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	<title>Gli italianiL&#8217;ultima Francia di Macron: fra degagisme e malesseri interni &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 11:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lultima-francia-macron-fra-degagisme-malesseri-interni/"><img width="755" height="515" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente.jpg 755w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-300x205.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-640x437.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-94x64.jpg 94w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p><hr /><p>Le periferie e le campagne si sentono abbandonate dall’élite parigina. Un sentimento non del tutto nuovo alle istituzioni, già vissuto parzialmente con le vivaci proteste dei gilets jaunes contro l’establishment. In tal senso il voto francese delle europee parla chiaro: col Rassemblement national al 31,37% una parte del popolo sta dicendo di essere stata dimenticata. I motivi del declino di Macron sono molteplici: le zone rurali soffrono un deterioramento dei servizi pubblici, i lavoratori hanno combattuto per evitare l’innalzamento dell’età pensionabile e l’aumento del costo della vita attraverso cospicui aumenti salariali. Ma il motivo principale della disaffezione è probabilmente un&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le periferie e le campagne si sentono abbandonate dall’élite parigina. Un sentimento non del tutto nuovo alle istituzioni, già vissuto parzialmente con le vivaci proteste dei <em>gilets jaunes</em> contro l’establishment. In tal senso il voto francese delle europee parla chiaro: col Rassemblement national al 31,37% una parte del popolo sta dicendo di essere stata dimenticata.</p>
<p>I motivi del declino di Macron sono molteplici: le zone rurali soffrono un deterioramento dei servizi pubblici, i lavoratori hanno combattuto per evitare l’innalzamento dell’età pensionabile e l’aumento del costo della vita attraverso cospicui aumenti salariali. Ma il motivo principale della disaffezione è probabilmente un altro e non è solo politico o economico, piuttosto può definirsi emotivo. I francesi -e non solo loro- ogni tanto necessitano di un volto nuovo, nel quale poter conferire le proprie speranze e ambizioni, una persona che possa innovare la Nazione. Il dégagisme è il sentimento, il clima, l’onda che porta inesauribilmente al cambio al vertice del potere per un suo complessivo rinnovamento.</p>
<p>Questa caratteristica fa parte del gioco, è il lato negativo della medaglia del semipresidenzialismo. Un sistema che consente l’esercizio di un governo molto forte quando ha il parlamento a favore. Ma che si rivela abbastanza limitante quando occorre fare i conti con la coabitazione (parlamento formato da una maggioranza divergente dal presidente). Per fare un esempio in Italia il Presidente del Consiglio rimane, al netto delle riforme, un “primus inter pares” coi suoi ministri, mentre in Francia non vi è nessun alter-ego di Mattarella che possa ammorbidire o strigliare le prese di posizione di Macron.</p>
<p>In questi giorni sopra le Alpi va di moda citare un vecchio editoriale di Le Monde firmato da Philippe Sollers nel 1999 chiamato: “Le retour de la France moisie” (Il ritorno della Francia putrescente). Nell’inserto si dichiarava senza troppi giri di parole che chi votava a destra all’epoca era un razzista puro, era una persona poco amante delle libertà, che tutto sommato non amava il mito della rivoluzione e che riteneva opportuno un certo livello di controllo sui lavoratori. In quel contesto per la sinistra era bastato etichettarli come minoranza intransigente per sorvolare il problema e perpetrare il mito dell’accoglienza senza limiti. Oggi dopo 20 anni, qualcuno rimpiange il passato ma le etichette sono scadute e i nodi sono venuti al pettine. I pericoli di cui si minacciavano i rischi al tempo si sono allargati come pozzi senza fondo ed in molti quartieri il caos e la povertà hanno dato vita al fenomeno dei ghetti urbani. Il voto al Rassemblement National (RN) non può più essere rilegato ad un fenomeno di intransigenza visto che ormai rappresenta più del 30% dei francesi ma è chiaro che ci siano motivi più profondi di tipo sociale ed economico.</p>
<p>Una parte importante della Francia chiede un radicale cambio di passo verso la politica dell’immigrazione, della sicurezza, delle periferie e del rapporto con l’Unione Europea. Sul primo tema un freno d’emergenza è stato già attivato lo scorso dicembre quando con l’appoggio di ben 88 voti dal RN, l’<em>Assemblée Nationale </em>ha partorito la nuova legge sulla gestione degli extracomunitari. Il nuovo testo ammette alle prestazioni sociali gli immigrati residenti in Francia dopo cinque anni se sono senza lavoro, dopo tre mesi se occupati. Costoro potranno ottenere sostegni per gli alloggi solo dopo 30 mesi. Il reato di soggiorno irregolare sarà punito con un anno di prigione e un’ammenda di 3.750 euro. Saranno costituiti undici nuovi Centres de rétention administrative. Viene limitato lo jus soli, mentre gli studenti stranieri dovranno versare una cauzione. Vengono inoltre istituite delle quote di immigrazione (ma non per i richiedenti asilo).</p>
<p>Al tramonto delle olimpiadi di Parigi il tema politico ritorna all’ordine del giorno, con l’Eliseo che fa sapere in una nota che riprenderà le consultazioni con i partiti nell’auspicio di avanzare verso la costituzione di una struttura più ampia e stabile possibile al servizio del Paese. Nel frattempo i rappresentanti di <em>France Unbowed</em> gridano al “Golpe istituzionale contro la democrazia” in quanto Macron si è rifiutato di nominare un primo ministro di sinistra. Così alcuni della schiera si sono lanciati nella stesura di una lettera fra cui il famoso Mélenchon che fa leva sull’articolo 68 della costituzione. L’articolo prevede la destituzione del presidente per inadempienza incompatibile con l’esercizio del mandato. Una mossa del tutto provocatoria dato che un provvedimento del genere richiederebbe il sostegno dei 2/3 del parlamento. Invero una scelta che traspare il forte clima di contrapposizione fra partiti che hanno due visioni opposte del mondo e della Francia nello stesso. In conclusione gli animi dei francesi pare si siano opportunamente congelati per l’evento sportivo di massimo livello ma la tensione e le aspettative dei due fronti restano alte.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/lultima-francia-macron-fra-degagisme-malesseri-interni/"><img width="755" height="515" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente.jpg 755w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-300x205.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-640x437.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/Macron-presidente-94x64.jpg 94w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>]]></content:encoded>
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