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	<title>Gli italianiMercato petrolifero e attività illecite. Evasi decine di milioni di euro di imposte &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Mercato petrolifero e attività illecite. Evasi decine di milioni di euro di imposte &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Mercato petrolifero e attività illecite. Evasi decine di milioni di euro di imposte</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 09:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/mercato-petrolifero-attivita-illecite-evasi-decine-milioni-euro-imposte/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolmafie.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolmafie.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolmafie-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>L’operazione PETROL-MAFIE SPA rappresenta la conclusione di indagini investigative condotte dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Napoli, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro – con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e di Eurojust &#8211; che hanno fatto emergere l’enorme convergenza di strutture mafiose nella illecita commercializzazione di carburanti e del conseguente riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome. Sul campo oltre mille militari dei rispettivi Nuclei PEF e dello SCICO della Guardia di Finanza, nonché i ROS dei Carabinieri a Catanzaro. Sul fronte anti-camorra hanno operato le DDA di Napoli e Roma. L’indagine,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’operazione PETROL-MAFIE SPA rappresenta la conclusione di indagini investigative condotte dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Napoli, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro – con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e di Eurojust &#8211; che hanno fatto emergere l’enorme convergenza di strutture mafiose nella illecita commercializzazione di carburanti e del conseguente riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome.</p>
<p>Sul campo oltre mille militari dei rispettivi Nuclei PEF e dello SCICO della Guardia di Finanza, nonché i ROS dei Carabinieri a Catanzaro.</p>
<p>Sul fronte anti-camorra hanno operato le DDA di Napoli e Roma.</p>
<p>L’indagine, avviata nel giugno 2018 dalla Procura della Repubblica di Catanzaro &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia &#8211; si è incentrata sulle figure di taluni imprenditori vibonesi attivi nel settore del commercio dei carburanti,</p>
<p>In particolare, sono stati accertati due sistemi di frode del commercio del gasolio, attraverso il coinvolgimento di 12 società, 5 depositi di carburante e 37 distributori stradali organizzati  dagli indagati.</p>
<p>La lunga attività investigativa ha fatto emergere gravi indizi a carico di soggetti mafiosi che, grazie alla collaborazione di imprenditori titolari di attività economiche in Sicilia, operanti nel medesimo settore, avrebbero  organizzato e diretto un’associazione per delinquere, con base in Vibo Valentia, finalizzata all’evasione dell’IVA e delle accise su prodotti petroliferi.</p>
<p>L’associazione avrebbe commesso innumerevoli reati fiscali ed economici: contrabbando di prodotti petroliferi, emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, interposizione di società “cartiere”, contraffazione e utilizzazione di Documenti di Accompagnamento Semplificati (DAS), riciclaggio, reimpiego in attività economiche di proventi illeciti, auto-riciclaggio,  trasferimento fraudolento di valori e altri.</p>
<p>Il sistema di frode consisteva nell’importazione, soprattutto dall’est-Europa, di prodotti petroliferi artefatti (miscele) e oli lubrificanti, successivamente immessi in commercio come gasolio per autotrazione, con conseguenti cospicui guadagni dovuti al differente livello di imposizione.</p>
<p>I prodotti venivano quindi trasportati, con documentazione di accompagnamento falsa, presso i siti di stoccaggio nella disponibilità dell’associazione malavitosa, ubicati in Maierato (VV) e Santa Venerina (CT), pronti per essere immessi sul mercato (sia fatturato che completamente in nero) come “gasolio per autotrazione”, categoria merceologica di maggiore valore soggetta ad un’accisa superiore, con notevole margine di guadagno.</p>
