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	<title>Gli italianiPensioni d&#8217;oro e facce di bronzo &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Pensioni d&#8217;oro e facce di bronzo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 06:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il taglio delle pensioni elevate, che la demagogia del Masaniello di Pomigliano d’Arco definisce “d’oro”, per dare in pasto a quanti vivono di invidia sociale una categoria di “privilegiati”,è una buccia di banana per il M5S e per il governo. Perché, ad onta dalla campagna mediatica, avallata dalle trasmissioni di approfondimento, in particolare da quelle de La7, che sembrano più desiderose di fare  audience  che di spiegare la realtà dei fatti, le pensioni elevate sono, in primo luogo, conseguenza di rilevanti contributi pagati per decenni, spesso al di là dei 40 anni utili ai fini della determinazione dell’assegno di pensione. Infatti, raggiunta quella soglia i dipendenti pubblici continuano a pagare contributi ancora per molti anni, spesso 10-15, in particolare nelle magistrature,in ragione dell’elevato limite età per il collocamento a riposo. Naturalmente gli interessati si sono più volte chiesti perché mai dovessero pagare contributi che non avrebbero influito sulla misura della pensione. Ad essi è stato risposto che queste somme contribuiscono alla “solidarietà sociale”,quella che oggi si invoca per giustificare il taglio.Per completare l’analisi, cosa che mai si sente fare nei dibattiti televisivi, va detto che i destinatari   di   pensioni   elevate   sono   persone   che   hanno   raggiunto   posizioni   di   responsabilità conquistate sulla base di studi rigorosi, corsi di laurea e di specializzazione, master, concorsi vinti,pubblicazioni scientifiche e con  questo  bagaglio culturale  e professionale hanno  partecipato   a selezioni rigorose per pochi posti con centinaia o migliaia di concorrenti. Naturalmente la vittoria in un pubblico concorso non è altro che l’inizio di una carriera sempre impegnativa con l’assunzionedi rilevanti responsabilità sul piano giuridico e morale e un impegno continuo anche di tempo, in quanto coloro i quali giungono a ricoprire elevati posti di funzione sono tenuti a prestazioni che vanno molto al di là del normale orario di servizio. I magistrati, ad esempio, lavorano spesso a casa,perché scrivere una sentenza o una richiesta di rinvio a giudizio impone un impegno in solitudine,con documenti e codici, senza distrazioni che non siano il richiamo alla propria scienza e coscienza,spesso nel fine settimana quando si è liberi dall’impegno quotidiano. Con mogli, mariti e figli che borbottano perché avrebbero desiderato, quanto meno, fare una gita fuori porta.In queste posizioni di elevata responsabilità nell’amministrazione e nelle magistrature la carriera   impone   sempre   trasferimenti  fuori   della   città   di  residenza   con   la   conseguenza  che   il destinatario   di   questi   posti   di   funzione   deve   sopportare   spese   di   viaggio   e   di   alloggio   che costituiscono un peso su stipendi, buoni ma non certamente ricchi. È come se lo Stato imponesse a questi suoi servitori una tassa aggiunta.<br />
Appare evidente, dunque, che coloro i quali nel corso del tempo hanno dedicato un rilevante impegno ricevendo in cambio una buona remunerazione, sia pure decurtata pesantemente dalle imposte e dai contributi, hanno un diritto costituzionalmente garantito di vedersi attribuita una pensione   corrispondente  alla  somma  dei  contributi  versati  secondo   le   regole  che  lo  Stato  hastabilito. Da notare che se quei contributi fossero stati versati ad una compagnia di assicurazione per decine di anni ne sarebbe derivata una pensione ben più elevata di quella che ora il governo si appresta a ridurre.Detto questo, il fatto che lo Stato non mantenga la parola nei confronti dei pensionati deve preoccupare, e di fatto preoccupa, anche i dipendenti in servizio. Inoltre va detto che uno Stato che non mantiene la parola non è affidabile per nessuno, non solo per i propri dipendenti, ma per tutti i cittadini ed anche per gli investitori internazionali. Con l’effetto di dissuadere giovani preparati e volonterosi   dall’intraprendere   studi   severi   e   carriere   impegnative   sottostando   a   norme   di comportamento rigide anche nella vita privata, come per i magistrati ai quali si richiede in maggiore misura che per gli altri dipendenti pubblici un contegno che sia coerente con la funzione di servirelo Stato “con disciplina ed onore”, come si legge nell’art. 54 della Costituzione.Dunque il Movimento Cinque Stelle per seguire l’idea secondo la quale chi guadagna di più è un privilegiato fomenta l’invidia sociale, sentimento diffuso tra i frustrati, non fra quanti guardano avanti e si propongono un impegno per crescere,  secondo le  regole del cosiddetto “ascensore sociale”. Sicché erodere stipendi e pensioni ha come unico effetto quello di scoraggiare i migliori, i più   preparati,   i   più  volonterosi   dal   perseguire   un   impegno   in   una   pubblica   amministrazione, contrariamente a quanto accade in tutti i paesi occidentali nei quali i dipendenti pubblici sono rigidamente selezionati e ben retribuiti. È evidente che con questa mentalità non si va da nessuna parte. La politica deve darsi carico di questi problemi e non lamentarsi se in alcune strutture della pubblica amministrazione non si riesce a preparare i progetti destinatari di finanziamenti europei, se la scuola non è all’altezza della preparazione professionale che si richiede a chi opera nel mondo del lavoro pubblico e privato. E a proposito della scuola racconto ancora una volta il caso del mio professore   di   storia   e   filosofia   al   liceo   “Torquato   Tasso”   di   Roma   il   quale,   laureato   in giurisprudenza, aveva partecipato al concorso in magistratura ordinaria e l’aveva vinto, per poi rinunciare ad indossare la toga perché in quel momento i docenti ordinari di liceo avevano un trattamento economico superiore a quello dei magistrati. Ogni tanto ce lo ricordava sconsolato perché nel frattempo le posizioni si erano invertite e i magistrati guadagnavano molto più dei docenti, nonostante l’impegno che qualunque società civile riconosce nella formazione dei giovani,cioè nell’investimento per il futuro della società. Qualunque società civile, appunto.<br />
Concludo con alcune considerazioni. Se Governo e Parlamento ritengono necessario, per ragioni di cassa, far affluire nuove entrate al bilancio dello Stato avrebbero potuto, sia pure in via transitoria e in attesa di un riordino generale delle imposte, elevare il prelievo fiscale sui redditi medio-alti.  Con pochi  spiccioli tratti dalle   tasche   di molti avrebbero  potuto   riscuotere   di   più rimanendo nel circuito della legalità. Si è voluto, invece, punire i pensionati con più alti assegni,incuranti degli effetti negativi che ho indicato. La mancanza di parola da parte dello Stato che d’ora in   poi   sarà   considerato   inaffidabile   con   tutte   le   conseguenze   che   ne   derivano,   anche   a giustificazione dell’evasione fiscale, dimostra che se non è certo che alcune pensioni possono essere qualificate d’oro è indubitabile che in politica ci sono facce di bronzo, incuranti di non dire la verità. Arroganti ma soprattutto ignoranti questi governanti fanno male all’Italia e non meritano i voti ottenuti. Non sono degni di governare un grande Paese.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/pensioni-doro-facce-bronzo/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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