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	<title>Gli italianiPerché il centrodestra non ha sfondato al Sud &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Perché il centrodestra non ha sfondato al Sud</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 14:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<li>Nel giorno che ricorda i 170 anni dello Statuto Albertino (4 marzo 1848) la geografia politica dello stivale somiglia molto a quella che, in quell’anno, indicava da Nord a Sud regni e ducati e la Serenissima Repubblica di Venezia, con la differenza che oggi la geografia la fanno i partiti. Nel 2018 il Nord è prevalentemente in mano al <em>Centrodestra</em>, con qualche enclave del <em>Partito Democratico</em>, in alcune di quelle che un tempo erano le regioni rosse (non lo è più l’Umbria, dove il <em>PD</em> non ha ottenuto nessun seggio) mentre al Sud e nelle isole il <em>Movimento 5 Stelle</em> non ha avuto rivali. Qualcuno ha evocato il Regno delle due Sicilie. Per celia, ma non troppo, considerato che, secondo molti osservatori, le ragioni del successo “grillino” vanno individuate nelle condizioni socio economiche di quelle regioni. Insomma, siamo in piena “questione meridionale”, che la politica si porta dietro dall’unità d’Italia. E sembra che molto abbia attratto la promessa di un “reddito di cittadinanza”, argomento forte del Movimento, tanto che, si legge sul <em>Corriere del Mezzogiorno</em>, che molti si sarebbero rivolti ai CAF, agli uffici del lavoro e del comune chiedendo il modulo per ottenere quella “paghetta” statale. Ugualmente, intervistati da <em>Tagadà</em>, la trasmissione de La7 condotta da Tiziana Panella, giovani e meno giovani seduti al bar del paese hanno evocato quel beneficio, anche se spesso hanno ammesso di non saperne più di quello che hanno letto sui giornali e sentito nelle trasmissioni televisive.Ancora una volta, dunque, emerge un Sud alla ricerca della protezione politica e dell’assistenza pubblica, come accaduto dopo i terremoti che, in Sicilia ed in Irpinia, hanno esposto quelle popolazioni all’ironia dei “nordisti” i quali, in Friuli e ovunque la natura li avesse gravemente colpiti, si sono rimboccate le maniche per riprendere le attività produttive, non disdegnando certo aiuti pubblici ma dimostrando di sapere come spenderli al meglio.È un fatto di mentalità, indotto da secoli di gestione clientelare del potere, di stranieri o per conto di stranieri, dove la cultura, a Napoli o a Palermo, collocava belle menti nel circuito del pensiero europeo senza essere capace di creare una classe dirigente via via adeguata al progresso economico e sociale.Eppure al Sud c’è un<em> humus</em> che attende di essere valorizzato dallo Stato con aiuti che stimolino effettivamente la ripresa e, contemporaneamente, con una presenza delle istituzioni che sia capace di assicurare quella legalità senza la quale non si cresce. Perché se Cristo si è fermato ad Eboli oggi l’alta velocità si ferma a Salerno perché i governi, di destra e di sinistra, ignorano le potenzialità del Mezzogiorno per le quali un ruolo strategico hanno ferrovie e porti. Questi nostri governanti avrebbero dovuto leggere Cavour, che già nel 1846 attribuiva alle ferrovie il ruolo di unificazione dell’Italia e del suo sviluppo economico ed ai porti l’apertura al medio e all’estremo oriente. Oggi si direbbe di una porta dell’Europa aperta sul Mediterraneo e l’Oriente.Se questo è il quadro della “questione del Sud” è evidente che i partiti, i quali non hanno ottenuto da Roma in giù quei consensi che avrebbero loro assicurato un buon numero di senatori e deputati hanno fatto degli errori, proprio a cominciare da Roma, la Capitale ma anche la porta del Sud.E vi spiego perché. Trascurare Roma è stato un errore grave per il <em>Centrodestra</em>. Non che siano mancati significativi risultati per <em>Forza Italia</em>,<em> Lega </em>e <em>Fratelli d’Italia</em>, ma sono stati assolutamente inferiori a quelli che era lecito attendersi. La Capitale avrebbe meritato maggiore attenzione. Roma è la città dei ministeri, delle grandi istituzioni pubbliche, delle università (la Sapienza è la più grande di Europa), a Roma sono la Corte costituzionale, la Cassazione, il Consiglio di Stato, la Corte dei conti, con tutto l’annesso di avvocatura del libero foro. Ma Roma è anche la Città con la più straordinaria presenza di beni del patrimonio storico artistico italiano, anche religioso. Ed è la città delle periferie degradate.Quali di queste realtà professionali, economiche e sociali era presente nelle liste del <em>Centrodestra</em>? Quanti esponenti di rango delle amministrazioni pubbliche, delle magistrature, quanti docenti universitari, quanti avvocati, quanti espressione delle condizioni difficili in cui vivono tanti romani?
<p>Non solo. I “romani” di oggi provengono prevalentemente da famiglie che non vantano le famose “sette generazioni” sulle rive del Tevere. La maggior parte di esse sono meridionali, perché è tradizione, in quelle realtà economiche e culturali, servire lo Stato. In lista quei candidati avrebbero rappresentato un’apertura verso le regioni di provenienza. Possibile che nessuno tra <em>Forza Italia</em>,<em> la Lega </em>e <em>Fratelli d’Italia</em> abbia compreso questa realtà, questa tipicità di Roma ed il suo rapporto con il meridione, per cui le liste sono state composte con i tradizionali criteri che hanno svilito il ruolo della persona rispetto agli accordi delle correnti ed al reclutamento di pezzi dei precedenti partiti? Che per gli azzurri si è basato prevalentemente sul carisma di Silvio Berlusconi il quale ha sempre ritenuto che le sue scelte sarebbero state inevitabilmente quelle della gente. Così alle elezioni per il Sindaco di Roma, quando inventò la candidatura di Alfio Marchini, l’erede dei palazzinari rossi che piaceva alle signore per l’abbronzatura permanente del borghese sportivo e la piega dei capelli. E forse anche per l’eloquio un po’ incerto (che a Roma si dice zagaglia) che poteva sembrare pariolino. Candidato bocciato sonoramente. Per di più presentato contro Giorgia Meloni, alla faccia del ruolo di regista che l’ex Cavaliere tiene a rivendicare a sé e che vorrebbe ancora esercitare dopo che Matteo Salvini, con grande intelligenza politica e non poco coraggio nel contrastare il capo carismatico del Carroccio, Umberto Bossi,, ha portato la <em>Lega</em> fuori dalle secche della Padania per farne partito nazionale.</p>
<p>La <em>Lega</em> neonata a Roma, dopo l’esperienza di <em>NoiConSalvini</em>, ha avuto qualche iniziale difficoltà, superata il 4 marzo con una significativa affermazione alla Camera ed al Senato in tutto il Lazio. Poteva ottenere di più se avesse pensato a Roma in termini di maggiore apertura alle realtà socio culturale ed economiche di cui si è detto, anche nella prospettiva, attraverso Roma, di aprire al Sud.</li>
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