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	<title>Gli italianiL&#8217;orribile  strage dii Vergarolla un anno dopo la fine della guerra. 116 innocenti vittime della barbarie degli uomini di Tito &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>L&#8217;orribile  strage dii Vergarolla un anno dopo la fine della guerra. 116 innocenti vittime della barbarie degli uomini di Tito</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Aug 2019 10:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lorribile-strage-dii-vergarolla-un-anno-la-fine-della-guerra-116-innocenti-vittime-della-barbarie-degli-uomini-tito/">L&#8217;orribile  strage dii Vergarolla un anno dopo la fine della guerra. 116 innocenti vittime della barbarie degli uomini di Tito</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Pola, 18 agosto 1946. Era una torrida giornata d’estate. Tre giorni prima, per ferragosto, 20.000 persone s’erano radunate nell’Arena romana invocando il ritorno dell’Italia. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La guerra, ufficialmente, era finita ed a Parigi era in corso da qualche settimana la Conferenza di pace, che avrebbe deciso i destini della città e della Venezia Giulia tutta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pola, che come Trieste e Gorizia dal giugno ’45 era un’enclave occupata dalle truppe alleate dopo il ritiro imposto a quelle titine, viveva nell’incertezza del proprio futuro: Italia o Yugoslavia, libertà o schiavitù. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il clima era pesante ma Pola si era già chiaramente espressa sui suoi sentimenti e le sue speranze: </span>attraverso il CLN dell’Istria, la stragrande maggioranza dei propri abitanti aveva dichiarato di voler abbandonare la città in caso di annessione alla Yugoslavia.</p>
<p>Quel giorno si dovevano tenere sulla spiaggia di Vergarolla, nella baia che guarda verso le isole Brioni, le tradizionali gare natatorie organizzate dalla Società nautica “Pietas Julia”, sodalizio patriottico e sportivo che portava orgogliosamente l’antico nome romano della città (verrà ricostruita a Trieste dopo l’esodo ndr).</p>
<p>Erano accorsi a centinaia su quella spiaggia, atleti, famiglie, bambini, donne e uomini di ogni età in cerca di un piccolo momento di serenità e svago, oltre le preoccupazioni di quei tempi oscuri.</p>
<p>Dalla pineta frinivano le cicale, i bimbi schiamazzavano, il sole baciava il quieto sciabordio delle onde sulla spiaggia.</p>
<p>Alle 14.10 quel sole si oscurò. All’improvviso un’enorme detonazione seminò la morte sulla spiaggia ed una colonna di fumo nero si sollevò sopra Vergarolla.</p>
<p>Erano esplose 28 vecchie mine di profondità,  accatastate da tempo a bordo spiaggia dopo essere state bonificate e private dei detonatori dai marinai italiani del Comando Marina di Venezia: facevano ormai parte del panorama postbellico e non facevano paura a nessuno tant’è che i bimbi ci giocavano sopra, ci si stendevano vestiti e asciugamani, ci si riposava alla loro ombra&#8230;</p>
<p><span style="font-size: medium;">La notte precedente le mani criminali degli uomini dell’Ozna (la polizia segreta di Tito), come accertarono subito i servizi segreti britannici, avevano riattivato gli ordigni, contenenti 9 tonnellate di esplosivo, con nuovi detonatori  collegati ad un congegno per il comando a distanza dello scoppio.</span></p>
<p>Fu una strage spaventosa, la più grande nell’Italia del dopoguerra, ma non la ricorda nessuno perché anche Pola è dimenticata nel sentimento collettivo, come se mai fosse stata nostra. Gli italiani non sanno che la sua Arena romana precorre il Colosseo&#8230;</p>
