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	<title>Gli italianiE ora chi governa? In ogni caso sarà un disastro &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>E ora chi governa? In ogni caso sarà un disastro</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2018 16:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/ora-governa-caso-sara-un-disastro/"><img width="180" height="140" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Delninno1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Delninno1.jpg 180w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Delninno1-82x64.jpg 82w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p><hr /><p>Il numero 4 non porta fortuna a Renzi, che in quel giorno di dicembre e in questo di marzo ha subito sconfitte pesantissime. Vista l’inaffidabilità di sue precedenti dichiarazioni, non sappiamo se e per quanto tempo abbandonerà la ribalta, ma per ora ci sembra destinato a uscire dalla luce dei riflettori (qualcuno ha esteso l’ipotesi della sua eventuale scomparsa a quella del PD: vedremo). Comunque, fatta questa premessa, mentre non abbiamo ancora i risultati definitivi, ma è chiara già da ieri notte la tendenza dell’elettorato, azzardiamo qualche considerazione su questa importante consultazione elettorale. Chi ha vinto? Chi ha perso? E&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero 4 non porta fortuna a Renzi, che in quel giorno di dicembre e in questo di marzo ha subito sconfitte pesantissime. Vista l’inaffidabilità di sue precedenti dichiarazioni, non sappiamo se e per quanto tempo abbandonerà la ribalta, ma per ora ci sembra destinato a uscire dalla luce dei riflettori (qualcuno ha esteso l’ipotesi della sua eventuale scomparsa a quella del PD: vedremo). Comunque, fatta questa premessa, mentre non abbiamo ancora i risultati definitivi, ma è chiara già da ieri notte la tendenza dell’elettorato, azzardiamo qualche considerazione su questa importante consultazione elettorale.</p>
<p>Chi ha vinto? Chi ha perso? E perché? Chi andrà al Governo? Al primo e al secondo quesito è facile rispondere: i commentatori sono tutti d’accordo nell’individuare nel Movimento 5 Stelle e nella Lega – e, ovviamente, nei rispettivi leader – i vincitori; il ruolo di sconfitti tocca altrettanto incontestabilmente al Partito Democratico e a Forza Italia. Per inciso, faremo appena notare come l’escamotage della coalizione si sia rivelato tutt’altro che determinante ai fini del successo di questa o quella forza politica: né chi ha deciso di presentarsi da solo (M5S) né chi ha optato per la coalizione (centrodestra e centrosinistra) ha raggiunto la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ne deriva che il prossimo Governo si baserà su maggioranze variabili – in funzione dei punti programmatici sui quali vi sarà convergenza dei vari attori politici – o che si sarà indotti a scegliere la via del Governo di minoranza (che accentuerebbe la precarietà e l’instabilità del quadro politico).</p>
<p>Un fatto è certo: il risultato elettorale ha determinato la chiusura di una lunga fase, aperta sotto il segno del bipolarismo, proseguita sotto quello del tripolarismo, e ora, complice un sistema elettorale semi-proporzionale, tendente ad un inedito, apparente nuovo bipolarismo. Durante la campagna – ma non solo – si è da più parti lamentata la mancanza di visione di tutti i contendenti, impegnati quasi esclusivamente a promettere l’irrealizzabile, sotto forma di elargizioni dallo smunto Bilancio dello Stato (reddito di cittadinanza, aumento delle pensioni minime, sussidi alle famiglie, tassa piatta, ma anche rimpatrio dei troppi immigrati illegali).</p>
<p>Si aggiunga che mai come stavolta, specialmente al Sud, hanno agito fattori preoccupanti. Se il voto dei “vecchi” è andato al Partito Democratico e a Forza Italia, l’orientamento dei “giovani”, specie in quelle regioni, sembra infatti essersi diviso fra l’astensione e la scelta di chi, se non altro, prometteva un reddito di cittadinanza in qualche modo sostitutivo di quello da lavoro, cioè i 5 Stelle. Così nei territori più devastati dalla crisi occupazionale – altro che i numeri spacciati dal Governo Gentiloni-Renzi! – quel Movimento ha raggiunto anche il 60% dei consensi, realizzando il famoso “cappotto”, ad esempio, in Sicilia. Le recenti indagini statistiche e demoscopiche parlavano di un popolo caratterizzato da rancore e invidia sociale: nel Meridione, questi potenti fattori della storia sembrano aver prevalso ancora una volta, ma stavolta a favore di un soggetto politico “nuovo”.</p>
