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	<title>Gli italianiParla Silvano Moffa. &#8220;Il governo Conte bis è un matrimonio delle convenienze&#8221; &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Parla Silvano Moffa. &#8220;Il governo Conte bis è un matrimonio delle convenienze&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 08:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/parla-silvano-moffa-governo-conte-bis-un-matrimonio-delle-convenienze/"><img width="738" height="462" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi.jpg 738w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi-300x188.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi-640x401.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/silvano_moffa_berlusconi-96x60.jpg 96w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /></a></p><hr /><p>Tra i principali elementi che presentano una forte ricaduta nella politica italiana è la scomparsa della coerenza. Dopo l’alleanza tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle tutto è possibile. Dopo anni e anni di insulti, attacchi personali, querele tra i vari esponenti dei due partiti, nell’arco di pochissimi giorni tutto è stato messo da parte. Ora, di fronte a un quadro del genere sorge inevitabilmente una semplice considerazione: è scomparsa la coerenza nella politica italiana, dal momento che tutto si può dire e poi smentire in pochissimi giorni. Per alcune settimane in molti talk, sui social e nella&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i principali elementi che presentano una forte ricaduta nella politica italiana è la scomparsa della coerenza.</p>
<p>Dopo l’alleanza tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle tutto è possibile. Dopo anni e anni di insulti, attacchi personali, querele tra i vari esponenti dei due partiti, nell’arco di pochissimi giorni tutto è stato messo da parte.</p>
<p>Ora, di fronte a un quadro del genere sorge inevitabilmente una semplice considerazione: è scomparsa la coerenza nella politica italiana, dal momento che tutto si può dire e poi smentire in pochissimi giorni.</p>
<p>Per alcune settimane in molti talk, sui social e nella rete, i principali esponenti del Pd e dei 5 Stelle hanno confermato con decisione l’impossibilità di un accordo tra i due soggetti politici.</p>
<p>All’improvviso tutto ciò è stato cancellato.</p>
<p>Per cui si può affermare che la coerenza è un valore che non si adatta a tutti. Quella odierna è una fase politica in cui ciò che viene detto agli elettori è pura finzione: una serie di promesse che vengono puntualmente poi smentite dai fatti.</p>
<p>La coerenza in politica è una virtù che trova il suo debito rapporto soltanto con l’autonomia della politica con un orizzonte progettuale nel quale proiettarsi e nel quale valutare la coerenza stessa.</p>
<p>Attualmente agli statisti sono subentrati semplici amministratori, per i quali la coerenza non costituisce la principale preoccupazione, per cui <strong>il rapporto tra politica e coerenza diventa sempre più problematico.</strong></p>
<p>Sulle caratteristiche del tanto criticato governo Conte 2 abbiamo intervistato l’on. Silvano Moffa, già presidente della Provincia di Roma, più volte parlamentare e sottosegretario di Stato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>On.le Moffa, quale dovrebbe essere il giusto rapporto tra politica e  coerenza?</strong></p>
<p>Una persona coerente è quella che agisce secondo le proprie idee. Va da sé che un uomo politico deve essere coerente con le proprie idee. Personalmente non credo che la coerenza sia una scelta di vita che abbia valore in se stessa. Piuttosto credo che debba essere sempre ancorata a un valore. Nel suo significato etimologico il termine deriva dal latino <em>cohaerentia</em>, che vuol dire “essere unito, connesso”. Unito a che cosa? A un valore, appunto, o, più ampiamente, a un sistema di valori. In questa connessione mi sembra di poter individuare un legame abbastanza forte tra politica e coerenza. Oggi la politica, certa politica, appare sempre più disarticolata e distante dai valori. Conseguentemente, rintracciare comportamenti coerenti negli odierni attori politici è sempre più raro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E’ indispensabile che politica e dignità siano collegate tra loro a beneficio della comunità?</strong></p>