<p><span style="font-size: medium;">116 morti, di questi solo 64 riconosciuti. Corpi straziati, disarticolati, una pioggia di brandelli di carne dalla pineta al mare, che si attaccavano ai rami o finivano tra le onde. Ed un tragico roteare nel cielo di centinaia di gabbiani che, simili ad avvoltoi,  stridendo si gettavano impazziti a raccogliere a pelo d’acqua quell’inedito pasto&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lino Vivoda, che fu a lungo sindaco del Libero Comune di Pola in esilio, ricercò per</span><span style="font-size: medium;"> decenni la verità sulla strage chiedendo giustizia per le vittime. E fu proprio lui, grazie alle informazioni di </span>un giornalista del quotidiano croato Glas Istre, a raccontare che un ex partigiano jugoslavo, Ivan Brljafa, morto suicida, aveva lasciato una lettera in cui si diceva divorato dal rimorso per essere stato, su mandato dell’OZNA, uno degli attentatori di Vergarolla; lo stesso Vivoda aveva anche concordato un appuntamento segreto per farsi consegnare quel biglietto, ma poi ci ripensò ricordando come un suo conoscente, l’ingegner Mazzaroli, non fosse mai più ritornato da un appuntamento simile&#8230;</p>
<p><span style="font-size: medium;">In </span>un libro amaro e struggente,  “L’esodo di Pola, agonia e morte di una città italiana”, Vivoda raccontò così quel suo pomeriggio del 18 agosto ‘46: “stavo a casa (&#8230;)  quando sentii la tremenda esplosione che scosse i vetri. Corsi sugli spalti del soprastante castello e vidi in direzione di Vergarolla una colonna di fumo che mi richiamò alla mente le foto del fungo atomico visto nei giornali delle truppe inglesi. Scesi affannato da mio padre, gridando:  “È scoppiato qualche cosa a Vergarolla!”</p>
<p>Il fratellino Sergio, di otto anni, era a Vergarolla, con i suoi “santoli” (padrini ndr). Padre e figlio corsero verso la spiaggia sperando di ritrovarlo, ma un cordone di militari inglesi ne impediva l’accesso, c’era gente  insanguinata che fuggiva, piangeva, gridava:  “E’ un  massacro spaventoso, morti squarciati dappertutto”.</p>
<p>Corsero all’ospedale e lì trovarono Sergio, ormai morto, “deposto in terra in un corridoio dell’ospedale affollato di feriti e moribondi”.</p>
<p>Poi si spostarono all’obitorio e lì, dove già erano deposte le salme dei due zii che l’avevano accompagnato, appresero che “il dottor Micheletti, annoverati tra i morti i propri figlioletti ed alcuni parenti, distrutto dal dolore, continuava ad operare, cercando con abnegazione di strappare altre vittime alla morte”.</p>
<p>Geppino Micheletti divenne l’eroe di Vergarolla. Continuò a curare i feriti e i moribondi per due giorni senza sosta. Vide il corpo straziato di suo figlio Carletto di 5 anni, mentre di Renzo di 9 anni restavano solo una scarpina ed un calzino.</p>
<p>Micheletti lasciò Pola col grande esodo del febbraio 1947, dopo aver coordinato con la Croce Rossa l’evacuazione dei malati e dei ricoverati: 28.000 esuli su 31.000 abitanti.</p>
<p>Arrivato in Italia disse: “non potevo rimanere lì e pensare che avrei potuto curare gli assassini dei miei figli”.</p>
<p>Si stabilì in Umbria, a Narni, dove vinse il concorso da primario: nonostante l’Italia lo avesse insignito della medaglia d’argento al valor civile, fu visto come un “intruso” e osteggiato dall’amministrazione locale sorretta dai comunisti, ostili agli esuli istriani, “fuggiti perché fascisti”.</p>
<p>Geppino visse lì gli ultimi undici anni della sua vita, intristito ed incompreso. Ma sempre pronto ad aiutare i malati.</p>
<p>Raccontano che prima di ogni operazione infilasse nel taschino del camice un calzino: era l’unica cosa che gli rimaneva di quel suo piccolo figlio, diventato un angelo, che lo guardava dal cielo.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/lorribile-strage-dii-vergarolla-un-anno-la-fine-della-guerra-116-innocenti-vittime-della-barbarie-degli-uomini-tito/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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