<p>In tal modo, dal 2018 al 2019, sono stati movimentati circa 6.000.000 di litri di gasolio per autotrazione di provenienza illecita, cui corrisponde un’evasione di accisa pari ad euro 5.766.018,60. Inoltre, sono stati accertati episodi di omessa dichiarazione dell’IVA, con un’evasione pari ad euro 661.237,86, di emissione di fatture per operazioni inesistenti per euro 1.764.022,27, nonché di omesso versamento di IVA per euro 1.729.586,00.</p>
<p>Altra tipologia di frode, riconducibile a una seconda associazione per delinquere, contemplava lo strumentale ricorso al deposito fiscale romano dalla società Made Petrol Italia s.r.l., anch’essa promossa e organizzata a Vibo Valentia, con il contributo dei medesimi imprenditori vibonesi e con la partecipazione di indagati soprattutto romani e napoletani, a loro volta intranei ad associazioni camorristiche napoletane.</p>
<p>In questo caso, gli associati acquistavano dal suddetto deposito ingenti quantitativi di prodotto petrolifero, formalmente riportato sui documenti come “gasolio agricolo” e quindi soggetto ad imposizione di favore, movimentando in realtà vero e proprio “gasolio per autotrazione”, con consistente fraudolento risparmio di spesa ed elevatissimi margini di guadagno.</p>
<p>I sodali perseguivano l’obiettivo di evadere le imposte, di lucrare illecitamente su tali commerci, emettendo fatture per operazioni inesistenti, simulando la titolarità di società “cartiere” in capo a terzi, utilizzando documentazione mendace, reimpiegando, in attività economiche, denaro provento di attività illecita.</p>
<p>Anche in questo ulteriore canale di contrabbando, peraltro, è risultata coinvolta una compagine catanese, facente capo a soggetti già implicati in precedenti attività investigative.</p>
<p>Di conseguenza nel 2018 e nel 2019 sono stati movimentati rispettivamente oltre 2.400.000 litri e oltre 1.900.000 litri di prodotto petrolifero, con un’evasione delle accise per euro 1.862.669,29 e dell’ IVA per euro 618.589,68 per omessa dichiarazione, oltre alla emissione di fatture per operazioni inesistenti per euro 249.826,97.</p>
<p>In tale frangente, inoltre, sarebbe emerso il solido collegamento tra i prevenuti vibonesi e i gestori di un deposito fiscale, sito in Locri, ove i sodali campani e siciliani avevano interesse ad avviare stabili commerci, al fine di sviluppare ulteriori e remunerative forme di evasione fiscale.</p>
<p>Ulteriore conferma della diffusività del fenomeno criminale  e della sua capacità di propagazione si rinvengono nel settore investigativo che ha messo in luce il tentativo, sempre ad opera degli imprenditori vibonesi, di aprire nuovi canali di importazione di carburante direttamente in Calabria, coi rappresentante di un importante gruppo petrolifero internazionale.</p>
<p>È stato possibile monitorare anche un incontro per la realizzazione di un progetto ingegneristico e commerciale, un deposito fiscale-costiero di prodotti petroliferi, nell’area industriale di Portosalvo (VV), da collegare, attraverso una condotta sottomarina, a una grande cisterna galleggiante, da collocare al largo della costa vibonese.</p>
<p>A Reggio Calabria si sono concluse complesse indagini condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale I.C.O. di Roma, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che hanno riguardato una struttura attiva nel commercio di prodotti petroliferi, indiziata di aver utilizzato sistemi fraudolenti per evadere sistematicamente le imposte attraverso l’emissione e l’utilizzo improprio delle  “Dichiarazioni di Intento”, con la guida di un commercialista e la complicità di esercenti di depositi fiscali e commerciali e sotto il controllo capillare dell’organizzazione criminale di tutta la filiera della distribuzione del prodotto petrolifero, dal deposito fiscale fino ai distributori stradali.</p>
