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	<title>Gli italianidi MICHELE RALLO  &#8211;  Corsi e ricorsi storici: il caso dell&#8217;Austria &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di MICHELE RALLO  &#8211;  Corsi e ricorsi storici: il caso dell&#8217;Austria</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 16:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/michele-rallo-corsi-ricorsi-storici-caso-dellaustria/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Quello di “ideologizzare” (mi si perdoni il brutto neologismo) gli avvenimenti della seconda guerra mondiale é solamente una furbata dei “poteri forti” – veri ed unici vincitori di quel conflitto – per imporre una lettura assolutamente fuorviante della storia del XX Secolo. Non come semplice operazione culturale, naturalmente, ma come strumento pratico, utilitaristico, non essendo possibile prescindere dalle nazioni sconfitte per disegnare i nuovi equilibri planetari. Cosí, le responsabilitá della Germania sono state attribuita a “i nazisti”, quelle dell’Italia (ben poche, in veritá) a “i fascisti”, e – dopo la caduta del muro di Berlino – quelle della Russia a&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di “ideologizzare” (mi si perdoni il brutto neologismo) gli avvenimenti della seconda guerra mondiale é solamente una furbata dei “poteri forti” – veri ed unici vincitori di quel conflitto – per imporre una lettura assolutamente fuorviante della storia del XX Secolo. Non come semplice operazione culturale, naturalmente, ma come strumento pratico, utilitaristico, non essendo possibile prescindere dalle nazioni sconfitte per disegnare i nuovi equilibri planetari.</p>
<p>Cosí, le responsabilitá della Germania sono state attribuita a “i nazisti”, quelle dell’Italia (ben poche, in veritá) a “i fascisti”, e – dopo la caduta del muro di Berlino – quelle della Russia a “i comunisti”. Con lo stesso criterio – se fosse politicamente corretto – i torti (e i crimini) di americani ed inglesi potrebbero essere attribuiti a “i democratici”.</p>
<p>In realtá, l’intera storia del secolo scorso (incluse le due guerre mondiali) é riconducibile ai contrasti secolari fra le “Grandi Potenze” (compresa l’Italia, che una volta era una grande potenza). Aggiungo che pure gli equilibri e i disequilibri di questi ultimi anni non sono che la prosecuzione di quelli che giá si erano palesati nel Novecento e prima ancóra nell’Ottocento.</p>
<p>Naturalmente, non tutto é immobile e immutato. Alcuni cambiamenti si sono verificati: la Germania, per esempio, da potenza “centrale” é diventata potenza “occidentale”; e la Francia, per fare un altro esempio, ha cessato di obbedire a Londra per aggregarsi al carro di Berlino. Ma il quadro complessivo – in Europa e non solo – rimane sostanzialmente simile a quello dei secoli scorsi.</p>
<p>É stato quindi un errore quello di concepire l’Unione Europea come una costruzione ideologica, che avrebbe dovuto avere come fondamenta gli ideali politici di un antifascismo da anni ’30 e ’40, privo di significato giá all’inizio della seconda metá del Novecento. Ed é stato un errore non tanto per la sua arretratezza culturale, per il suo artificiale ancoraggio ad un orizzonte politico ormai definitivamente tramontato, quanto per l’acritica accettazione di un presupposto del tutto falso: quello secondo cui, una volta sconfitti gli ideali nazionalistici accusati di essere all’origine delle guerre del “secolo breve”, l’Europa e il mondo intero sarebbero diventati una specie di paradiso terrestre, dove tutti i popoli e le nazioni avrebbero collaborato fraternamente e pacificamente.</p>
<p>Quadretto idilliaco súbito andato in frantumi (giá nel 1950 scoppiava la guerra di Corea), ma con cui i governi europei hanno continuato a gingillarsi fino ai nostri giorni, utilizzandolo come fondamento ideologico di quell’assurda costruzione istituzionale cui é stato dato il nome di Unione Europea (1992).</p>
<p>Pochissimi i pregi e molti i difetti di tale cosiddetta “unione”. Fra questi ultimi, certamente quello di ignorare le dinamiche insopprimibili degli Stati Nazionali, delle loro esigenze, delle loro aspirazioni, dei loro interessi consolidati e non. In una parola, della loro storia e del loro avvenire. I talebani dei “valori dell’Europa” ignorano tali dinamiche e, quando non le ignorano, preferiscono far finta che non siano mai esistite, tranne che quando i nazionalisti cattivi hanno congiurato per fare la guerra.</p>
<p>In questi giorni – per esempio – qualcuno cade dalle nuvole quando appare chiaro che l’Austria stia facendo carte false per danneggiarci. Ma possibile che – soprattutto in Italia – nessuno si ricordi che l’Austria é un paese di etnía e di lingua tedesche, e che tende all’unione filiale con la madrepatria germanica? Possibile che nessuno si ricordi che l’Austria, da sempre, non ci ama?</p>
