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	<title>Gli italianiMacron ha gettato la maschera. Europeismo e liberismo di facciata, pensa solo agli interessi nazionali francesi &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Macron ha gettato la maschera. Europeismo e liberismo di facciata, pensa solo agli interessi nazionali francesi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 21:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/macron-gettato-la-maschera-europeismo-liberismo-facciata-pensa-solo-agli-interessi-nazionali-francesi/"><img width="620" height="465" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/macron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/macron.jpg 620w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/macron-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/macron-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/04/macron-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p><hr /><p>Et voilà: sulla scalcagnata tavolata europea è stato appena servito un boccone avvelenato. L’insidioso “manicaretto” è stato confezionato dagli chef politici francesi, ma a restare intossicato è risultato in primo luogo il commensale italiano. E pensare che in occasione dell’elezione del bambolotto Macron la scorsa primavera, da parte dei vertici politici nostrani s’era levato un coro di ovazioni. Tutti lì a inneggiare allo scampato pericolo rappresentato da quella “fascistona” di Marine Le Pen, unanimemente accusata di essere nazionalista, identitaria, eurofoba e omofoba. Passati pochi mesi appena, ora è tutto un ripensamento, con i “palazzi” romani pervasi da fremiti di sdegno&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><del><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Et voilà: sulla scalcagnata tavolata europea è stato appena servito un boccone avvelenato. L’insidioso “manicaretto” è stato confezionato dagli chef politici francesi, ma a restare intossicato è risultato in primo luogo il commensale italiano. E pensare che in occasione dell’elezione del bambolotto Macron la scorsa primavera, da parte dei vertici politici nostrani s’era levato un coro di ovazioni. Tutti lì a inneggiare allo scampato pericolo rappresentato da quella “fascistona” di Marine Le Pen, unanimemente accusata di essere nazionalista, identitaria, eurofoba e omofoba. Passati pochi mesi appena, ora è tutto un ripensamento, con i “palazzi” romani pervasi da fremiti di sdegno e conati d’indignazione. Infatti, sarà stata la “mayonnaise” avariata, sarà stato il caratteraccio di Macron, sarà stata la solita fisima gallica di ostentare una grandeur ormai demodée, fatto è che, infischiandosene del liberismo, della società “aperta” e di tutte le sperticate dichiarazioni d’amore per l’Unione, l’inquilino dell’Eliseo ha finalmente calato la maschera. Altro che europeismo. Altro che liberismo. Altro che mercato aperto e libera circolazione di uomini, merci e idee. Il pupo dell’Eliseo parla &#8211; ma soprattutto straparla &#8211; di diritti di tutti, ma poi si contraddice e tutela solo le prerogative di Parigi, sgambettando chiunque si azzardi a invadere il suo miserabile orticello. Ovviamente, il furbetto transalpino, già a picco nei sondaggi e in cerca di facili consensi, credendosi l’avatar di Napoleone, sostiene pure di avere la formula magica per restaurare fin dalle fondamenta lo scalcinato e litigioso condominio Ue. Lui sa benissimo che Marianna è alla canna del gas, che in economia l’Exagone sta quasi a livelli ellenici e che il ruolo di primo della classe se lo può arrogare solo in quanto potenza atomica. Ma non c’è niente da fare. E’ un riflesso condizionato, e al massimo la patente di partner di pari peso Parigi la concede &#8211; ma proprio perché costretta &#8211; alla Germania del “Wirtschaftswunder”, con la quale progetta in partenariato la costruzione di un superjet “Kombat” e la messa a punto di droni alquanto sofisticati, progetti dai quali noi siamo fuori. Ma per il resto dalle parti della Senna non si fanno sconti a nessuno. Specialmente agli odiati cugini italiens, che abitualmente è usa guardare dall’alto in basso. E’ dai tempi del maldigerito “rospo” del petrolio algerino concesso a tariffe agevolate a un’Italietta uscita sconfitta dalla guerra &#8211; cosa che costò la vita a Mattei &#8211; che gli inquilini dell’Eliseo non hanno mai perduto un’occasione per mortificare Roma. Ormai gli sgarbi, gli ostracismi e le coltellate alla schiena non si contano più e ad ogni successo del nostro made in Italy scatta puntuale la rappresaglia. La mente va subito al caso dei cinici respingimenti alla frontiera di Ventimiglia. O al tribolato iter della linea ad alta velocità Torino-Lione. O alle oltraggiose vignette di Charlie Hebdo, che sghignazzavano sui poveri terremotati di Amatrice. Il colmo per gli spocchiosi galletti è stato il recente colpaccio di Fincantieri, che ha asfaltato i nostri presuntuosi concorrenti acquisendo inusitatamente un’opulenta commessa del Qatar. L’incarico è quello di creare una vera e propria flotta, composta di due mini portaerei, quattro corvette, due pattugliatori, comprese le dotazioni di protezione e di armamento, nonché una manutenzione quindicennale. Tempo di consegna, i Mondiali del 2022. Caspita, che filotto! E poi dicono che l’Italia sta messa male. Evidentemente la situazione del Bel Paese non è proprio così disperata come credevamo. Ma com’è stato possibile questo exploit? E pensare che l’import-export è da sempre