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	<title>Gli italianiIn mostra i capolavori salvati dalla guerra &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>In mostra i capolavori salvati dalla guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 22:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/mostra-capolavori-salvati-dalla-guerra/"></a></p><hr /><p>Le Scuderie del Quirinale ospitano fino al prossimo 10 aprile la mostra ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra, curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli e organizzata dalle Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà. Questa grande esposizione vede anche la partecipazione della Direzione Generale Musei del Mic e la collaborazione con partner che hanno sostenuto il progetto: Ferrovie dello Stato Italiane, American Express, Unilever-Magnum, Banca Passadore &#38; C., Fondazione Passadore 1888. È offerta una selezione di oltre cento capolavori salvati durante&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Scuderie del Quirinale ospitano fino al prossimo 10 aprile la mostra <em>ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra</em>, curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli e organizzata dalle Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà.</p>
<p>Questa grande esposizione vede anche la partecipazione della Direzione Generale Musei del Mic e la collaborazione con partner che hanno sostenuto il progetto: Ferrovie dello Stato Italiane, American Express, Unilever-Magnum, Banca Passadore &amp; C., Fondazione Passadore 1888.</p>
<p>È offerta una selezione di oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre a un notevole panorama documentario, fotografico e sonoro riuniti grazie alla collaborazione di ben quaranta Musei ed Istituti. Ne deriva il racconto emozionante di un momento drammatico per l’Italia in cui donne e uomini, durante la guerra, hanno interpretato la propria professione coscienti dell’universalità del patrimonio da salvare.</p>
<p>Luigi Gallo, direttore della Galleria Nazionale delle Marche  sottolinea che l’esposizione “racconta la storia di un’epica impresa di salvaguardia compiuta da coloro che credevano nel valore etico dell&#8217;arte e del suo ruolo nella nostra identità nazionale; fra loro si contano funzionari dello Stato, rappresentanti delle gerarchie vaticane, civili e militari che, con coraggio e determinazione hanno permesso di trasmettere al presente l’immenso, delicatissimo patrimonio culturale italiano. Ed è una fortuna, perché senza passato saremmo senza futuro.</p>
<p>Lo testimonia l’azione di Pasquale Rotondi, lo storico direttore di Palazzo Ducale, che tutti nelle Marche ricordano per la lucidità delle sue scelte, la compostezza del suo comportamento, lo spessore della sua cultura. In suo onore la Galleria Nazionale delle Marche ha collaborato alla mostra con prestiti prestigiosi ed un importante lavoro di ricerca e documentazione che testimonia la lungimiranza della sua azione di tutela. L’operazione è stata resa possibile anche grazie alla disponibilità dei Musei Civici e Diocesani, nonché dalla collaborazione delle Soprintendenze”.</p>
<p>Al centro del progetto espositivo è perciò l’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti &#8211; spesso messi forzatamente a riposo dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò &#8211; che, coadiuvati da storici dell’arte e rappresentanti delle gerarchie vaticane, si resero interpreti di una grande impresa di salvaguardia del patrimonio artistico-culturale.</p>
<p>Fra questi si annoverano Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Emilio Lavagnino, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Aldo de Rinaldis, Bruno Molajoli, Francesco Arcangeli, Jole Bovio e Rodolfo Siviero, agente segreto e futuro ministro plenipotenziario incaricato delle restituzioni: persone che, con mezzi limitati, presero coscienza della minaccia che incombeva sulle opere d’arte, schierandosi in prima linea per evitarla.</p>
<p>Un’occasione unica per ammirare, per la prima volta riunite nello stesso luogo, opere di altissimo valore artistico fortunatamente scampate: dal <em>Discobolo Lancellotti</em> alla <em>Danae</em> di Tiziano Vecellio a <em>Santa Palazia</em> di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, dai celebri ritratti di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez e di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane fino a numerosi capolavori custoditi nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, quali la <em>Crocefissione </em>di Luca Signorelli, l’<em>Immacolata Concezione </em>di Federico Barocci e la <em>Madonna di Senigallia</em> di Piero della Francesca.</p>
<p>In mostra anche circa centoquaranta riproduzioni fotografiche ed oltre trenta documenti storici nonché più di una ventina di estratti da filmati d’epoca; testimonianze significative di una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese.</p>
<p>Storie avvincenti, dall’alto valore civile, che si dipanano in mostra attraverso tre principali filoni narrativi.</p>
<p>Il primo &#8211; <em>Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte</em> &#8211; si riferisce all’alterazione subita dal mercato dell’arte all’indomani della stipulazione dell’asse Roma-Berlino (1936); per assecondare le brame collezionistiche di Adolf Hitler ed Hermann Göring, i gerarchi fascisti favorirono il permesso di cessione di importanti opere d’arte, anche sotto vincolo, come il <em>Discobolo Lancellotti </em>(vincolato dal 1909), copia romana del celebre bronzo di Mirone – fra le opere di spicco della rassegna &#8211; o i capolavori della collezione Contini Bonacossi di Firenze.</p>
<p>Il racconto relativo al secondo nucleo &#8211; <em>Spostamenti e ricoveri &#8211;</em>inizia nel 1939, quando, con l’invasione della Polonia da parte di Hitler, il ministro dell’educazione Giuseppe Bottai diede l’avvio alle operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale, con la conseguente elaborazione del piano per lo spostamento delle opere d’arte. Da qui si dipanano molte storie: i rapporti tra i sovrintendenti italiani e il Vaticano, l’impegno dei singoli funzionari per inventariare e nascondere i beni culturali nel Lazio, in Toscana, a Napoli, in Emilia e nel Nord Italia, l’impegno fondamentale di curatrici donne,quali Fernanda Wittgens, Palma Bucarelli, Noemi Gabrielli, Jole Bovio e altre, nonché la razzia della Biblioteca Ebraica di Roma.</p>
<p>Tra le figure-chiave di questa sezione figura Pasquale Rotondi, il giovane soprintendente delle Marche che fu incaricato di approntare un deposito nazionale e mise in salvo nei depositi di Sassocorvaro e Carpegna capolavori provenienti da Venezia, Milano, Urbino e Roma, per un totale di circa diecimila opere sotto la sua custodia.</p>
<p>Il terzo ed ultimo filone, <em>La fine del conflitto e le restituzioni</em>, prende in considerazione le missioni per il recupero e la salvaguardia delle opere trafugate al termine della guerra.</p>
<p>Ai funzionari italiani si affiancarono gli uomini della “Monuments, Fine Arts, and Archives Program” (MFAA), una <em>task force </em>composta da professionisti dell’arte provenienti da tredici diversi paesi e organizzata dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale per proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra.</p>
<p>Con la fine della guerra iniziano le restituzioni dei beni trafugati dai nazisti: oltre seimila opere ritrovate finora.</p>
<p>Dall’esperienza di quegli storici dell’arte nacque un nuovo modo di intendere la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali, a partire dalla fondazione dell’attuale Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.</p>
<p>Non solo, nel secondo dopoguerra la museografia italiana avviò una delle stagioni più prolifiche per la valorizzazione e la divulgazione del capitale culturale del Paese: i musei italiani divennero il campo di sperimentazione di una didattica permanente rivolta a tutti i cittadini.</p>
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