<p>Perché? Per la nostra e per la loro storia. Innanzitutto c’era (e c’é) un contenzioso addirittura millenario: quello di una regione, l’AltoAdige (o SudTirolo), che per secoli era stata contesa dai rispettivi antenati, dal crollo dell’Impero Romano d’Occidente in poi. Come se non bastasse, in epoca piú recente, dopo la caduta di Napoleone, ci si mise il cancelliere Metternich (quello che definiva l’Italia <em>«un’espressione geografica»</em>), il quale pretese che una parte significativa del napoleonico Regno d’Italia venisse trasformata in un Regno Lombardo-Veneto tributario dell’Impero austriaco.</p>
<p>L’Italia riuscí a riprendersi il Regno Lombardo-Veneto nel 1866 dopo ben tre “guerre d’indipendenza”, e l’Alto Adige nel 1918 dopo la “grande guerra”.</p>
<p>Breve parentesi di pace negli anni del fascismo, quando a Vienna governava il quasi-dittatore Dollfuss, geloso custode dell’indipendenza austriaca di fronte alle mire annessionistiche della Germania di Hitler. Mussolini sostenne Dollfuss ed abbozzó una triplice alleanza italo-danubiana, insieme anche all’Ungheria (Protocolli di Roma, 1934), sposando senza riserve la causa dell’indipendenza dell’Austria. Ma fu lasciato solo da Inghilterra e Francia che, pur di evitare che l’Austria transitasse nella sfera d’influenza italiana, preferirono lasciarla a Hitler. Cosa che avvenne con l’<em>Anschluss</em> (nel 1938). Noi, a quel punto, lasciammo perdere, perché praticamente tutti gli austriaci non vedevano l’ora di realizzare il sogno pangermanista e di ricongiungersi al grande Reich. Tutti, non solamente i nazisti e i filo-nazisti. I primi sostenitori dell’<em>Anschluss</em> alla Germania – anche se molti preferiscono dimenticarlo – furono i socialdemocratici austriaci giá nel 1918.</p>
<p>Gli attriti con l’Italia ripresero súbito dopo l’<em>Anschluss</em>, perché gran parte della popolazione altoatesina di etnía tedesca avrebbe voluto che pure l’AltoAdige/SudTirolo venisse annesso al Reich. Anche questo é un fatto cancellato dai libri di storia, perché non “politicamente corretto”. Ma anche questo é un fatto rigorosamente vero.</p>
<p>Alla fine, Hitler e Mussolini risolsero la questione con le cosiddette “opzioni” (1940): gli altoatesini di lingua tedesca che volevano emigrare in Germania erano incoraggiati ed aiutati a farlo, ma chi restava accettava di integrarsi e di comportarsi come un normale cittadino italiano. A optare per il Reich furono 185.000, contro 82.000 che decisero di rimanere in Italia.</p>
<p>Tutto risolto? Non proprio. I trasferimenti in Germania avvennero per scaglioni. E quando solo i primi 75.000 altoatesini (o sudtirolesi, come loro preferivano chiamarsi) avevano varcato le frontiere del Reich, l’Italia si ritiró dal conflitto e la Germania invase l’Alto Adige (1943).</p>
<p>Finita la guerra e ritornato l’Alto Adige all’Italia, il Presidente del Consiglio italiano De Gasperi patteggió con il Ministro degli Esteri austriaco Gruber il ritorno degli <em>Optanten</em> come normali cittadini italiani (1946). Seguirono screzi, disordini, ed anche una brutta stagione di terrorismo separatista.</p>
<p>La situazione si normalizzó relativamente negli anni ’80, ma periodicamente fra Italia e Austria continuano a registrarsi attriti e piccole crisi diplomatiche.</p>
<p>Orbene, l’Austria di oggi é la stessa Austria di ieri. L’Austria che oggi fa il lavoro sporco per la Germania nella guerra economica contro l’Italia, é la stessa Austria che ieri ratificava l’<em>Anschluss</em> al Terzo Reich con il 99% dei voti.</p>
<p>Perché dunque meravigliarsi per le ultime manifestazioni di un pangermanesimo che é connaturato all’anima austriaca? Penso – per limitarci all’ultimissimo episodio – alla invenzione del “corridoio turistico” Germania-Austria: non una semplice stupidata (come quella greca), ma un tentativo programmato scientificamente per colpire in maniera significativa un comparto per noi vitale, come quello del turismo.</p>
<p>Giambattista Vico – lo abbiamo studiato tutti a scuola – trecento anni fa parlava di “corsi e ricorsi storici”. Ecco, non é per girare il coltello nella piaga, ma sarebbe il caso che la nostra classe dirigente, di tanto in tanto, tornasse a sfogliare i libri del liceo.</p>
<p>Certe reminiscenze aiutano a comprendere meglio il presente. Aiutano, per esempio, a comprendere perché una Unione Europea che ci imponga di vivere sotto lo stesso tetto con l’Austria (e con la Germania, e con l’Olanda, e con gli altri “nordici”) non potrá mai fare gli interessi dell’Italia.</p>
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