sbilanciato a favore di Parigi, che nello Stivale ha fatto fior di affari senza che nessuno profferisse parola: banche, alimentari e manifatture. I tycoon con la erre moscia hanno potuto disinvoltamente scalare in tutta tranquillità persino asset vitali della nostra economia. Loro invece, per tutta risposta, ci lasciano comprare tuttalpiù il caffé “Carte Noire”. La Campari può conquistare il Grand Marnier. Al massimo ci concedono l’aeroportino di Nizza. Ma guai ad oltrepassare una certa soglia di tolleranza: chi tocca i fili muore. Uno studio Mediobanca ha confrontato le performance dei maggiori gruppi italiani quotati in Borsa con quelli francesi, inglesi e tedeschi. La radiografia è davvero spietata: siamo proprio dei signor nessuno rispetto ai nostri diretti partner continentali. I quali, anche per la nostra rassegnata accondiscendenza, attraverso le incursioni dei tanti pirati della finanza, riescono a fare man bassa di gruppi industriali risanati coi soldi dei nostri contribuenti. Vedi pure l’episodio del panfilo “Britannia”. Ma evidentemente stavolta qualcosa non ha funzionato, l’assalto alla Bastiglia è abortito e Doha ha rifilato un sonoro calcione nelle terga a Parigi per le consistenti forniture militari concesse all’Egitto, nemico dichiarato del Qatar. Dunque, Macron ha fatto soltanto da cassa di risonanza ai forti risentimenti revanscisti celati dietro la straordinaria operazione di acquisizione portata avanti dalla Fincantieri nei confronti del polo produttivo di Saint-Nazaire, la La Spezia transalpina. In poche parole, come si dice a Roma, “nun ce vonno stà” e, lividi di rabbia, se la sono legata al dito, giurando di farci prima o poi pagare a caro prezzo l’“affronto”. Così, Macron, dall’alto della sua indiscutibile noblesse ha lanciato l’aut aut al governo italiota pretendendo il 50% della proprietà dei cantieri d’Oltralpe. Roma naturalmente ha opposto un netto rifiuto all’imposizione di Parigi, ma l’Asterix dell’Eliseo ha risposto giocando sporco e nazionalizzando senza se e senza ma i cantieri. In altre parole il bulletto intende gestire in esclusiva asset che &#8211; a suo dire &#8211; sarebbero d’importanza strategica per il suo Paese. Il fatto è che Fincantieri in precedenza aveva già acquisito da una fallita società sudcoreana il 66,7% delle quote del suddetto asset. Il tutto nell’ambito delle chiarissime normative europee, cui la Francia dichiara ad ogni pié sospinto una sacrale venerazione. A questo punto ha avuto pienamente ragione Giuseppe Bono, a. d. Fincantieri, a sbottare: &lt;La nostra pazienza è finita&gt;. L’ultimatum infatti è stato subito interpretato dal ministro Carlo Calenda e dal suo staff come un’intollerabile offesa nei confronti del nostro paese. Un’offesa che non può essere inferta senza pagare pegno: &lt;Anche per una questione di dignità e di orgoglio nazionale&gt;. Insomma, più o meno è questo il ragionamento dei manager tricolore: &lt;I coreani vi andavano bene, perché gli italiani no?&gt;. E già, perché, in barba alle moine, alle pacche sulle spalle e alle tante untuose parole d’amicizia rivolte all’Italia Parigi ci ha rifilato la buggeratura? Il fatto è che tra i due fratelli-coltelli latini è scoppiata una lotta all’ultimo sangue a chi conquista la più ampia fetta di mercato, e l’ultimatum dell’Eliseo è stata la classica ciliegina sulla torta. Così il furbetto, credendosi il Re Sole, da quest’orecchio proprio non ci sente, ribadendo, pugnal fra i denti, il principio che Saint-Nazaire è di esclusiva “competenza strategica nazionale”, e pertanto intoccabile. Il fatto è che con l’economia a pezzi, le casse vuote e la crisi incombente il premier francese sta per annunciare ai suoi sudditi dei sostanziosi &#8211; e dolorosi &#8211; tagli al budget statale. E temendo un pericoloso picco d’impopolarità l’uomo che sussurrava alla (perduta) grandeur si è trovato nella necessità di escogitare un coup de théatre che mitighi almeno in parte la frustrazione dell’opinione pubblica, ormai esasperata. Nel novero va compreso pure lo strampalato vertice voluto a tutti i costi dal bulletto e svoltosi nei giorni scorsi all’ombra della Tour Eiffel tra Al Serraj e Haftar. Un summit dall’esito davvero sorprendente, con l’esplicita richiesta, fatta da Al Serraj, dell’invio di incrociatori italiani per pattugliare le acque territoriali tripoline. E anche stavolta Macron ha acidamente replicato con la solita sfacciata sicumera, spiazzando tutti e annunciando l’intenzione, entro questa estate, di aprire degli “hot spot” a Tripoli. Il tutto con o senza l’assenso di Bruxelles. Di fronte a questo ennesimo colpo basso nei nostri confronti Paolo Gentiloni, manco a dirlo, si è subito sfilato, mostrandosi prudente al limite della pusillanimità: &lt;Noi restiamo fedeli alla nostra agenda che ci impegna sul piano dell’accoglienza a cui non rinunciamo…&gt;. Non sappiamo se nel pronunciare questa temeraria allocuzione la voce gli tremasse, ma noi siamo convinti che dopo questa “botta” di autorevolezza il mite Paoletto abbia dovuto ricorrere all’aiuto del Lexotan… Intanto nel vertice tenutosi martedì a Roma ancora non è stata trovata la quadra e a questo punto dio solo sa come andrà a finire. Ma con l’aria che tira in continente agli italiani forse gli affari conviene di più farli oltreoceano.</span></del></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Angelo Spaziano</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> </span></p>
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