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	<title>Gli italianiMorire di inefficienza ai tempi del coronavirus &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Morire di inefficienza ai tempi del coronavirus</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 08:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/morire-inefficienza-ai-tempi-del-coronavirus/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Non c’è dubbio che il pericolo da infezione da Coronavirus sia stato ampiamente sottovalutato dalle autorità del governo, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) avesse deliberato lo stato di emergenza internazionale sanitaria fin dal 30 gennaio. Ed è altrettanto indubbio che l’O.M.S. deve avere messo in preallarme il nostro come altri governi ben prima, già da quando il virus è identificato con il numero 19, perché isolato nel 2019. Non solo, il governo, che il 31 gennaio ha deliberato lo stato di emergenza sanitaria per sei mesi, ha atteso ben 22 giorni prima di emanare il primo dei cinque decreti&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è dubbio che il pericolo da infezione da Coronavirus sia stato ampiamente sottovalutato dalle autorità del governo, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) avesse deliberato lo stato di emergenza internazionale sanitaria fin dal 30 gennaio. Ed è altrettanto indubbio che l’O.M.S. deve avere messo in preallarme il nostro come altri governi ben prima, già da quando il virus è identificato con il numero 19, perché isolato nel 2019.</p>
<p>Non solo, il governo, che il 31 gennaio ha deliberato lo stato di emergenza sanitaria per sei mesi, ha atteso ben 22 giorni prima di emanare il primo dei cinque decreti legge con i quali ha dettato norme per contrastare l’infezione, ma non ha approfittato di quel tempo per fare mente locale sulla disponibilità di mascherine per limitare il contagio e dei ventilatori necessari ai malati più gravi, quelli destinati ad essere ricoverati nei reparti di terapia intensiva, eventualmente per provvedere ad acquistarli tempestivamente e nel numero occorrente. Nessuno, dal 31 gennaio, si è preso la briga di prevedere all’occorrente che, infatti, non è a disposizione degli operatori sanitari e dei cittadini che volessero tutelarsi.</p>
<p>Venuti i nodi al pettine, evidenziati dall’elevato numero dei contagiati, dei ricoverati e dei morti, è cominciato il balletto delle responsabilità che è inevitabile si concluderà con l’affermazione che tutti hanno fatto il possibile ma che, come ha detto il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, si è arrivati tardi negli ordini di acquisto e comunque le procedure non hanno consentito tempi rapidi per la macchinosità delle norme del Codice degli appalti e per l’intermediazione necessaria della Consip. Dimenticando che, in ogni emergenza, c’è chi occulta i beni necessari per farli comparire di nuovo sul mercato a prezzi maggiorati. Sullo sfondo chi polemizza afferma che la difficoltà della normativa sarebbe aggravata dalla presenza di due istituzioni, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e la Corte dei conti, l’una e l’altra spauracchio dei pubblici amministratori. Tanto che si è proposto l’abolizione del Codice degli appalti, dell’ANAC e della CONSIP ed un ridimensionamento dei poteri di controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti. Non solo, qualcuno ha proposto anche che nell’accertamento delle responsabilità per danno erariale la Corte dei conti non ricerchi la colpa grave ma solo il dolo, senza pensare che <em>culpa lata </em>(cioè la colpa grave) <em>dolo aequiparatur</em>, dicevano i romani che di diritto se ne intendevano.</p>
<p>Posto che l’ANAC non si può abolire, perché l’Italia ha ratificato un trattato internazionale per la lotta alla corruzione, che prevede un organismo statale in funzione di prevenzione del fenomeno, e che la Corte dei conti è una magistratura prevista dalla Costituzione, se si vuole snellire le procedure e non salvare chi ha operato in disprezzo delle regole della buona amministrazione, è molto più funzionale operare a monte sul sistema legislativo intervenendo sul Codice degli appalti, quel codice nella stesura del quale si è manifestata tutta la libidine del cavillo che caratterizza alcuni studiosi di diritto amministrativo alla ricerca della norma che, per ogni fattispecie, sia capace di impedire la penetrazione del malaffare nella gestione dei contratti. Cavilli che finiscono, invece, per ostacolare le imprese serie senza creare difficoltà alcuna ai corruttori che sanno bene come ottenere l’aggiudicazione di un contratto, a cominciare dalla gara e dalle specifiche tecniche delle forniture, da un bando costruito a misura dei requisiti di un determinato bene perché a vincere sia quella determinata impresa che lo produce. Poi i collaudi dei lavori e delle forniture sono il più delle volte un inutile orpello, come dimostra il fatto che presto si scoprono le magagne delle opere, dei servizi e delle forniture.</p>
<p>Il Codice degli appalti va dunque riformato e semplificato. E non è che non si sappia come fare perché se nel Regno Unito si sono limitati a tradurre in inglese le direttive europee in materia di appalti, l’Italia ha avuto la possibilità di assicurare opere e servizi di prim’ordine alle pubbliche amministrazioni attraverso le disposizioni che in materia di contratti sono state disciplinate per 150 anni dalla legge di Contabilità generale dello Stato. Poche norme ma chiarissime, che non hanno ostacolato l’attività contrattuale delle pubbliche amministrazioni. La chiarezza è il primo requisito di una norma, in assenza della quale si lascia mano libera alla fantasia dell’interprete con l’effetto dell’incertezza del diritto.</p>
<p>Semplificare è, dunque, necessario e urgente perché non è possibile morire di inefficienza che è la causa prima dei decessi di quanti sono giunti al termine della loro esistenza perché mancava la mascherina o la bombola di ossigeno o qualche altro presidio medico dei quali gli ospedali non si sono potuti approvvigionare per la farraginosità delle leggi e il conseguente timore di incorrere nelle sanzioni dell’ANAC o nelle censure della Corte dei conti.</p>
<p>L’Italia è un grande Paese con una storia amministrativa di prim’ordine, costruita subito dopo la formazione dello Stato nazionale quando, in pace e in guerra e nei dopoguerra, è stato possibile edificare in tempi ragionevolmente brevi immobili d’interesse pubblico, strade, ferrovie, infrastrutture. Quella virtù abbiamo perso per strada a causa di una classe politica progressivamente decaduta che ha trascinato nel baratro dell’inefficienza anche la burocrazia il cui ordinamento ha annullato il merito che avrebbe dovuto costituire il riferimento del buon governo, merce rara come la responsabilità delle scelte e della verifica delle realizzazioni.</p>
<p>Il risultato è un picco di inefficienza. Della quale, in questa stagione, si muore</p>
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