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	<title>Gli italianiMancano risorse, ma soprattutto idee, dalla scuola alle infrastrutture, per investire sul futuro &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Mancano risorse, ma soprattutto idee, dalla scuola alle infrastrutture, per investire sul futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 10:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La protesta degli studenti, autentica o manovrata che sia, ci dice di un malessere ricorrente nel settore dell’istruzione, a tutti i livelli, che ha radici profonde e antiche in una scuola che evidentemente non riscuote l’attenzione che meriterebbe da parte della classe politica. Nel senso che tutto l’apparato dell’istruzione non appare ispirato all’idea che la scuola costituisce un investimento per una società che guarda al futuro.<br />
Alcuni anni fa in un volume intitolato “Dalla scuola alla vita”, edito da Pagine, con la prefazione di Lorenzo Ornaghi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, 21 personalità della cultura e delle professioni hanno scritto riflessioni sull’etica del lavoro “per tornare a ragionare sui valori fondamentali e su quella esigenza di giustizia che deve ispirare il comportamento di ogni uomo sia nel privato che dell’agire pubblico”, come ha scritto nella introduzione Paola Maria Zerman, Avvocato dello Stato, che ha curato l’opera. Abbiamo messo in risalto in quell’occasione il ruolo fondamentale della scuola nella formazione dei cittadini e dei futuri professionisti. Oggi si scopre l’esigenza di ripristinare l’insegnamento dell’educazione civica, necessaria perché i giovani siano consapevoli di quella complessa articolazione dei diritti e dei doveri che caratterizzano la nostra democrazia parlamentare.<br />
Intanto si minimizza lo studio della storia, già da tempo negletta a tutti i livelli di insegnamento, dando palese dimostrazione di straordinaria insipienza sia per quanto riguarda l’importanza dello studio di tutto ciò che rappresenta la nostra identità come popolo, sia con riferimento a quell’habitus mentale che induce ad indagare il passato per comprendere il presente e proiettarsi nell’avvenire. Vale per tutte le discipline. Le conoscenze storiche non sono solo un fatto che riguarda gli avvenimenti politici, la vita e le opere dei governanti, ma le istituzioni, l’economia, la medicina, la cultura, l’ingegneria, e devono costituire una base solida di qualunque orientamento professionale.<br />
E siccome parliamo di investimento nella scuola, un tempo ritenuto prioritario in questo Paese attraverso l’impegno di straordinari uomini di cultura, basti pensare al primo dei ministri della pubblica istruzione all’indomani della formazione del regno d’Italia che fu Francesco De Sanctis, il grande storico della letteratura italiana, o a Giovanni Gentile, autore di una riforma attraverso la quale l’Italia ha potuto vantare eccellenze in tutti i contesti culturali, dobbiamo anche ricordare che quegli uomini vollero le scuole dotate della strumentazione necessaria, dalle biblioteche alle aule dedicate alle scienze, sempre ricche di strumentazione scientifica e di materiali didattici capaci di stimolare l’attenzione e l’approfondimento. Non è più così da tempo. Molte scuole sono ospitate in immobili in precedenza destinati a civile abitazione, assolutamente prive di quei supporti scientifici e didattici dei quali abbiamo appena fatto cenno. E, naturalmente, anche di palestre.<br />
Questo Paese, che non investe nell’istruzione, che significa anche selezionare la classe docente e retribuirla bene, non investe neppure nelle infrastrutture necessarie alla tutela del territorio, per garantire un sistema viario e ferroviario adeguato alle esigenze dello sviluppo delle attività imprenditoriali, comprese quelle turistiche alle quali facciamo spesso riferimento per la gran quantità di visitatori che ogni anno scelgono come meta culturale e ricreativa la nostra Italia.<br />
Anche questo governo, che eredita una situazione pesante dal punto di vista finanziario, che si trova a fare i conti con una organizzazione amministrativa assolutamente inadeguata a svolgere la funzione di braccio operativo dei governi nel perseguimento delle politiche pubbliche, non sembra voler affrontare neppure il problema della grave carenza di infrastrutture sul territorio, strade, ferrovie, porti, aeroporti e connesse strutture di collegamento tra questi segmenti del trasporto. Ma anche acquedotti che perdono oltre il 50 per cento della loro portata. Molti lo dicono, nessuno provvede. A parziale giustificazione del Governo sta la grave carenza di fondi in una manovra finanziaria tutto sommato modesta, che, contrariamente a quanto si sente dire, non è effetto di una idea grande di ricostruzione del Paese in modo da raggiungere obiettivi di crescita e sviluppo che assicurino migliori condizioni alle imprese, per accrescere la produzione e quindi l’occupazione, ed alle persone. Occorre un grande impegno finanziario, che coinvolga lo Stato, le regioni, gli enti locali, i privati, anche acquisendo finanziamenti esteri che possono essere attratti da una grande operazione sviluppo, con effetti positivi sui territori.<br />
E mentre per la scuola è abbastanza semplice rivedere i programmi, migliorare gradualmente le condizioni degli edifici adibiti all’istruzione, nel settore delle infrastrutture occorrono, oltre alle risorse, in primo luogo gli strumenti normativi per realizzare le opere, strumenti in atto inadeguati, come il Codice degli appalti che ha complicato la vita a chiunque intenda costruire un’opera pubblica, alle stazioni appaltanti e alle imprese.<br />
Per questo da anni sostengo che la prima, essenziale riforma alla quale devono mettere mano i governi è quella della macchina pubblica, attraverso una più funzionale ripartizione delle attribuzioni tra Stato, regioni ed enti locali, e, all’interno di essi, tra i vari comparti, contestualmente adeguando le procedure per consentire, in un contesto di efficienza, di adottare provvedimenti amministrativi in tempi brevi, come esige l’interesse dei cittadini e delle imprese. È questa la prima riforma da fare. Il resto sono chiacchiere, pericolose perché in politica la delusione dell’elettorato prima o poi si paga.</p>
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