medaglie d’oro: Nazario Sauro, Ugo Pizzarello, Niccolò Cobolli Gigli, Giorgio Cobolli e Spartaco Schergat. Di Capodistria era anche Pio Riego Gambini, volontario irredento caduto sul Podgora e medaglia d’argento, autore dell’appello ai Giovani istriani affinchè prendessero le armi contro gli Asburgo conquistando “la vittoria&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lo-sciopero-delle-yugolire-la-rivolta-capodistria-la-furia-titina-gli-italiani/">Lo sciopero delle yugolire e la rivolta di Capodistria. La furia titina contro gli italiani</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stemma dell’Istria è la capra, in latino “capris”.</p>
<p>Capris (che fu la mitica <em>Aegida</em>) diverrà poi <em>Justinopolis</em>, infine  <em>Caput Histriae</em>.</p>
<p><em>Capodistria</em>, ricordano fieramente i suoi figli esuli, ha proporzionalmente un primato nell’eroismo e nell’amor patrio nei confronti di qualunque altra piccola o grande città italiana; con i suoi 8.000 abitanti di allora, dette all’Italia cinque medaglie d’oro: Nazario Sauro, Ugo Pizzarello, Niccolò Cobolli Gigli, Giorgio Cobolli e Spartaco Schergat.</p>
<p>Di Capodistria era anche Pio Riego Gambini, volontario irredento caduto sul Podgora e medaglia d’argento, autore dell’appello ai Giovani istriani affinchè prendessero le armi contro gli Asburgo conquistando “la vittoria e la gloria imperitura tra i canti della Patria liberatrice”.</p>
<p>A firmarlo con lui era stato Piero Almerigogna, che fu poi una delle grandi figure di riferimento di Capodistria italiana. Si racconta che l’8 settembre ’43, appena finita la trasmissione del bollettino dell’armistizio, udito tra la gente sotto la Loggia della piazza principale di Capodistria, (allora piazza Roma, oggi piazza Tito), avesse esclamato: “Brutti momenti, fioi, la guerra per noi comincia adesso…”.</p>
<p>Ed aveva ragione.</p>
<p>Già l’indomani Almerigogna  promosse la costituzione di una guardia civica di 350 volontari che impedì agli slavi di entrare subito a Capodistria. Ci riuscirono solo il 27 settembre: si impadronirono del municipio che battezzarono “Komanda Mesta Koper” e proclamarono la pena di morte per chi si fosse opposto al “potere popolare”.</p>
<p>Furono ricacciati dai tedeschi in meno di una settimana ma quei pochi giorni bastarono per  deportare, infoibare, arrestare: Almerigogna e numerosi altri capodistriani, che erano stati imprigionati nel carcere di Pinguente dai titini, furono liberati e salvati dalla condanna a morte  proprio dai tedeschi.</p>
<p>Le stesse vicende si ripeterono a guerra finita, ma questa volta senza appello. L’ingresso dei partigiani yugoslavi a Capodistria, il 1° maggio del 45, coincise con nuovi arresti, deportazioni, violenze, saccheggi.</p>
<p>La medaglia d’oro, cieco di guerra, Giorgio Cobolli fu privato delle sue proprietà, gli fu razziata la casa, venne imprigionato nelle carceri del Belvedere e poi deportato nel campo di concentramento di Aidussina. Liberato nel 1948, raccontò: “non ci fu notte senza le urla di coloro che venivano torturati, massacrati con legni e  catene, distinguevo benissimo i rumori dei colpi sulle teste e sulle ossa dei poveri soldati che venivano così barbaramente giustiziati e infine abbandonati, mucchi di carne e ossa frantumate, belanti e agonizzanti, pronti per essere portati via su camions e finire, come si diceva, in mare o fosse comuni” .</p>
<p>Il tempo trascorreva e non si placava la furia titina.</p>
<p>Il 30 ottobre la popolazione si ribellò ma la rivolta di Capodistria finì nel sangue.</p>
<p>Il “governo militare yugoslavo provvisorio” aveva deciso di sostituire le Lire italiane con le yugolire di occupazione (che la popolazione ben presto iniziò a chiamare le “barche” per il disegno che riportavano di un’imbarcazione a due alberi con la stella rossa sulla vela). Si trattava di una moneta assolutamente priva di valore, una truffa ai danni del popolo di cui pure i comunisti si proclamavano rappresentanti. Gli italiani venivano pagati in Yugolire ma dovevano effettuare i pagamenti solo in Lire.</p>
