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	<title>Gli italianiIl padre, la Consulta e la Chiesa &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il padre, la Consulta e la Chiesa</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2022 15:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/padre-la-consulta-la-chiesa/"><img width="292" height="172" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/consulta.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/consulta.jpeg 292w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/consulta-96x57.jpeg 96w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></a></p><hr /><p>Senza andare a disturbare troppo i giornaloni della vulgata liberal progressista, galvanizzati dalla notizia, attingiamo dal sito della Corte Costituzionale per avere contezza dei contenuti della sentenza emanata dalla Consulta il 27 aprile scorso. «La Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio» si legge, «ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale sulle norme che regolano, nell’ordinamento italiano, l’attribuzione del cognome ai figli. In particolare, la Corte si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza andare a disturbare troppo i giornaloni della vulgata liberal progressista, galvanizzati dalla notizia, attingiamo dal sito della Corte Costituzionale per avere contezza dei contenuti della sentenza emanata dalla Consulta il 27 aprile scorso. «<em>La Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio</em>» si legge, «<em>ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale sulle norme che regolano, nell’ordinamento italiano, l’attribuzione del cognome ai figli. In particolare, la Corte si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori</em>». «<em>In attesa del deposito della sentenza</em>», continua il comunicato, «<em>l’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale fa sapere che le norme censurate sono state dichiarate illegittime per contrasto con gli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione </em>(se ne accorgono dopo quasi ottanta anni!),<em> quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo</em> (addirittura!)». «<em>Pertanto</em>», si termina, «<em>la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due</em>». Il tutto è nato dal caso sollevato da una coppia di Bolzano che voleva dare al figlio, nato fuori dal matrimonio, il cognome materno perché, in tedesco, suonava molto meglio di quello del padre.</p>
<p>Marcello Veneziani ha scritto che «<em>nell’opera di demolizione della famiglia la Corte Costituzionale non ha calcolato la crescita esponenziale dei doppi cognomi</em>» anche se nel giro di due generazioni il problema potrebbe non porsi più perché «<em>non ci sarà più o la legge o la famiglia</em>».</p>
<p>Visto il tenore delle sentenze, sarebbe quasi auspicabile che non esistesse più la magistratura, ma probabilmente ad estinguersi sarà la figura del <em>padre</em>, già messa gravemente in discussione da una retorica modello femminista dal punto di vista laico e modello <em>fratellitutti</em> dal punto di vista religioso, nell’accezione <em>bergogliana</em> del termine.</p>
<p>La sentenza della Corte fa nascere soprattutto due interrogativi, almeno a chi scrive. Il primo fa riferimento all’aspetto sociale della questione, quando si legge nel comunicato che «<em>la Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre</em>». La domanda è: perché? In quali termini si prefigura la discriminazione, peraltro in un’epoca in cui l’identità, a parte quella di genere (soprattutto quando l’intenzione è quello di cambiarlo, il genere), non ci sembra in nessun modo protetta o garantita, principalmente dal punto di vista culturale. Ci chiediamo altresì se le madri non ritengano, invece, discriminatorio vedersi riconosciuti soltanto cinque mesi di maternità e se pensano di poter riscattare il fatto di non potersi dedicare maggiormente ai propri figli, semplicemente dando loro il proprio cognome.</p>
<p>Il secondo interrogativo nasce dal silenzio, di fronte a questa decisione, da parte della Chiesa di papa Francesco, sempre meno interessata al ruolo del padre. Che sia quello terreno, che mette al mondo dei figli e vive la propria vita per poi raggiungere il Padre Celeste, che sia quello del Padre Celeste stesso, sempre più messo in ombra da un sentimento di <em>fratellanza universale</em>, che però non si capisce a che cosa e, soprattutto, <em>a Chi</em> faccia riferimento, dal momento in cui essere fratelli senza riconoscere una discendenza paterna risulta essere una prospettiva piuttosto sterile.</p>
<p>In questi giorni il papa più che da quello del padre sembra essere più attratto dal ruolo delle suocere, delle quali ha detto che «<em>non sono il diavolo</em> (sic!)», ma devono preoccuparsi di tenere a bada la lingua. Loro…</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/padre-la-consulta-la-chiesa/"><img width="292" height="172" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/consulta.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/consulta.jpeg 292w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/07/consulta-96x57.jpeg 96w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></a></p>]]></content:encoded>
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