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	<title>Gli italianiPer non dimenticare le vittime della barbarie. Gorizia e i 655 infoibati &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Per non dimenticare le vittime della barbarie. Gorizia e i 655 infoibati</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2019 07:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/non-dimenticare-le-vittime-della-barbarie-gorizia-655-infoibati/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>Come a Trieste, anche per Gorizia fu funesto il 1° maggio 1945. La guerra era finita ma iniziava anche lì il  calvario dell’occupazione yugoslava. Gli ultimi reparti tedeschi avevano abbandonato la città due giorni prima, senza sparare, e il 30 aprile il CLN ne aveva assunto il governo. Ci furono solo alcune sporadiche scaramucce con i cetnici in fuga. Le avanguardie titine entrarono dunque in una città che non aveva alcun bisogno di essere “liberata” e si misero subito a disarmare i patrioti del CLN, portandoli  poi verso la località di Montesanto. Il giorno successivo entrarono a Gorizia, da est,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come a Trieste, anche per Gorizia fu funesto il 1° maggio 1945. La guerra era finita ma iniziava anche lì il  calvario dell’occupazione yugoslava.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi reparti tedeschi avevano abbandonato la città due giorni prima, senza sparare, e il 30 aprile il CLN ne aveva assunto il governo. Ci furono solo alcune sporadiche scaramucce con i cetnici in fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Le avanguardie titine entrarono dunque in una città che non aveva alcun bisogno di essere “liberata” e si misero subito a disarmare i patrioti del CLN, portandoli  poi verso la località di Montesanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo entrarono a Gorizia, da est, i reparti del IX Korpus di Tito i quali provvidero subito a far saltare l‘unico ponte sull’Isonzo ancora in piedi (il ponte 9 agosto) che consentiva l’accesso alla città. Così facendo impedirono l’arrivo dei neozelandesi  che dovettero attuare un lungo giro verso Sagrado risalendo poi verso Gorizia dove arrivarono solo il 3 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">I titini avevano intanto proclamato l’annessione della città alla Yugoslavia ed assunto i “poteri popolari”: mobilitazione generale, coprifuoco, perquisizioni, requisizioni, saccheggi, arresti. La chiamata alle armi per tutti i maschi da 18 a 50 anni divenne una sorta di deportazione generale che segnerà la storia del capoluogo isontino.</p>
<p style="text-align: justify;">“Una cappa di terrore e di sgomento – racconta un opuscolo dell’epoca &#8211; gravava sinistramente su tutti, testimoni come erano di lunghe teorie di persone che, mani legate dietro la schiena col filo di ferro, attraversavano la città, obbligati ad incamminarsi a suon di spintoni e mitra verso un tragico destino”.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il consueto copione i partigiani di Tito arrestarono il podestà  Antonio Casasola (che finirà incarcerato a Lubiana e di cui mai più nulla si seppe) il suo vice e preside della Provincia di Gorizia, Gino Morassi (che verrà gettato nella foiba di Tarnova), il questore Vito Genchi , diversi dirigenti pubblici, direttori di banca, possidenti e commercianti, ed anche due notissimi esponenti del CLN, Licurgo Olivi e Augusto Sverzutti, prelevati poche ore dopo l’ultima riunione del Comitato che ne dichiarava lo scioglimento non riconoscendo l’autorità yugoslava.</p>
<p style="text-align: justify;">Genchi (prigioniero n. 1968), Olivi (n. 1799) e Sverzutti (n. 1728) furono trasferiti nelle carceri di Lubiana e  da lì saranno fatti uscire alla mezzanotte del 30 dicembre 1945, Eppure non torneranno mai più a casa.</p>
<p>Fu imprigionato anche l’Arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Margotti, liberato qualche giorno dopo con l’obbligo di “lasciare in ventiquattro ore la città e la Jugoslavia”  per  trasferirsi a Udine, essendo “ contrario al movimento nazionale di liberazione” e poiché “la sua condotta fomentava la guerra civile”.</p>
<p>La violenza partigiana si abbattè inoltre e in particolare su chiunque portasse le stellette.  Finanzieri, carabinieri, agenti di pubblica sicurezza, ufficiali e soldati, rastrellati ed arrestati addirittura i degenti dell’ospedale militare, in qualunque condizione di salute si trovassero.</p>
<p>Atroce il martirio dei diciotto carabinieri di Gorizia, arrestati dai titini e rinchiusi nelle carceri cittadine di via Berzellini. Qui vennero torturati, bastonati e costretti  a forza a sbattere la testa contro i muri delle celle. La mattina del 18 maggio furono caricati su un camion e portati sull’altipiano, verso Tarnova. Da allora scomparvero nel nulla.</p>
<p>Nel 1994 il figlio del brigadiere Pasquale Guarini, assieme a Marco Pirina, lo storico di “Silentes Loquimur”, trovò una traccia parlando col vecchio parroco di Tarnova che a sua volta lo indirizzò verso un  ex partigiano di Nemci, Antonio Winkler, un tempo abitante a Gorizia.</p>
<p>Fingendosi interessati alla sorte di un gruppo di sloveni dispersi, si fecero portare dal vecchio titino nel bosco e fino alla foiba di Nemci. &#8220;Ma lei non sa nulla dei carabinieri?&#8221; gli chiesero, e lui rispose, credendoli amici, indicando i luoghi e il tragitto del camion, addirittura la buca nella quale era stato sepolto un finanziere  crollato per terra a venti metri dalla bocca della foiba.</p>
<p>“Avevano i polsi legati con filo di ferro rinserrato con le pinze – raccontò &#8211; li feci salire all&#8217;imbocco della foiba. Lì c&#8217;era la squadra che li buttava nell&#8217;abisso. Qualcuno era vivo. Ad altri sparavano prima di sospingerli nel vuoto. Sono quasi cinquanta anni che non vengo più in questo posto. A quelli che uccidevano avevano dato una bottiglia di rum a testa. Dovevano stordirsi. A noi, che avevamo fatto una faticaccia per trasportarli fin lassù, non toccò nulla, neppure un goccio&#8221;.</p>
<p>In quel mese di maggio, nella sola Gorizia furono arrestate e deportate oltre 1000 persone. Di 665 non si seppe  più nulla. Restano nella memoria e nell’onore i 655 nomi incisi sul lapidario del Parco della Rimembranza.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/non-dimenticare-le-vittime-della-barbarie-gorizia-655-infoibati/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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