<p>La dignità in quanto tale afferisce alla qualità della persona, alla sua moralità, alla intrinseca capacità di difendere la propria etica anche nei confronti di chi non la rispetta. In questo senso il legame con la politica, come servizio reso alla comunità, come impegno civile per perseguire il bene comune, avulso dall’interesse e dalle convenienze personali, dovrebbe essere sempre molto stretto. Uso il condizionale per ovvie ragioni. Di comportamenti poco dignitosi da parte degli uomini politici è piena la storia dell’umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il governo Conte bis politicamente è dignitoso ?</strong></p>
<p>Direi che l’intera rappresentazione della genesi del nuovo governo è poco dignitosa. Anche se preferisco usare il termine “decoro”.  Cicerone, nel “De Officiis”, trattato filosofico dedicato alla educazione politica del figlio Marco, descrive esattamente cosa debba intendersi per senso del decoro di un uomo pubblico. Quali sono i doveri cui deve attenersi un uomo di Stato per difendere il decoro delle istituzioni, quale lo stile e il comportamento morale da assumere. Gli italiani hanno assistito in pieno agosto a una scena   sommamente indecorosa. Con le istituzioni indecorosamente vilipese da un insieme di convenienze. Il governo Conte è nient’altro che un matrimonio di convenienze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come giudica il discorso di insediamento di Giuseppe Conte?</strong></p>
<p>Il discorso di una Azzeccagarbugli. L’avvocato del popolo che si trasforma in avvocato delle élite. Da rivoluzionario del cambiamento tout court a paladino dello status quo, nelle sue sfaccettature europee e finanziarie. Una giravolta così repentina e sfacciata non si era mai vista nella nostra storia repubblicana. Ha scritto recentemente sul <em>Corriere</em> Galli della Loggia – ed è tutto dire – che la sua “<em>è una vittoria che non contiene la promessa di niente. Che inalbera un programma per il futuro che è un patetico libro dei sogni dove è elencato tutto tranne i modi e i mezzi per fare qualsiasi cosa, e che è facile prevedere che non farà nulla. In un sistema politico paralizzato dal trasformismo e di cui l’establishment non cessa di tener ben salde le redini, il segno distintivo diventa sempre più l’immobilismo</em>”. Di immobilismo il Paese muore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Può reggere in Parlamento una maggioranza avendo come unico collante l’odio per Matteo Salvini, leader della Lega ?</strong></p>
<p>L’odio non porta da nessuna parte. Questo mi sembra ovvio. Però, come dicevo prima, il governo Pd &#8211; Movimento 5 Stelle è in matrimonio di convenienze. Le due forze politiche, per  loro oggettiva debolezza, sono costrette a stare insieme. Era scontato, infatti, che le elezioni anticipate avrebbero portato a un vistoso dimezzamento dei grillini, mentre il Pd avrebbe dovuto vedersela con le non poche frammentazioni interne che la elezione alla segreteria di Zingaretti aveva soltanto momentaneamente nascosto sotto il tappeto. Il ruolo giocato da Renzi nella gestione della crisi, di fatto, ha spiazzato il segretario costringendolo a rimangiarsi quasi tutto, dalla voglia di elezioni per accaparrarsi i gruppi parlamentari dopo aver conquistato il partito, fino al dover subire la designazione di Conte come premier del nuovo governo, dopo aver alzato il muro nel nome della discontinuità dalla formazione gialloverde. L’irruzione di Renzi sta a dimostrare che il collante dell’esecutivo rossogiallo va individuato anche altrove.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Si riferisce ai poteri europei?</strong></p>
