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	<title>Gli italianiParla Anna Ascani: lo scontro politico rischia di trasferirsi dall&#8217;interno del Pd al governo &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Parla Anna Ascani: lo scontro politico rischia di trasferirsi dall&#8217;interno del Pd al governo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 17:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/parla-anna-ascani-lo-scontro-politico-rischia-trasferirsi-dallinterno-del-pd-al-governo/"><img width="1280" height="720" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani.jpg 1280w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-300x169.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-768x432.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-1024x576.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-1020x574.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-640x360.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-96x54.jpg 96w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/ascani-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p><hr /><p>Enrico Rossi, governatore della Toscana &#8211; cofondatore del nuovo partito denominato Democratici e Progressisti &#8211; a suo tempo così ha descritto Matteo Renzi: “ha questa impronta molto personale sulla politica; si contorna di persone che abbiano nei suoi confronti fedeltà assoluta”. Una descrizione della visione politica di Renzi da cui scaturisce una serie di considerazioni ricollegabili alla figura dell’ex premier. La prima riflessione riguarda il concetto di fedeltà in politica, che include anche un reciproco rapporto di potere. Renzi aveva detto &#8211; rivolgendosi alla minoranza interna del Pd &#8211; di pretendere lealtà: una parola impegnativa perché implica il doveroso riconoscimento&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Rossi, governatore della Toscana &#8211; cofondatore del nuovo partito denominato <em>Democratici</em> e <em>Progressisti</em> &#8211; a suo tempo così ha descritto Matteo Renzi: “<em>ha questa impronta molto personale sulla politica; si contorna di persone che abbiano nei suoi confronti fedeltà assoluta”.</em></p>
<p>Una descrizione della visione politica di Renzi da cui scaturisce una serie di considerazioni ricollegabili alla figura dell’ex premier.</p>
<p>La prima riflessione riguarda il concetto di fedeltà in politica, che include anche un reciproco rapporto di potere. <strong>Renzi aveva detto &#8211; rivolgendosi alla minoranza interna del Pd &#8211; di pretendere lealtà: </strong>una parola impegnativa perché implica il doveroso riconoscimento della dignità reciproca, unitamente alla condivisione degli obiettivi. Ma significa anche accettare la differenziazione delle idee nell’ambito di un progetto comune. Perché nella lealtà non è presente alcun tipo di calcolo, mentre la fedeltà non di rado è dettata da pura convenienza.</p>
<p>E’ da sottolineare che non di rado però il termine lealtà perde il suo significato originario quando si reclama fedeltà, in riferimento a un accordo nato con presupposti decisamente diversi.</p>
<p>All’interno del Pd, la conseguenza per coloro che in questi ultimi anni hanno espresso con franchezza le proprie opinioni in contrasto con quelle del segretario del partito, è stata quella di essere definiti gufi.</p>
<p>Accettare il parere della maggioranza è giusto in un’organizzazione politica che però deve facilitare al suo interno la discussione e anche il compromesso.</p>
<p>Nessuno fa più caso in Parlamento ai tantissimi cambiamenti di casacca, come del resto nelle giunte comunali o regionali.</p>
<p>A questo punto c’è da chiedersi se l’infedeltà sia diventata il valore più forte della nostra politica.</p>
<p>In un partito, come il Pd, in cui cambiano gli alleati, i principi di riferimento, i contenuti dell’offerta politica, diventa difficile capire a chi essere leali.</p>
<p>Decisamente leale con Matteo Renzi e coerente con se stessa è la deputata Pd Anna Ascani, che molti elettori &#8211; dopo il suo ripetuto sostegno in TV alla riforma costituzionale &#8211; avrebbero desiderato vedere sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Gentiloni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Onorevole Ascani, a suo parere qual è la vera motivazione della fuoriuscita di un buon numero di parlamentari dal Pd?</strong></p>
<p><em>Credo che la motivazione principale sia l’aspettativa che si vada a votare con un sistema proporzionale. Su questo la penso come Renzi: spero che si vada verso un sistema maggioritario come il Mattarellum, ma temo che non lo si riuscirà a fare. E allora la tattica di dividersi per far valere meglio le proprie ragioni può prevalere sulla strategia di essere un grande partito di centrosinistra e il più grande partito d’Italia. Non condivido tatticamente, perché le conseguenze di questa scelta possono essere molto gravi, e neppure strategicamente perché penso che il Pd come casa dei riformismi abbia un valore storico per la democrazia italiana. Ma cerco di capire e mi spiego le cose più o meno così.</em></p>
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<p><strong>Poteva essere frenata? E come?</strong></p>
