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	<title>Gli italianidi MICHELE RALLO &#8211; Presidenziali Usa: chi vincerà &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di MICHELE RALLO &#8211; Presidenziali Usa: chi vincerà</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2020 07:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/michele-rallo-presidenziali-usa-vincera/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Domenica, 1° novembre: da Washington i corrispondenti della grande stampa “politicamente corretta” si sono fatti assai piú prudenti. Ripetono stancamente il mantra del vantaggio di Biden nelle intenzioni di voto, ma i toni trionfalistici delle scorse settimane sono stati saggiamente rinfoderati. Il fatto é che i sondaggisti che danno Biden in vantaggio sono gli stessi che, quattro anni addietro, giuravano sulla vittoria della Clinton con almeno 15 punti di distacco su Trump. Piú prudentemente, i sondaggisti “ufficiali” attribuiscono oggi un vantaggio piú contenuto (8 punti) al candidato democratico. La veritá é che ci sono troppe variabili – spesso imponderabili –&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica, 1° novembre: da Washington i corrispondenti della grande stampa “politicamente corretta” si sono fatti assai piú prudenti. Ripetono stancamente il mantra del vantaggio di Biden nelle intenzioni di voto, ma i toni trionfalistici delle scorse settimane sono stati saggiamente rinfoderati. Il fatto é che i sondaggisti che danno Biden in vantaggio sono gli stessi che, quattro anni addietro, giuravano sulla vittoria della Clinton con almeno 15 punti di distacco su Trump. Piú prudentemente, i sondaggisti “ufficiali” attribuiscono oggi un vantaggio piú contenuto (8 punti) al candidato democratico.</p>
<p>La veritá é che ci sono troppe variabili – spesso imponderabili – che impediscono di fare una previsione concreta. La prima variabile é quella che non ci si trova di fronte ad una consultazione elettorale unica; ma a 50 diverse consultazioni, una per ogni Stato, piú la 51<sup>a</sup>  del Distretto di Columbia (Washington). A vincere, quindi, non sará chi ha preso piú voti in totale, ma chi ha vinto in piú Stati, segnatamente in quelli piú popolosi e che esprimono un maggior numero di “grandi elettori”.</p>
<p>Per formulare un pronostico realistico, quindi, bisognerebbe prima individuare chi prevarrá nei singoli Stati. Cosa relativamente facile per gli Stati sicuramente democratici o sicuramente repubblicani; ma assai piú difficile per gli Stati considerati “in bilico”, che questa volta sono parecchi.</p>
<p>Fin qui le variabili “normali”. Ma, in questa occasione, ci saranno anche altre variabili, certamente assai poco normali. La prima é data dal fatto che non si tratti di una semplice elezione, ma della ultima possibilitá che si offre ai poteri fortissimi dell’<em>establishment</em> americano (e non solo americano) per fermare la reazione popolare antiglobalista e per riprendere in tutta tranquillitá il programma di annientamento degli Stati Nazionali e di massacro sociale delle popolazioni.</p>
<p>L’ho detto piú volte e lo ripeto adesso: la posta é talmente alta che sará tentata ogni cosa per superare l’ostacolo Trump: dalla eliminazione fisica del soggetto (come a suo tempo fatto con Kennedy) alla fabbricazione di inchieste giudiziarie <em>ad hoc</em> (la mente va al <em>Russiagate</em> dei servizi segreti obamiani), dai brogli elettorali su vasta scala (si teme per il voto “per corrispondenza”) alle piú diverse operazioni non convenzionali (qualcuno pensa anche ad epidemie di incerta origine), fino – addirittura – al proposito di far scoppiare una guerra civile nel caso che Trump riesca, nonostante tutto, a prevalere.</p>
<p>Al riguardo, hanno suscitato forte preoccupazione le recentissime dichiarazioni di Nancy Pelosi (<em>speaker</em> della Camera dei Rappresentanti ed uno dei massimi esponenti del Partito Democratico) secondo cui Biden verrá eletto <em>«qualsiasi sia il conteggio finale dei voti»</em>. Semplice arroganza? Puó darsi. Ammissione di brogli in itinere? Puó darsi. Personalmente, la frase mi sembra piuttosto una minaccia, e con implicazioni assai inquietanti.</p>
<p>Giá, perché – a dispetto dei toni trionfalistici dell’<em>establishment</em> – dai singoli Stati cominciano a filtrare notizie non proprio incoraggianti per il soporifero candidato democratico. Secondo queste indiscrezioni, nei sondaggi “veri” Trump sarebbe in testa in quasi tutti gli Stati “in bilico”, compresa la fondamentale Florida (29 grandi elettori).</p>
<p>Se queste notizie dovessero trovare conferma, Trump otterrebbe da 306 a 326 “voti elettorali”, e Biden da 212 a 232. A patto, naturalmente, che “qualcuno” non trovi il modo di “correggere” la volontá popolare.</p>
<p>Nell’aria resta, minaccioso, l’avvertimento della Pelosi: Biden vincerá <em>«qualsiasi sia il conteggio finale dei voti»</em>.</p>
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