<p>Esattamente. La fine del governo gialloverde, a mio avviso, origina dal voto per la commissaria europea Ursula von der Leyen.  È lì che si è consumata la rottura. Con i grillini, sollecitati da Conte, che hanno votato per la candidata della Merkel e di Macron, e la Lega che ha votato contro, isolandosi anche rispetto ad alcuni pseudo alleati del cosiddetto schieramento sovranista europeo, a partire dall’ungherese Viktor  Orban. Che Salvini fosse inviso alle diplomazie europee era fin troppo chiaro. Che i grillini fossero delle banderuole disposte a tutto, forse lo era un po’ meno. Di Conte ho già detto. Da arbitro del contratto tra Lega e Cinquestelle, nei 14 mesi di governo e di ospitate a Bruxelles, si era ritagliato  l’abito del gattopardo. Va anche detto, però, che Salvini è apparso nella circostanza ingenuo, contando di poter ottenere le urne aprendo una crisi in pieno agosto. Di più. Se avesse chiesto il rimpasto di governo dopo il successo delle Europee, magari puntando al ministero dell’Economia e al posto di Commissario europeo spettante all’Italia, avrebbe forse avuto qualche arma in più da brandire. La storia, però, non si fa con i se e con i ma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come giudica la volontà di Berlusconi di fare opposizione soltanto in aula, esulando la convocazione della piazza ?</strong></p>
<p>Da che mondo è mondo fare opposizione significa lottare e opporsi in Parlamento, ma anche non disdegnare il ricorso alla piazza. D’altronde mi sembra che, nel giorno della presentazione alle Camere del nuovo governo, il popolo abbia fatto sentire la sua voce di dissenso riempiendo le piazze intorno al Parlamento. Il punto è un altro. Che cosa resta di Forza Italia? A me pare che da quelle parti le idee siano abbastanza confuse. Credo, oltretutto, che Berlusconi abbia da tempo esaurito la sua spinta propulsiva. Un atteggiamento ondivago, la mancanza di una classe dirigente all’altezza, il perpetuarsi di logiche autoreferenziali in capo a pochi mandarini locali, il mancato aggiornamento del messaggio mediatico ( un paradosso, se solo si pensa che ne è stato l’inventore) e lo stesso ribattere su temi ormai usurati costituiscono alcuni degli elementi di una crisi ormai irreversibile. Lenta, forse, ma irreversibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale strategia dovrebbe mettere in campo il centrodestra per liberare gli italiani da un governo impopolare, nato senza dignità politica fra i due contraenti?</strong></p>
<p>Intanto il centrodestra, se cosi vogliamo ancora chiamarlo, deve ripensare se stesso. Immaginare che non sia accaduto nulla in questi anni è sbagliato. Molte cose sono cambiate. È cambiato il modo di rapportarsi con la gente. Nell’epoca del web e dei social network è mutato, purtroppo, il linguaggio stesso della politica. Dico “purtroppo” perché penso, non da oggi, che ci sia urgente bisogno di tornare alla Politica come luogo di elaborazione di idee e progetti. Come pure, non va trascurata la parte consistente, quasi la metà, di elettorato che, disgustato e disilluso, si è allontanato dal voto. Nessuno, finora, si è posto il problema di come recuperare all’impegno civile questa fascia notevole di persone. C’è un ceto medio che è stato frantumato e affossato. I “populismi”, nelle versioni fin qui conosciute, nella  forma protestataria e antipolitica dei grillini e in quella identitaria della Lega, hanno dimostrato una forte capacità di mobilitazione dell’elettorato, ma anche rigidità espansive oltre certi limiti. I “sovranismi”, per come sono stati coniugati, hanno finito con il confondere e corrompere quella idea di Sovranità ben circoscritta da presupposti ideologici e coordinate culturali sulle quali orientare la riconquista della specificità delle Nazioni e degli Stati, offrendo una risposta convincente alle nuove, grandi sfide globali. Occorre, in sostanza, un nuovo inizio. Con l’avvento del XXI secolo la storia ha cambiato direzione. L’era della dominazione occidentale sta per finire,  sostiene provocatoriamente nei suoi libri Kishore Mahbubani, la cui fama di accademico e di diplomatico ha varcato i confini di Singapore. Senza una corroborante iniezione culturale che mandi in soffitta i vecchi paradigmi che hanno scandito destra e sinistra nel XX secolo, si rischia di restare in mezzo al guado. E se sul versante internazionale la scommessa è quella di non essere irrilevanti, sul piano domestico molto dipenderà da come l’opposizione saprà sfruttare le non poche contraddizioni che ben presto si paleseranno all’interno di una compagine le cui convenienze reciproche sono certamente un buon mastice. Ma non è detto che proprio quelle convenienze non possano entrare in collisione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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