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	<title>Gli italianiIl martirio di Fiume, la ferocia degli uomini di Tito contro gli italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il martirio di Fiume, la ferocia degli uomini di Tito contro gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2019 05:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/martirio-fiume-la-ferocia-degli-uomini-tito-gli-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>“Se l’impresa di D’Annunzio l’avesse compiuta un americano, saremmo inondati di film, di libri, di commemorazioni e celebrazioni. E invece Fiume, oggi, gli italiani neanche la conoscono più”. È una considerazione di Giordano Bruno Guerri, nel centenario dell’impresa dannunziana, che ben descrive un’Italia priva di memoria e, spesso, di conoscenza della propria storia. Fiume è scomparsa dalla memoria nazionale, si evita di parlarne per non infastidire il vicino croato, il suo nome italiano nemmeno si pronuncia perché oggi si chiama Rijeka. Eppure Fiume, la città “olocausta”, che sognò e acclamò l’Italia fino ad abbracciarla per un periodo troppo breve, offrì&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv5507808385MsoNormal"><i></i>“Se l’impresa di D’Annunzio l’avesse compiuta un americano, saremmo inondati di film, di libri, di commemorazioni e celebrazioni. E invece Fiume, oggi, gli italiani neanche la conoscono più”. È una considerazione di Giordano Bruno Guerri, nel centenario dell’impresa dannunziana, che ben descrive un’Italia priva di memoria e, spesso, di conoscenza della propria storia.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Fiume è scomparsa dalla memoria nazionale, si evita di parlarne per non infastidire il vicino croato, il suo nome italiano nemmeno si pronuncia perché oggi si chiama Rijeka.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Eppure Fiume, la città “olocausta”, che sognò e acclamò l’Italia fino ad abbracciarla per un periodo troppo breve, offrì alla madrepatria un tributo enorme di vite, di sangue, di esempi che non debbono andare perduti.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Fiume, con il nome di <i>Tarsatica</i>, fu antica colonia militare romana dell&#8217;epoca di Ottaviano Augusto. Era inclusa nel gigantesco vallo romano che correva per 35 chilometri da Aidussina al mare, là dove sul marmo era inciso «haec est Italia diis sacra».</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal"> Risorta dopo il Mille con il nome di <i>Flumen Terrae Sancti Viti </i>si mantenne sostanzialmente indipendente con statuti, privilegi e franchigie propri. Vi si parlava l&#8217;italiano, anzi il dialetto veneto.  Con un famoso rescritto di Maria Teresa d’Austria del 1779 la città fu considerata <i>corpus separatum</i> annesso alla sacra corona del regno ungarico.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Fiume difese strenuamente la propria italianità ancor prima che sorgesse l’irredentismo. Allo scoppio della prima guerra mondiale oltre un centinaio di fiumani accorsero volontari nelle file delle Forze armate italiane. Molti cadranno combattendo valorosamente. Centinaia di cittadini saranno deportati nei campi di concentramento austro-ungheresi.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Alla “Vittoria mutilata” dalla pace di Versailles rispose, con “la follia dei poeti”, Gabriele d&#8217;Annunzio, che con un&#8217;azione improvvisa, il 12 settembre 1919, partì da Ronchi (a cui fu poi aggiunto “dei Legionari”) per prendere possesso della città che proclamerà, di fronte ad una folla enorme, annessa all&#8217;Italia.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Verranno poi la “Reggenza del Carnaro”,  il Natale di sangue del 1920, la dolorosa rinuncia, lo Stato Libero di Fiume e infine la bramata annessione all’Italia nel 1924 grazie agli accordi Mussolini &#8211; Pasic.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Per i fiumani fu la realizzazione di un sogno, rifiorirono traffici e commerci; la città viveva animata e prospera dalle sue rive alla Fiumara, nel Corso, nel suo teatro Verdi, nella storica torre civica con l’aquila a versare l’acqua “indeficienter”.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Quella gioia e quell’orgoglio si trasferirono nelle canzoni popolari, assieme però ad una sorta di presentimento, di paura di perdere quel tesoro: “O Fiume tu sei la più bella, o Fiume tu sei la più forte/ metteremo i cannoni alle porte per difendere la libertà”&#8230; o ancora “difendéla, difendéla questa lingua più del pan/ perché Fiume la xe bela finché tuto xe italian&#8230;</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">E quel sogno finì, trasformandosi in un incubo. La sovranità italiana cessò di fatto a Fiume il 3 maggio 1945, quando entrarono le truppe di Tito. In pochi giorni centinaia di fiumani scomparvero nel nulla; secondo l’elenco nominativo raccolto da Amleto Ballarini, solo nelle settimane immediatamente seguenti a quella data furono 572 gli uccisi.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">A Fiume spadroneggiava Oscar Piskulic, detto “Zuti” (il giallo), capo dell’Ozna, la polizia segreta yugoslava. Sarà tra gli imputati del processo Foibe tenutosi a Roma negli anni ‘90.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Come accaduto anche a Trieste e Gorizia furono subito fatti prigionieri gli uomini in divisa.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Giuseppe Amato era Commissario Capo della Questura di Fiume.  Venne fucilato al campo di Grobnico il 16 giugno 1945 insieme ad altre 93 persone, la maggior parte appartenenti alla Questura. La notizia della fucilazione venne data alla moglie da un ufficiale dell&#8217;OZNA senza precisare la data e la località dell&#8217;esecuzione.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Tra i tanti poliziotti mai tornati c’era anche Luigi Bruno, che si recò di sua spontanea volontà alla questura di Fiume per consegnare le armi, così come ordinato dai comunisti jugoslavi.  «Ricordo mia madre pregarlo di non andare, &#8211; ha raccontato la figlia Anna che all’epoca aveva sette anni- come se presagisse qualcosa di terribile».</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Madre e figlia lo cercarono, urlarono il suo nome fuori dal carcere e la bimba forse si illuse di aver sentito la sua risposta, ma un soldato iniziò a sparare.  «Un giorno a Fiume vidi un carabiniere appeso ad un gancio da macelleria, con due stellette al posto degli occhi e un cartello con la scritta: ‘Carne di basso macello’».</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Icilio Bacci era una nobile figura di italiano, irredentista, fondatore della Giovine Fiume e del giornale La vedetta, collaboratore di D’Annunzio, preside della ProvincIa e infine senatore del Regno. Nel 1945, ormai settantenne, convinto di non aver fatto del male a nessuno, rimase a Fiume: verrà invece arrestato, deportato a Karlovac e fucilato. Sulla sua tomba vuota la moglie fece scrivere: «Per la Patria visse e per la Patria fu ucciso».</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Anche Giuseppe Librio, a soli 18 anni, morì per la sua Patria e per la sua bandiera. E lo fece come un personaggio del libro Cuore.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">I titini avevano avevano innalzato sul pennone di piazza Dante la bandiera yugoslava. Ma quella piazza era un simbolo, quel pennone era un faro d’italianità e non si poteva, non si doveva permetterlo. Il ragazzo si arrampicò sul pennone,  strappò la bandiera rosso bianco blu e rimise a garrire il tricolore d’Italia.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">La giovane vedetta fiumana pagò con la vita il suo gesto: catturato dai partigiani slavi fu ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Il suo corpo fu buttato tra le rovine del Molo Stocco con l’ordine di non rimuoverlo perché restasse a monito.</p>
<p class="yiv5507808385MsoNormal">Fiume d’Italia moriva con lui, con i suoi vecchi e giovani eroi.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/martirio-fiume-la-ferocia-degli-uomini-tito-gli-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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