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	<title>Gli italianiIl magnete costruito in Italia porterà alla fusione fredda &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il magnete costruito in Italia porterà alla fusione fredda</title>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2017 22:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/magnete-costruito-italia-portera-alla-fusione-fredda/"><img width="500" height="282" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/fusione-fredda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/fusione-fredda.jpg 500w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/fusione-fredda-300x169.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/fusione-fredda-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p><hr /><p>E’ dal secolo scorso che la chimera della cosiddetta “fusione fredda” attrae inesorabilmente scienziati, finanziatori e politici da ogni dove, inseguendo risultati spesso altalenanti fra loro, annunci clamorosi e vicendevoli smentite, avendo spaccato la comunità scientifica in due fazioni opposte: pro e contro. Oggi invece si è compreso che per accelerare il raggiungimento di obbiettivi ufficiali e riproducibili  bisognava puntare anche su una sperimentazione condivisa ed internazionale, permettendo a fisici teorici e ricercatori di osare, ma anche ingegneri ed aziende specializzate di svolgere senza remore il ruolo chiave che gli compete a partire dall’Italia. Ecco perciò che alla periferia di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ dal secolo scorso che la chimera della cosiddetta “fusione fredda” attrae inesorabilmente scienziati, finanziatori e politici da ogni dove, inseguendo risultati spesso altalenanti fra loro, annunci clamorosi e vicendevoli smentite, avendo spaccato la comunità scientifica in due fazioni opposte: pro e contro.</p>
<p>Oggi invece si è compreso che per accelerare il raggiungimento di obbiettivi ufficiali e riproducibili  bisognava puntare anche su una sperimentazione condivisa ed internazionale, permettendo a fisici teorici e ricercatori di osare, ma anche ingegneri ed aziende specializzate di svolgere senza remore il ruolo chiave che gli compete a partire dall’Italia.</p>
<p>Ecco perciò che alla periferia di La Spezia nascono prototipi di magneti avanzatissimi, atti a soddisfare le prestazioni dei megaimpianti sempre più avidi di nuove fonti energetiche, come quelli impostati sul modello Tokamak di concezione russa.</p>
<p>I potenti manufatti italiani sono richiesti per sviluppare molti progetti, anche in ambito medicale, ma la partecipazione a quello sorto nel 2007 e denominato “ITER” (International Thermonuclear Experimental Reactor) resta forse il più stupefacente ed articolato di tutti.</p>
<p>Il Centro Ricerche ENEA di Frascati, già in passato polo di eccellenza del settore, ne è il coordinatore a livello nazionale; l’Agenzia europea per ITER è invece la Fusion For Energy (F4E) con sede a Barcellona (Spagna), ma le ricadute scientifiche ed economiche schiudono orizzonti inimmaginabili per il nostro Paese.</p>
<p>Le imprese italiane che creano componenti volti alla fusione nucleare (tra cui la Ansaldo Nucleare, ASG Superconductors, Walter Tosto e SIMIC) hanno vinto contratti per circa 1 miliardo di euro, quasi il 60% del valore delle commesse europee per la produzione di macchinari supertecnologici.</p>
<p>Nella sua concretezza colpisce persino la mole di un pezzo della bobina  di campo toroidale presentata nei capannoni  della ASG Superconductors, se si pensa che attiverà una forza magnetica totale di 41 GJ e un campo magnetico massimo di 11,8 Tesla per contenere le reazioni delle particelle atomiche coinvolte.</p>
<p>Sagomata a forma di lettera D maiuscola, alta 17 metri, larga 7 e con 310 tonnellate di peso, questa  solida megabobina è il cuore dell’esperimento ITER, e si incastrerà assieme alla camera a vuoto, alla copertura, al divertore (sviluppato dalla Ansaldo) e al criostato.</p>
<p>Sarebbe dunque già da record il fatto che un magnete del genere può “sollevare” una nave, se non fosse che questi pezzi dovranno invece garantire prestazioni calcolate su altissime e bassissime temperature di funzionamento.</p>
<p>Davanti alla prima delle 18 porzioni di superconduttori magnetici richiesti dall’ITER un profano capirebbe perché ci siamo cimentati in questa impresa, superando le altre aziende addette ai lavori.</p>
<p>I giganteschi componenti della ASG Superconductors e quelli della Ansaldo Nucleare finiranno nel più grande reattore per fusione nucleare fredda mai realizzato, che sta a Cadarache, nella Francia meridionale.</p>
<p>Dagli stabilimenti liguri infatti, sotto la guida di Davide Malacalza, ne usciranno altri nove (più uno di riserva). Così il fantascientifico puzzle transnazionale appoggiato sulle sponde del Rodano, pezzo dopo pezzo, si sta espandendo come 60 campi da calcio.</p>
<p>Altri nove magneti del genere saranno poi prodotti in Giappone, battuto sul tempo dagli ingegneri italiani.  Tutte pedine del complesso sistema di ricerca trentennale frutto di un accordo di 34 Paesi tra Europa, Stati Uniti, Giappone, Russia, Cina, India e Corea del Sud.</p>
<p>Ciò delinea pure il netto cambio di vista sul settore di ricerca, potendo così sfatare ogni mito e pregiudizio sulla fusione nucleare “fredda” da quando Stanley Pons e Martin Fleischmann coniarono il termine: ora mezzo mondo la vuole e si fanno le cose in grande.</p>
<p>La fusione nucleare alimenta le stelle come pure il Sole: è l’unica grande fonte di energia nell’universo. Ricrearla sulla Terra è difficile ma farà disporre di sorgenti praticamente inesauribili, per migliaia di anni, in modo non pericoloso e senza scorie.</p>
<p>E qui entra in scena il potente magnete italiano poichè il plasma incandescente che si genera deve restare sospeso senza toccare la struttura che lo avvolge. Il criterio per avere condizioni di fusione nucleare dipende quindi da due parametri: il campo magnetico necessario per confinare il plasma e la dimensione del reattore.</p>
<p>Sotto la guida di Bernard Bigot, direttore generale di ITER, le più ottimistiche previsioni ne davano il debutto verso il 2017 ma sono state ridimensionate da qualche anno; mentre i costi iniziali di 10 miliardi di euro sono ovviamente lievitati.</p>
<p>Il traguardo per ITER quindi si sposta al 2025 anche a cagione dello sfaccettato programma internazionale  che, al di là di ogni accordo politico, necessita ancora di alta ingegneria, meccatronica e di altro tempo.</p>
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<p><strong>Diego Ferin</strong></p>
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