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	<title>Gli italianidi MICHELE RALLO &#8211;  I talebani dell&#8217;antirazzismo &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di MICHELE RALLO &#8211;  I talebani dell&#8217;antirazzismo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 05:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/michele-rallo-talebani-dellantirazzismo/"></a></p><hr /><p>Il razzismo non c’entra nulla con la rivolta dei sinistri statunitensi (neri ma soprattutto bianchi) contro Trump. E non c’entra quasi nulla neanche l’uccisione di George Floyd, il negro americano vittima di un episodio di stupida brutalitá da parte di un poliziotto di Minneapolis. Il razzismo non c’entra niente – dicevo – perché la protesta dei marciatori e dei decapitatori di statue avrebbe dovuto, semmai, essere diretta contro i metodi della polizia locale, non contro un “razzismo” che sempre piú é soltanto una accusa di comodo, agitata come una clava del “politicamente corretto” contro chiunque osi dissentire dai fogli d’ordini&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il razzismo non c’entra nulla con la rivolta dei sinistri statunitensi (neri ma soprattutto bianchi) contro Trump. E non c’entra quasi nulla neanche l’uccisione di George Floyd, il negro americano vittima di un episodio di stupida brutalitá da parte di un poliziotto di Minneapolis.</p>
<p>Il razzismo non c’entra niente – dicevo – perché la protesta dei marciatori e dei decapitatori di statue avrebbe dovuto, semmai, essere diretta contro i metodi della polizia locale, non contro un “razzismo” che sempre piú é soltanto una accusa di comodo, agitata come una clava del “politicamente corretto” contro chiunque osi dissentire dai fogli d’ordini di George Soros e dei padroni del mondo.</p>
<p>Oltretutto é sommamente stupido accusare di razzismo una nazione che, fino all’altro giorno, aveva un presidente di colore.</p>
<p>E comunque, anche a voler accettare la castroneria che la brutalitá della polizia equivalga a razzismo, l’aver indirizzato la protesta – per “responsabilitá oggettiva” – verso il Presidente Trump é la prova provata della malafede di chi tale protesta ha promosso, gestito e lautamente finanziato. E lo sapete perché? Perché – piccolo particolare di cui nessuno ha parlato – negli USA le uniche forze di polizia che dipendano dal Presidente e dal Governo sono quelle delle agenzie federali: FBI, DEA, <em>Marshals Service</em>, eccetera. La polizia locale (quella responsabile della morte di Floyd e di decine di casi simili) <strong>dipende dal Sindaco</strong> e in seconda istanza <strong>dal Governatore</strong>. Ne deriva che le proteste – se fossero state spontanee e non telecomandate – non avrebbero dovuto prendere di mira il Presidente degli Stati Uniti – il repubblicano Donald Trump – ma il Sindaco di Minneapolis e il Governatore del Minnesota, che sono rispettivamente i signori Jacob Frey e Tim Walz: guarda caso, <strong>entrambi democratici</strong>.</p>
<p>É evidente che si é trattato di una manovra organizzata dai potentati che intendono impedire con ogni mezzo la rielezione di Trump. Lo sfidante democratico che dovrebbe contrastare <em>the Donald</em> é un soporifero ex vice di Barak Obama, tale Joe Biden, assolutamente privo di fascino e di mordente, incapace di coinvolgere la gente e di suscitare un minimo di entusiasmo.</p>
<p>I sondaggisti si affannano a sostenere che Biden é in vantaggio. Ma sono gli stessi sondaggisti che avevano vaticinato la vittoria della Clinton con 15 punti di distacco. E i giornali e le catene televisive che fanno da grancassa ai sondaggi di oggi sono gli stessi che giuravano sulla limpidezza dei sondaggi di ieri. In ogni caso, si voterá a novembre, e Joe Biden avrá perció tutto il tempo per mostrare agli elettori di che pasta é fatto.</p>
<p>Ma c’é un secondo motivo, piú immediato, che sta dietro alle proteste anti-Trump. É lo <em>Spygate</em> che il Presidente USA si apprestava a far deflagrare quando – provvidenzialmente per qualcuno – é arrivata l’uccisione dell’afroamericano di Minneapolis. Lo <em>Spygate</em> – se ne é parlato su “Social” del 29 maggio – potrebbe trasformarsi da un momento all’altro in un <em>Obamagate</em>; con la possibilitá, addirittura, di vedere tradotto in giudizio l’ex Presidente USA, con l’accusa di essere a capo di un complotto (con ramificazioni italiane) per “fabbricare” le false accuse contro Trump dell’ormai defunto <em>Russiagate</em>.</p>
<p>Se lo <em>Spygate/Obamagate</em> fosse esploso – e probabilmente esploderá comunque – sarebbe crollato il castello di carte della manovra che i democratici stavano (e stanno) preparando per evitare la rielezione di Trump: e cioé – é la mia personale opinione – la candidatura della moglie di Obama come vicepresidente, in <em>ticket</em> con Joe Biden.</p>
<p>La discesa in campo della bella Michelle avrebbe un duplice obiettivo: un’iniezione di carisma ad un candidato presidenziale che ne é del tutto privo, ed una mobilitazione dell’elettorato nero. Infatti i sondaggi – quelli che non trovano spazio sul “New York Time” o sulla CNN – dicono che una fetta non trascurabile dell’elettorato afroamericano sarebbe orientata a votare Trump, per garantire la prosecuzione di una politica economica che ha creato milioni di posti di lavoro. E – attenzione – questa tendenza potrebbe essere rilanciata proprio nei mesi a ridosso delle presidenziali di novembre: quando – attenuatisi gli effetti della pandemia – Donald Trump metterá in campo tutta una serie di nuove misure “sovraniste” che determineranno un rilancio dell’economia reale americana ed una rapida riduzione della disoccupazione, tornata a mordere nei mesi del <em>Lockdown</em>.</p>
<p>Ecco il perché dello scatenamento di una protesta violenta oltre ogni immaginazione, con interi quartieri mesi a ferro e fuoco, con distruzione di beni pubblici e privati, e addirittura con un “talebanismo” democratico che si é dato alla decapitazione delle statue degli americani illustri. Talebanismo violento, cui é séguito il talebanismo “moderato” dei potentati economici globalisti, con appendici ridicole come quella del ritiro delle copie di <em>“Via col vento”</em>.</p>
<p>Personalmente non me ne sono meravigliato. Cosí come non mi sarei meravigliato se Donald Trump fosse stato tolto di mezzo con una provvidenziale fucilata. Come alcuni decenni or sono accadde a John Kennedy, all’indomani del suo tentativo di togliere alle banche private il monopolio dell’emissione del denaro pubblico [vedi <em>«L’ordine esecutivo no 11.110: forse Kennedy aveva visto giusto»</em> su “Social” dell’8 novembre 2013].</p>
<p>La posta in gioco a novembre sará altissima, mille volte maggiore rispetto a quella di una elezione presidenziale “normale”. Il popolo americano dovrá decidere se interrompere definitivamente il processo di globalizzazione economica e di mondializzazione politica, o se rassegnarsi alla resa ai poteri fortissimi che vogliono distruggere gli Stati Nazionali e assoggettare tutti i popoli del mondo al potere ricattatorio dell’alta finanza internazionale.</p>
<p>La lotta é solamente agli inizi e sará durissima, senza esclusione di colpi. Prepariamoci ad altri colpi di scena.</p>
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