<p>Dicevamo della mancanza di progettualità da parte di tutti gli attori politici: eppure, il sottotesto di quelle promesse delineava visioni della società italiana decisamente contrastanti fra loro, e a nostro avviso è in quel sottotesto che va ricerca la spiegazione di vittorie e sconfitte. Premesso che la percentuale delle astensioni sembra essersi stabilizzata su livelli “normali” per i cosiddetti paesi “democratici” (intorno al 25%), se si guarda all’identikit dell’elettore dei vari partiti, si scopre che è andata formandosi una maggioranza soprattutto sul fronte della “contrarietà”. Precisiamo che nel calcolo vanno compresi anche quei voti finiti a formazioni marginali – quelle poco sopra o poco sotto l’uno per cento – quali, ad esempio, “Potere al popolo”, da un lato, e “Casa Pound” e “Fronte Nazionale” dall’altro, che, in termini di critica all’establishment europeo e nazionale, trovano i loro alfieri proprio nel Movimento 5 Stelle, nella Lega e in Fratelli d’Italia. Recupero di sovranità; ostilità verso la globalizzazione selvaggia e, in generale, verso l’immigrazione incontrollata e il mondo della finanza senza regole, delle banche e della burocrazia, tanto europea quanto italiana; attenzione al dato sociale, ad una più equa distribuzione della ricchezza prodotta, alla base familiare e, nel campo dell’economia, alle piccole e medie imprese: questi sono i tratti comuni a Lega e Movimenti 5 Stelle, sulla scia dei quali ha faticato a collocarsi Forza Italia (e che ha apertamente disconosciuto il Partito Democratico), già in crisi di credibilità dall’epoca del Nazareno, i cui fantasmi ancora si agitavano in questa campagna elettorale, con i risultati che si son visti.</p>
<p>Di passata, diremo che fra gli sconfitti vanno annoverati Confindustria e CEI (ma forse dovremmo dire, tout court, la Chiesa di Bergoglio, in crisi di vocazioni e capace sempre meno di riempire le chiese italiane, proprio come si sono dimostrati incapaci di riempire le piazze i partiti perdenti).</p>
<p>Discorso a parte meriterebbero i Sindacati: qui ci limitiamo a rilevare come alcuni temi comuni alla CGIL ed alla UGL, in primis l’esigenza di eliminare/modificare radicalmente provvedimenti come il Job’s Act, la legge Fornero e la “Buona Scuola”, trovano nella stessa trincea anche Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Crediamo che tali convergenze finiranno col pesare quando, ancor prima che il Presidente Mattarella conferisca l’incarico di formare il nuovo Governo, si tratterà di eleggere i Presidenti di Camera e Senato e, magari, di redigere il documento di programmazione economica e finanziaria (il prossimo mese di aprile).</p>
<p>Maggioranza populista? Se è vero, come più d’uno ha dichiarato, che non è questo il momento delle sfumature, ci troviamo di fronte ad una svolta epocale. Come reagiranno l’Unione Europea e tutti i “poteri forti” internazionali (FMI, BCE, i mercati in genere) e nazionali (Magistratura, dai TAR alla Consulta, Ragioneria dello Stato, apparato burocratico) non è difficile prevedere, in termini di ostacoli di ogni genere e natura sul cammino delle nuove forze politiche alla ribalta; al punto che è consigliabile la vigilanza nei pochi mass media disponibili e, soprattutto, la formazione o il rafforzamento di organismi modello “Visegrad”, proprio per scongiurare trappole e colpi di mano, sul tipo di quello ordito e mandato a effetto nel 2011.</p>
<p>Quanto alla questione del leader, mentre sarebbe sorprendente un coinvolgimento del Partito Democratico, clamorosamente in perdita di consensi, non meno problematica appare la soluzione di un’alleanza “M5S” e Lega, con il leader di quest’ultima forzatamente in subordine a Di Maio, in virtù dei numeri. Si adatterà Salvini, resuscitatore della screditata Lega di Bossi? Cederà qualcosa Di Maio, che appare ancora diviso tra una certa immagine democristiana e l’ombra di Grillo/Casaleggio?</p>
<p>Per ora ci fermiamo, ma sarà inevitabile tornare in argomento, via via che si definiranno dati e flussi.</p>
<ul>
<li>da TOTALITA&#8217;</li>
</ul>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/ora-governa-caso-sara-un-disastro/"><img width="180" height="140" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Delninno1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Delninno1.jpg 180w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Delninno1-82x64.jpg 82w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></p>]]></content:encoded>
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