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	<title>Gli italianidi MARIO BOZZI SENTIERI- 1° maggio: grandi assenti i giovani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di MARIO BOZZI SENTIERI- 1° maggio: grandi assenti i giovani</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2022 15:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/mario-bozzi-sentieri-1-maggio-grandi-assenti-giovani/"><img width="225" height="225" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg 225w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p><hr /><p>Spente le luci del “concertone” del 1° maggio 2022, che cosa rimane ai giovani che hanno gremito Piazza San Giovanni ? Qual è la “fotografia” della loro realtà esistenziale e sociale ? Quali aspettative hanno ? I giovani, in tempi “normali”, dovrebbero rappresentare una speranza per l’intero Paese, una “risorsa” su cui investire. Purtroppo gli indicatori statistici ci dicono il contrario. Secondo l’ultimo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), elaborato dall’Istat, un giovane su quattro di età compresa tra 15 e 29 anni non studia né  lavora. Nel 2021 in Italia sotto la sigla che indica la categoria Neet&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spente le luci del “concertone” del 1° maggio 2022, che cosa rimane ai giovani che hanno gremito Piazza San Giovanni ? Qual è la “fotografia” della loro realtà esistenziale e sociale ? Quali aspettative hanno ?</p>
<p>I giovani, in tempi “normali”, dovrebbero rappresentare una speranza per l’intero Paese, una “risorsa” su cui investire. Purtroppo gli indicatori statistici ci dicono il contrario.</p>
<p>Secondo l’ultimo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), elaborato dall’Istat, un giovane su quattro di età compresa tra 15 e 29 anni non studia né  lavora. Nel 2021 in Italia sotto la sigla che indica la categoria Neet  (“Not in education, employment or training”)  è risultato il 23,1% dei ragazzi sotto i trenta anni. Si tratta di un  indicatore di malessere che appare  in crescita  rispetto ai livelli precedenti alla pandemia (22,1% nel 2019), segnando così un primato negativo dell’Italia rispetto agli altri paesi Ue. Tra i 27 Paesi della Ue l’Italia  nella fascia d’età 15-29 anni è ai vertici della triste classifica Neet,  avendo  superato quota 3 milioni.</p>
<p>A questo “malessere” diffuso va aggiunto  il  problema dell’occupazione, che assume contorni particolarmente allarmanti se si considera la fascia d’età dei più giovani, che ha subito un contraccolpo di -3,5 punti percentuali nel secondo trimestre 2020 rispetto al secondo trimestre 2019. Un dato che pone l’Italia al penultimo posto tra i 27 Paesi europei e che supera abbondantemente la media europea di -2,3 punti percentuali.</p>
<p>A partire dal 2019, in Italia si è poi interrotto il costante, seppure lento, aumento della quota di laureati, mentre alto è il livello  di abbandoni prematuri della scuola. Nel secondo trimestre 2020, da noi, il percorso formativo si è interrotto molto presto per il 13,5% dei giovani tra 18 e 24 anni (sono giovani che raggiungono al più   la licenza media).</p>
<p>La questione non è evidentemente “solo” economica. Il permanere di tali clamorosi divari squilibra profondamente gli assetti sociali (determinando frustrazioni, rancore, senso di estraneità rispetto agli interessi e ai valori dell’intero sistema Paese, come documentano da alcuni anni le indagini del Censis). D’altro canto – in una fase di profonde trasformazioni &#8211;  alle imprese vengono a mancare risorse umane indispensabili: professionalità sofisticate per le professioni legate all’innovazione tecnologica e alla <em>digital economy </em>(ingegneri, matematici, informatici, statistici, fisici, chimici, <em>data analyst </em>ed esperti di <em>cyber security</em>, neuroscienziati e tecnici del complesso mondo delle <em>life sciences</em>), ma anche tecnici intermedi per l’industria meccanica, meccatronica, chimica oltre che per l’intero comparto delle costruzioni.</p>
<p>Come uscirne? Ecco un primo punto, che ci piacerebbe vedere portato al centro del confronto politico-programmatico: ad ogni giovane che voglia costruire il proprio avvenire (e quindi quello nazionale) occorre garantire il diritto di vedere riconosciuti i propri meriti, cosa che non è, fino ad oggi, avvenuta, vuoi per un’ errata concezione dell’uguaglianza, vuoi per gli “inquinamenti” partitici e “baronali” che spesso hanno provocato una selezione alla rovescia.</p>
<p>Il riconoscimento dei meriti (da garantire attraverso percorsi scolastici “premianti”)  è il primo passo per favorire  il libero sviluppo della personalità e l’autentica “liberazione” dei giovani. E siamo al secondo punto. Tramontato il tempo dell’”individuo sociale”, caro a certa cultura macchinistico-industrialista, è  l’aggiornamento permanente e  l’innovazione a segnare la nuova “filosofia del lavoro”. Ed è dunque rispetto a questa nuova filosofia che è necessario riparametrare una cultura ed i modelli organizzativi che intorno ad essa vanno emergendo, puntando sui giovani, oggi rinchiusi sotto la cappa dell’inattività (o nell’assoluta precarietà del lavoro irregolare e “nero”)</p>
<p>Questo introduce un terzo dato: la partecipazione. Essere partecipi, fare parte, sentirsi parte di un progetto, è la grande aspettativa giovanile, un’aspettativa che – sia chiaro – non ha niente di massificante, non può essere comprata a colpi di sussidi di disoccupazione ,  ma che si coniuga con il diritto alla meritocrazia, con il riconoscimento dei talenti individuali, con la pienezza di un avvenire autentico (tutto questo all’interno di chiari indirizzi programmatici e formativi).</p>
<p>Un discorso di qualità dunque e di valore, quello che va letto tra le pieghe del complesso e contraddittorio  vissuto giovanile.  Bisogna però parlarne. Bisogna affinare sensibilità e modalità d’intervento, chiamando ciascuno a fare il proprio dovere. Bisogna impegnare le risorse al fine  di risolvere la nuova “questione giovanile”. Bisogna “mobilitare” l’intera Nazione.</p>
<p>“La gioventù di un grande Paese – diceva Abel Bonnard – in tempi felici riceve esempi, in tempi di crisi li dà”. Mai come oggi c’è bisogno di “esempi” (culturali, sociali, politici) in grado di saldare vecchie e giovani generazioni,  superando finalmente una condizione, giovanile e non, senza avvenire. Ne ha bisogno l’Italia. Ne abbiamo bisogno un po’ tutti. Mai come oggi l’avvenire dei giovani coincide con l’avvenire dell’intero Paese.</p>
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