<p>La popolazione si ribellò e proclamò lo sciopero generale per le ore 10 del giorno 30 ottobre.</p>
<p>Uno sciopero era inconcepibile per i nuovi padroni comunisti e fu represso con una brutalità spaventosa. L’UAIS (Unione antifascista italo sovena) fece sapere che entro 36 ore, le 14 del 31 ottobre, lo sciopero doveva comunque essere “neutralizzato” e si doveva inoltre dimostrare con ogni mezzo “il disprezzo dei fascisti”, sobillatori del popolo.</p>
<p>Si mossero le popolazioni slovene del circondario che vennero avviate, armate di ogni cosa, verso la città. A San Tomà furono massacrate due famiglie, ree di italianità, quattro persone i Cociani e tre i Gardina. Giunsero a Capodistria, sfondarono le porte dei negozi, si misero a rubare, saccheggiare, bastonare, sparare, terrorizzare…</p>
<p>Questa la testimonianza di Pietro Valente, esule capodistriano che a Trieste continua la sua battaglia di memoria: “E’ giornata di sciopero di protesta. La maggior parte degli esercizi pubblici ha le serrande abbassate. La cittadina è piena di attivisti venuti da altre località istriane, che accompagnano masse di uomini e donne che hanno il compito, con le buone o con le cattive, di convincere i negozianti a riprendere la loro attività. Decine di esercizi commerciali vengono così pesantemente danneggiati e devastati, senza che le forze dell’ordine intervengano.</p>
<p>Angelo Zarli, un uomo mite, che gestisce un negozio di alimentari in un edificio adiacente la Porta della Muda, pensa di aprire in fretta e furia il suo esercizio, per evitare di subire anche lui la stessa sorte dei colleghi. Non sa ancora che questa sua decisione gli costerà la vita”.</p>
<p>Il padre di Pietro, il guardafili Pompeo Valente, assisterà dal palo del telefono su cui stava lavorando per ripristinare la linea mal funzionante, al linciaggio di Angelo Zarli: “Sente urla e imprecazioni che provengono dal negozio di Zarli, del quale dalla sua posizione sopraelevata ha una visione perfetta. Vede così due energumeni che trascinano fuori un uomo già sanguinante, che viene scaraventato brutalmente a terra. E’ il prologo del massacro. Un gruppo numeroso di donne urlanti uscite dal negozio, aiutate anche da altre che stazionano nei pressi, si accanisce allora con estrema violenza sul malcapitato, calpestandolo ripetutamente al grido di “fascista, fascista”!. E’ una scena agghiacciante che egli non ha mai visto, neanche sui campi di battaglia. E’ questione di pochi minuti ed il linciaggio è compiuto, lo sventurato non si muove più”.</p>
<p>Il “<em>Grido dell’Istria</em>” (organo del CLN istriano ndr) raccontò che, dopo l’assassinio, donne e uomini si misero a ballare il <em>kolo </em>attorno al suo corpo, mentre i congiunti della vittima erano “costretti ad offrire la frutta agli assassini”.</p>
<p>Nelle stesse ore venne assassinato anche un oste, Francesco Reichstein, colpevole di non avere servito ai partigiani del vermouth di cui, semplicemente, era sprovvisto.</p>
<p>La città era attonita. Nelle case e nei ritrovi, a bassa voce, non si parlava d’altro. Orrore e terrore.</p>
<p>Il giorno seguente il guardafili Pompeo Valente si vide recapitare sul posto di lavoro un atto di epurazione del Comitato Popolare, nel quale veniva etichettato come “fascista sfegatato e maltrattatore del popolo”. Orecchie infide gli avevano sentito narrare con sdegno quanto aveva visto. La delazione, si sa, è tipica dei sistemi comunisti.</p>
<p>Fuggì quindi a Trieste dove la famiglia potè raggiungerlo solo nel 1950, dopo aver sopportato cinque anni di soprusi e angherie del “potere popolare”. Non tornò mai più in Istria: come tanti altri si portò nel cuore una ferita mai rimarginata e preferì non rivedere quella città, che ormai non era più la sua città.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/lo-sciopero-delle-yugolire-la-rivolta-capodistria-la-furia-titina-gli-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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