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	<title>Gli italianiLutto nel Cinema: muore a 87 anni il regista visionario Ermanno Olmi. &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Lutto nel Cinema: muore a 87 anni il regista visionario Ermanno Olmi.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2018 06:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei più eclettici ed amati registi italiani è morto: ci lascia così, a 87 anni, Ermanno Olmi. Regista, scrittore e sceneggiatore dall&#8217;estro visionario, è stato, e sempre rimarrà, uno dei migliori realizzatori italiani riconosciuti nel mondo intero. Nato nel 1931 a Bergamo, Ermanno Olmi, si è veramente fatto da solo : rimasto orfano di padre da giovanissimo, frequenta prima il liceo scientifico e poi il liceo artistico, ma senza poi portare a termine gli studi. Si trasferisce a Milano per seguire i corsi di recitazione dell&#8217;Accademia di Arte Drammatica, mentre per pagarsi gli studi fa piccoli lavoretti presso la Edisonvolta, con il ruolo aggiunto d&#8217;organizzatore delle attività ricreative per i dipendenti, in particolare quelle relative al servizio cinematografico: gli verrà chiesto inoltre di documentare il lavoro nell&#8217;industria attraverso vari filmati. E così che, senza alcuna previa esperienza, tra il 1953 e il 1961 realizza decine di documentari, tra i quali &#8220;La diga sul ghiacciaio&#8221;, &#8220;Tre fili fino a Milano&#8221; (1958) e &#8220;Un metro è lungo cinque&#8221;. Documentari tutti incentrati verso una particolare attenzione per gli uomini e il lavoro operaio, attenzione che resterà una delle caratteristiche principali del regista per tutta la sua carriera.<br />
Profondamente legato alle proprie origini rurali e modeste, privilegia i sentimenti delle persone semplici, il rapporto con la natura, e spesso offre uno sguardo sulla solitudine e sulle sue conseguenze, da qui la scelta di lavorare con attori non professionisti, anticipando in questa scelta il grande Pasolini.<br />
Nel 1959 debutta sul grande schermo, con il suo primo lungometraggio &#8220;Il tempo si è fermato&#8221;, delicato racconto del rapporto tra uno studente e il guardiano di una diga. Fonda poi con alcuni amici la società di produzione “22 dicembre”; scrive e dirige “Il posto” nel 1961; due anni dopo dirige “I fidanzati”, mantenendo sempre la sua poetica attenzione sul mondo della quotidianità semplice della gente normale; nel 1965 gira “E venne un uomo” la biografia di Papa Giovanni, forse anche per le comuni radici bergamasche; tra il 1968 e il 1974 realizza opere non particolarmente riuscite (&#8220;Un certo giorno&#8221;, &#8220;I recuperanti&#8221;, &#8220;Durante l&#8217;estate&#8221;, &#8220;La circostanza&#8221;) ma è il 1977 a segnare l&#8217;anno della sua consacrazione con &#8220;L&#8217;albero degli zoccoli&#8221;, un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, che vince la Palma d&#8217;Oro al Festival di Cannes.<br />
Nel 1983 torna al documentario con &#8220;Milano &#8217;83&#8221;; viene però colpito da una grave malattia che lo fa tornare ad Asiago dove si trasferisce con la famiglia per vivere una vita ritirata e curarsi; interrompe quindi la sua produzione artistica e si dedica alla creazione della scuola di cinema “ipotesi cinema”, fondata a Bassano del Grappa e in cui si formeranno giovani autori come Francesca Archibugi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti, Piergiorgio Gay, Maurizio Zaccaro.<br />
Finalmente superata la malattia riprende la produzione artistica con “Lunga vita alla signora” che vince nel 1987 il Leone d&#8217;Argento alla Mostra del cinema di Venezia e l&#8217;anno successivo, con &#8220;La leggenda del santo bevitore&#8221;, che ottiene il Leone d&#8217;Oro.<br />
Dopo aver diretto il poco fortunato &#8220;Il segreto del bosco vecchio&#8221; (1993) e il film Tv &#8220;Genesi &#8211; La creazione e il diluvio&#8221; (1994) si richiude in un silenzio che durerà cinque anni.<br />
Nel 2001 torna protagonista al Festival di Cannes con il film “Il mestiere delle armi”, Il film vince il Globo d&#8217;oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi. Nel 2003 con “Cantando dietro i paraventi” vince vince 3 David di Donatello 2004 (scenografia, costumi ed effetti speciali) e 4 Nastri d&#8217;argento (soggetto, fotografia, scenografia e costumi).<br />
Invitato in un coraggioso esperimento da Domenico Procacci, per collaborare con altri due geniali realizzatori come Abbas Kiarostami e Ken Loach alla realizzazione del film “Tickets”, che mostrerà le tre diverse visioni del mondo e tre diversi modi di raccontare un viaggio in treno. Nel 2007 realizza “Centochiodi”, presentato come il suo &#8220;ultimo film narrativo di messa in scena&#8221;, prima di tornare al suo primo amore: il documentario. Firma infatti, due anni dopo, &#8220;Rupi del vino&#8221; (evento speciale alla X edizione del Festival di Roma) e &#8220;Terra Madre&#8221; (presentato al 59mo Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special). Nel frattempo, alla 65ma edizione della Mostra internazionale d&#8217;arte cinematografica di Venezia gli viene assegnato il Leone d&#8217;oro alla carriera.<br />
Rimangiandosi poi le sue stesse dichiarazioni nel 2011 realizza &#8220;Il villaggio di cartone&#8221;, dedicato al tema dell&#8217;immigrazione con al centro le vicende di un vecchio sacerdote che ritrova una ragione per la sua fede aiutando gli immigrati clandestini, e nel 2014 &#8220;Torneranno i prati&#8221;, film diretto in occasione del centenario dell&#8217;inizio della Prima Guerra Mondiale. Del 2017 è il documentario sulla figura del cardinale Carlo Maria Martini &#8220;Vedete, sono uno di voi&#8221;, per il quale il maestro Olmi ottiene la Menzione d&#8217;onore all&#8217;edizione 2018 dei ai Nastri d&#8217;Argento Documentari.<br />
Che dire&#8230; a presto Maestro, ci incontreremo sempre sullo schermo.</p>
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