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	<title>Gli italianiOstia, un&#8217;esperienza da non sottovalutare &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 22:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama “Municipio” perché è una articolazione amministrativa del Comune di Roma ma, in realtà, con i suoi oltre 200 mila abitanti, di cui 185 mila votanti, Ostia è una città, la terza del Lazio, un’importante area urbana sul mare che, da sempre, accompagna la storia della Capitale, come il Tevere.</p>
<p>Il nuovo Presidente del Municipio, Giuliana Di Pillo del Movimento 5 Stelle, ha vinto sfiorando il 60% dei voti, un risultato ragguardevole il cui significato i politici battuti al primo ed al secondo turno si sono subito affrettati a sminuire con argomentazioni il più delle volte inconsistenti. È diminuito il numero dei votanti, sottolineano. Due elettori su tre, infatti, non hanno messo la scheda nelle urne. Ma questo in democrazia ha un significato relativo. Attesta, non c’è dubbio, la disaffezione di una larga parte dell’elettorato per la politica, ma è un fatto che chi non vota non conta e non può neppure lamentarsi più di quello che non va. “Tanto non cambia nulla”, si è sentito ripetere ossessivamente dagli intervistati da giornali e telegiornali alla vigilia del voto. Non conoscono neppure il nome dei candidati e dei partiti che li esprimono. È un punto basso della democrazia, certo il più basso dal dopoguerra. Ad Ostia, come ovunque in Italia. Sicché il “partito degli astenuti” è sempre più consistente. Si dice che anche in alcuni paesi esteri cala l’affluenza nelle elezioni, soprattutto politiche. Ma non ci deve consolare.</p>
<p>Cosa fare per riportare i cittadini nelle sezioni elettorali? Non è facile, perché, se oggi molti si astengono in quanto considerano inutile un voto che ritengono non cambi nulla, ugualmente molto probabilmente accadrebbe se la politica dimostrasse di saper interpretare i desideri della gente. In questo caso si direbbe che non votano perché sono soddisfatti.</p>
<p>Insomma, in un modo o nell’altro sempre più cittadini si sentono lontani dalle scelte della classe politica in ragione della distanza di questa dalle esigenze concrete della gente. Cattiva amministrazione e scandali che dimostrano l’ingresso di interessi privati nella gestione delle risorse pubbliche scoraggiano i cittadini. I quali ritengono che sia inutile protestare “tanto non cambia nulla”.</p>
<p>Eppure una forma di protesta si va delineando. È quella incarnata dal M5S che i cittadini scelgono senza molto riflettere su quel che promettono e su quel che fanno dove governano. Sono nuovi, o seminuovi, e la gente spera che siano diversi da quelli che fin qui li hanno governati. Se non si tiene conto di questa realtà e si continua a disquisire su programmi e persone vuol dire che non si è compresa la realtà di un movimento che nonostante le gaffes di alcuni suoi esponenti, i congiuntivi sbagliati e alcuni originali riferimenti geografici non perde consensi nelle rilevazioni dei sondaggisti. Lo ha capito bene Silvio Berlusconi che non tralascia occasione per attaccarli, perché comprende che i pentastellati riscuotono interesse tra l’elettorato moderato, mentre a Sinistra non di rado i Di Maio e i Di Battista vengono considerati naturali interlocutori. È un voto di protesta? Ma è un voto che conta.</p>
<p>Da non trascurare, poi, che ad Ostia il Centrodestra fra <em>NoiconSalvini</em> e <em>Fratelli d’Italia</em>, partito radicato nel territorio romano con una leader, Giorgia Meloni, sempre attiva, ha subito una cocente sconfitta.</p>
<p>Il fatto è che soprattutto la <em>Lega</em> non ha capito che a Roma non si sfonda se non si tiene conto dell’<em>humus</em> della Città che affonda le sue radici nel settore pubblico, nei ministeri, negli enti pubblici nazionali, nelle università con centinaia di professori e molte migliaia di studenti provenienti da tutta Italia. Per farsi notare nella Capitale i partiti devono esprimere personalità di spicco che sappiano interloquire con queste realtà culturali e professionali, a fronte delle quali non è possibile porre modesti personaggi tratti dalle quarte fila della vecchia politica romana, consiglieri comunali o municipali non rieletti ed alla ricerca disperata di una collocazione.</p>
<p>Roma richiede altro. Se i partiti non lo capiscono sarà una nuova sconfitta alle politiche. Per questo va crescendo l’attenzione per <em>Rinascimento</em>, il movimento politico che, nell’ambito del Centrodestra, hanno messo in campo Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti e che già ha visto l’adesione di Raffaele Fitto e di Enrico Costa. In Puglia l’uno ed in Piemonte l’altro rappresentano una realtà politico organizzativa che se dovesse sfondare a Roma renderebbe ancora più verosimile il raggiungimento di quel 3% che i sondaggisti più accreditati intravedono all’orizzonte.</p>
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