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	<title>Gli italianidi MARIO BOZZI SENTIERI &#8211; Quale futuro per l&#8217;Italia del 2051 &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 11:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/mario-bozzi-sentieri-quale-futuro-litalia-del-2051/">di MARIO BOZZI SENTIERI &#8211; Quale futuro per l&#8217;Italia del 2051</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“La riscoperta del futuro”: sfida complessa, ma affascinante, quella lanciata da “Limes”, la rivista italiana di geopolitica, in occasione dell’ ottava edizione del suo Festival (Genova, 19 – 21 novembre). Quesito di fondo: Come potrebbe configurarsi il mondo fra trent’anni, nel 2051?</p>
<p>Trent’anni sono oggi il tempo di una generazione, almeno in Europa e nella parte più agiata e pacificata del pianeta. Segmento dunque indicativo di una fase storica e dei suoi mutamenti. Esercitarsi su varie scale spaziali a immaginare quale possa essere l’assetto futuro, ma non troppo,  delle diverse collettività, a cominciare dalla nostra Italia, non è – per gli animatori di “Limes” &#8211; solo una sfida intellettuale ma anche progettazione e memoria,  a partire da tradizioni, idee, punti di vista caratteristici delle nazioni e delle comunità coinvolte. Senza ovviamente perdere di vista – aggiungiamo noi &#8211;  l’ analisi geografica e demografica  di situazioni socio-politiche concrete, di cui spesso ci si dimentica.</p>
<p>Nel suo intervento di apertura al “Festival di Limes”, Luca Caracciolo, direttore della rivista, ha guardato al quadro internazionale, con particolare attenzione a Stati Uniti e Cina, l’area dell’ordine e quella del caos, della stabilizzazione e del conflitto. In questo quadro generale e complesso, l’Italia – parte conclusiva dell’analisi di Caracciolo – pare avere ritrovato un rapporto con il cuore dell’Europa (nella triangolazione Roma-Parigi-Berlino)  confermando l’asse verso Washington. Ciò però  non è sufficiente per rimarcare una visione/dimensione del nostro ruolo presente e futuro. Intanto perché ancora troppo forte è il divario culturale tra la realtà geopolitica in cui siamo calati e la percezione diffusa che ne abbiamo, distratti come siamo rispetto alla sfida del futuro e alla consapevolezza del nostro essere e quindi del nostro ruolo.</p>
<p>Il vero tema è come il nostro Paese, immerso quasi totalmente nel mare Mediterraneo, debba recuperare la propria “naturale” dimensione marittima, stabilizzando le proprie frontiere verso sud e verso est, con lo sguardo rivolto  all’Africa del nord ed oltre questa linea,  alla cosiddetta “fascia di tensione saheliana”, delimitata ad Oriente da Gibuti e ad Occidente da Conakry.</p>
<p>Un Mediterraneo che va visto – è l’invito del direttore di “Limes” – come Medio Oceano, in quanto connessione tra l’Oceano Indo Pacifico (spazio del contrasto cino-americano) e l’Oceano Atlantico, oceano canonico della proiezione americana verso l’Europa, con al centro il Canale di Sicilia, una realtà strategica della quale non sembriamo essere particolarmente interessati. Eppure è qui – facile previsione – che si gioca la partita decisiva del nostro presente e del futuro, a fronte di una “pressione disintegrativa” immediata alla nostra frontiera, determinata dal sempre più forte gap demografico tra l’Italia ed i Paesi africani, gap destinato a crescere e quindi a condizionare i rapporti sull’intera area.</p>
<p>Il richiamo finale è alla Storia, all’Italia di Ottaviano Augusto e al suo impianto regionale, vista come progetto e – ci si passi il termine – come rivendicazione d’identità, laddove – è la chiosa di Caracciolo – “noi non siamo un’invenzione, non siamo all’ora zero, non veniamo dal nulla. Se c’è la persistenza della memoria, forse ci sarà anche la persistenza dell’Italia”.</p>
<p>Consapevolezza della sfida geopolitica, centralità del Mediterraneo, stabilizzazione delle frontiere, tensione demografica, rivendicazione di una Storia: su questi crinali si gioca la partita del futuro dell’Italia. A segnare la linea sono le competizioni geopolitiche correnti e prossime: un invito ad uscire fuori dal genericismo della politica-politicante, delle polemiche fini a se stesse, del facile  moralismo, mascherato da solidarietà. Recuperare insomma le visioni lunghe, per rilanciare – com’è negli auspici di “Limes” –  non solo una sfida intellettuale ma anche la “progettazione del futuro”.</p>
<p>L’Italia ne ha un assoluto bisogno.  Per ritrovare se stessa ed il ruolo che le compete. Pena un inarrestabile tramonto.</p>
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<p><strong>Mario Bozzi Sentieri  </strong></p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/mario-bozzi-sentieri-quale-futuro-litalia-del-2051/"><img width="225" height="225" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg 225w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>]]></content:encoded>
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