<p>Le investigazioni puntavano a far emergere gli interessi della ‘ndrangheta, della mafia siciliana e della camorra nella gestione del business del commercio di prodotti petroliferi sull’intero territorio nazionale.</p>
<p>L’indagine ha permesso di far luce anche sugli interessi della criminalità organizzata vibonese nel settore edile nel quale sono molti gli indizi riguardo al totale controllo mafioso delle maggiori consorterie del territori, soprattutto per le forniture di calcestruzzo, per i maggiori cantieri nel territorio della provincia di Vibo Valentia.</p>
<p>Le società investigate (“cartiere”), affermando fraudolentemente di possedere tutti i requisiti richiesti per poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, presentavano alla Italpetroli s.p.a. di Locri – volano della frode &#8211; la relativa dichiarazione di intento per l’acquisto di prodotto petrolifero senza l’applicazione dell’IVA. Il prodotto così acquistato, a seguito di diversi (e cartolari) passaggi societari, veniva poi ceduto, a prezzi concorrenziali, a specifici clienti. In sostanza la frode si innescava attraverso le forniture di prodotto (in regime di non imponibilità) effettuate dal deposito fiscale (nonché deposito IVA), consapevole e promotore del sistema fraudolento; l’acquisto veniva effettuato, senza applicazione dell’IVA, da imprese cartiere che, prive dei requisiti richiesti dalla normativa di settore per assumere la qualifica di esportatore abituale, presentavano false dichiarazioni d’intento; tali operatori, formalmente amministrati da prestanome nullatenenti, erano riconducibili e gestiti direttamente dall’organizzazione criminale.</p>
<p>Le società “cartiere”, attraverso <em>broker </em>operanti sul territorio calabrese, campano e siciliano, vendevano ai clienti finali a prezzi assolutamente concorrenziali, al di sotto del valore di mercato, sfruttando indebitamente il vantaggio economico dell’IVA non versata.</p>
<p>In merito, l’organizzazione investigata, a seguito di un controllo fiscale nei confronti dell’Italpetroli s.p.a., ha adottato una serie di accorgimenti che hanno portato a un mutamento del sistema fraudolento optando per la drastica soluzione di omettere il versamento dell’imposta sul valore aggiunto e sulle accise e, di conseguenza, mandare il deposito definitivamente in <em>default</em>.</p>
<p>Le indagini hanno ricostruito un giro di false fatturazioni per un ammontare imponibile complessivo pari ad oltre 600 milioni di euro e IVA dovuta pari ad oltre 130 milioni di euro, l’omesso versamento di accise per circa 31 milioni di euro.</p>
<p>Le investigazioni hanno consentito di accertare che i membri del sodalizio trasmettevano all’Agenzia delle Dogane un fittizio modello F24 attestante il pagamento delle accise dovute dalla Italpetroli s.p.a. per il mese di marzo 2019 &#8211; per un importo di circa 11 milioni di euro &#8211; col duplice fine di scongiurare eventuali controlli da parte dell’Amministrazione Finanziaria e di proseguire con il disegno illecito.</p>
<p>Nel mese di maggio del 2019, a riscontro all’attività investigativa, è stata sequestrata la somma contante di 1.086.380,00 di euro, occultata all’interno di un’autovettura appositamente modificata per  il trasporto della valuta.</p>
<p>I proventi illeciti, così ripartiti dai membri dell’organizzazione, sarebbero stati in quota parte reinvestiti nel medesimo circuito criminale e/o impiegati in altre attività finanziarie/imprenditoriali, così determinando un giro di riciclaggio – autoriciclaggio, per un importo complessivo pari ad oltre 173 milioni di euro. Parte dell’importo, oltre 41 milioni di euro, veniva riciclata su conti correnti esteri riconducibili a società di comodo bulgare, rumene, croate e ungheresi, per poi rientrare nella disponibilità dell’organizzazione medesima.</p>
<p>In totale  le misure personali sono state  71, per associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi.</p>
<p>Contestualmente sono stati effettuati sequestri di immobili, società e denaro contante per un valore di circa 1 miliardo di euro.</p>
<p><u> </u></p>
<p>&nbsp;</p>
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