<p><em>Di sicuro non poteva essere frenata nel modo in cui si è cercato di fare: con la moral (molto poco moral, in realtà) suasion affinché Renzi non si ripresentasse al congresso del Partito Democratico. Con Walter Veltroni è successo che, per tenere unito il gruppo dirigente, ha fatto un passo indietro il leader che in quel momento aveva di gran lunga più consenso e quel consenso non lo si è ottenuto più. Sarebbe stato giusto ripercorrere questa strada? Io penso di no, perché Matteo Renzi non ha solo il diritto di candidarsi, ma anche un certo dovere: rappresenta un popolo e confido che lo continuerà a rappresentare con proporzioni di consenso che nessuno ha nel Pd (anche perché sennò non ci sarebbe stata una fuoriuscita, bensì una candidatura al congresso per sfidare, no?). Se le primarie del 30 Aprile andranno così come prevedo, si sarà dimostrato che il nostro popolo ha delle ragioni che non sarebbe stato giusto umiliare. </em></p>
<p><strong>Come giudica le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che ha bocciato i bonus di Renzi?</strong></p>
<p><em>Mi pare che lo stesso Calenda abbia fatto marcia indietro e lo apprezzo. Ho considerato la sua dichiarazione una piccola caduta di stile, per l’intempestività e perché Calenda ha condiviso una parte non irrilevante del percorso del governo Renzi, prima da Bruxelles e poi come ministro. Poi è logico che i bonus non bastano a produrre lo sviluppo economico e servono gli investimenti. Però le ragioni da tenere insieme, quando si governa, sono tante: una di queste è la necessità di stimolare i consumi interni durante questa fase globalmente incerta e di crescita debole. Sono sicura che Calenda saprà fare la propria parte da ministro in questi ultimi mesi di legislatura.</em></p>
<p><strong>Le opposizioni in Parlamento considerano il Governo Gentiloni la fotocopia di quello Renzi che per altro ne avrebbe influenzato la composizione. Il suo parere?</strong></p>
<p><em>Gentiloni ha espresso la volontà di proseguire sulla linea riformatrice intrapresa dal precedente governo. Non mi stupisce quindi che, per al più un anno di governo, abbia riconfermato in gran parte la squadra. </em></p>
<p><strong>Per non dare adito a critiche di scarsa indipendenza del Governo Gentiloni dall’influenza di Renzi, non era il caso che Maria Elena Boschi non fosse nominata sottosegretaria alla presidenza del Consiglio?</strong></p>
<p><em>Considerato quanto ho detto rispondendo alla domanda precedente, non ne vedo il motivo. </em></p>
<p><strong>Come giudica la decisione presa all’ultimo momento da Michele Emiliano di non lasciare il Pd e di impegnarsi a sconfiggere Renzi alle primarie?</strong></p>
<p><em>La condivido. Il Pd per me deve essere un grande partito, plurale e riformista. Tanto più con gli scenari istituzionali che si prospettano per i prossimi anni (le riforme bocciate dagli italiani al referendum difficilmente saranno riproposte domani, la nostalgia del proporzionale e della Prima Repubblica si respira forte in Transatlantico), il Pd ha secondo me il dovere di resistere sui suoi valori fondanti, che includono la vocazione maggioritaria. E per aspirare a rappresentare la maggioranza degli italiani, bisogna accettare (e bisogna accettarlo tutti) di essere plurali, di avere un partito contendibile, di dare titolarità alle minoranze, di rispettare il diritto-dovere che compete alla maggioranza. Quindi la casa di Emiliano è il Pd e bene ha fatto a restare e a candidarsi al congresso.</em></p>
<p><strong>La fuori uscita dal Pd di 50 parlamentari potrà incidere sul voto politico?</strong></p>
<p><em>Credo che il percorso del governo Gentiloni diventi un poco più difficile, perché i gruppi uscenti dal Pd avranno la legittima aspirazione a farsi sentire in Parlamento. La dialettica si sposta dall’interno del Pd a fuori, tra alleati di governo, e quindi in Parlamento. Ciò detto, chi è uscito ha chiesto a gran voce, finché era nel Pd, che la legislatura andasse avanti fino a scadenza. Mi stupirebbe se ciò non valesse più dopo che si è usciti dal Pd. Quindi spero che, al netto della fisiologica dinamica di cui sopra, il percorso del governo e del centrosinistra non subisca grandi scossoni.</em></p>
<p><strong>Qual è il suo appello ai tanti elettori che non votano più Pd perché tornino ad avere fiducia in questo partito? </strong></p>
<p><em>Il Pd è stato il centro di una legislatura molto difficile: il nostro Paese ha dovuto recuperare anni di mancate riforme e di produttività economica crollata durante i governi Berlusconi. Ha dovuto farlo, con una maggioranza atipica e raffazzonata, durante la crisi più dura dal 1929 e mentre il mondo intorno a noi sta letteralmente andando a fuoco, tra instabilità, muri, Unione Europea che rischia di sgretolarsi. Ciò ci ha imposto di correre e probabilmente non siamo stati tanto bravi a tenere insieme a noi il nostro popolo e un paese che già ha dovuto fare tanti sacrifici. Ma il bilancio di questa corsa, anche se una parte di essa è stata bocciata dal referendum, è molto positivo: abbiamo recuperato tanti posti di lavoro e l’economia è tornata a crescere. È il momento di ricostruire il dialogo e il patto tra noi e il nostro popolo, è il momento di fermarci ad ascoltarci e a porre le basi del nostro futuro insieme. Il Pd è un partito aperto e trasparente, l’unico in Italia che ha regole di democrazia interna: l’unico vero partito del nostro paese. Vorrei, vorremmo ripartire insieme con una fase costituente. Il nostro paese ha bisogno del Pd, il Pd ha bisogno dei democratici che s’impegnino per un’Italia con più diritti e opportunità. Ci aspettiamo, tutti, a casa nostra: a casa Pd.</em></p>
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