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	<title>Gli italianiPopolare, precocemente psicanalitico, protofuturista: Toulouse-Lautrec a Roma &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Popolare, precocemente psicanalitico, protofuturista: Toulouse-Lautrec a Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 22:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/popolare-precocemente-psicanalitico-protofuturista-toulouse-lautrec-roma/"><img width="256" height="197" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/lautrec.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/lautrec.jpg 256w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/lautrec-83x64.jpg 83w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" /></a></p><hr /><p>Fino all&#8217;8 maggio l&#8217;Ara Pacis ospiterà centosettanta opere grafiche di Henri de Toulouse-Lautrec provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest. La mostra permette al visitatore di farsi un&#8217;idea complessiva più che sufficiente dell&#8217;artista e uomo, noto al grande pubblico per aver saputo assommare in sé caratteristiche che lo rendono al contempo universale e popolare, alla maniera dei più moderni artisti. Meraviglioso interprete della Parigi danzante di fine Ottocento, di una Belle Epoque che già era una bolla pronta a scoppiare nel primo conflitto mondiale, di Henri de Toulouse-Lautrec si usa dire comunemente che proveniva da una famiglia aristocratica (essendo egli stesso&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino all&#8217;8 maggio l&#8217;Ara Pacis ospiterà centosettanta opere grafiche di Henri de Toulouse-Lautrec provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest.</p>
<p>La mostra permette al visitatore di farsi un&#8217;idea complessiva più che sufficiente dell&#8217;artista e uomo, noto al grande pubblico per aver saputo assommare in sé caratteristiche che lo rendono al contempo universale e popolare, alla maniera dei più moderni artisti.</p>
<p>Meraviglioso interprete della Parigi danzante di fine Ottocento, di una <em>Belle Epoque </em>che già era una bolla pronta a scoppiare nel primo conflitto mondiale, di Henri de Toulouse-Lautrec si usa dire comunemente che proveniva da una famiglia aristocratica (essendo egli stesso conte). L&#8217;altra informazione essenziale su di lui: Henri cadde in età scolare e si ruppe entrambe le gambe. Essendo colpito da una grave malattia ossea, le fratture non guarirono mai e le sue gambe smisero di crescere. Pur non affetto da nanismo la sua altezza era pari a un metro e cinquantadue centimetri, e aveva preclusa ogni iniziativa sportiva di rilievo.  Si dedicò così interamente all&#8217;arte, di cui fu un interprete singolare, come è anche evidente visitando lo scorcio esteso della mostra.</p>
<p>La sua visione personalissima, frutto di una sensibilità forse innata mista ad una cultura consentitagli dalla sua provenienza nobiliare ed a una sofferenza empatica e ironica dovuta alla sua condizione esistenziale, si rispecchia in tutta la sua arte, partendo dalla scelta dei soggetti.</p>
<p><img class="irc_mi" src="http://www.museetoulouselautrec.net/tl_files/mtl/photos/6_services/boutique/image187.jpg" alt="" width="222" height="284" /></p>
<p>Nella litografia del 1897 &#8220;La danse au Moulin Rouge&#8221; è ritratta una coppia di donne omosessuali che danza, entrambe noncuranti del giudizio altrui, vestite in modo identico (casacca e gonna lunga grigio fumo, con cappellino abbinato) quasi a volerne sottolineare la similitudine, l&#8217;affinità, ed anche la diversità di questo monolite grigio formato dai due corpi attaccati l&#8217;un l&#8217;altro che si staglia sul fondale della scena, dipinta di colori caldi, giallo, ocra, e il consueto arancione, un colore ricorrente in Toulouse-Lautrec.</p>
<p><img class="irc_mi" src="http://images.delcampe.com/img_large/auction/000/267/878/535_001.jpg" alt="" width="221" height="314" /></p>
<p>Di nuovo un contrasto di colori ed una scelta interessante per il personaggio in &#8220;La clownesse Cha-U-Kao au Moulin Rouge&#8221;: lei, la &#8220;clownessa&#8221;, è in primo piano, con le mani in tasca, atteggiata in una posa casuale, indifferente, rilassata; veste pantaloni a pinocchietto color nero inchiostro, vaporosi, con una gorgiera frusciante giallo canarino e i capelli di un improbabile bianco acconciati in un modo ancor più improbabile. Sullo sfondo la borghesia, persone comuni vestite e posizionate in modo comune; ma non c&#8217;è moralismo, non c&#8217;è la pretesa superiorità né inferiorità dichiarata della protagonista, c&#8217;è piuttosto il realismo, e un punto di vista <em>sui generis</em>. In secondo piano sulla sinistra una figura di sesso non definito, sovrappeso, con una corta coda di cavallo, di profilo, con un inspiegato sguardo basso: è questa figura, questo quasi ectoplasma, depressa? E&#8217; una persona relegata al ruolo di eterno secondo, né borghese-normale né ultrauomo purché in maniera circense e burlesca come la clownessa? O è un caso che sia raffigurata lì in quella posa, come in una fotografia? Questa è la grandezza di Toulouse-Lautrec, fa fare domande sui suoi personaggi, li fa vivere nelle loro contraddizioni, li fa parlare con chi li osserva.</p>
<p>La cifra di lettura di tutta la sua opera è in questa sua frase: &#8220;Nel nostro tempo ci sono molti artisti che fanno qualcosa perché è nuovo. Vedono il loro valore e la loro giustificazione in questa novità. Tuttavia ingannano loro stessi&#8230; la novità è raramente l&#8217;essenziale. Questo ha a che fare con una cosa sola: rappresentare un soggetto meglio di quanto faccia la sua natura intrinseca&#8221;. La sua è un&#8217;arte pregna di un soggettivismo estremo, negazionista di tutto ciò che è altro dalla persona: niente nature morte, niente astrattismi, niente paesaggi. In questo raffigura perfettamente l&#8217;epoca moderna e il suo superindividualismo: l&#8217;uomo, prima di tutto. In ciò è la forza del conte di Toulouse-Lautrec, e in ciò è il suo limite: c&#8217;è solo l&#8217;uomo, la sua grandezza o la sua grettezza, più spesso un misto delle due.</p>
<p>Proseguendo nella mostra ci sono delle <em>affiches </em>notissime, come le due che raffigurano un famoso cantante di allora, Aristide Bruant, una di viso e una di spalle, specularmente; era detto Chat Noir (gatto nero), e condivideva con Toulouse-Lautrec ironia verso i <em>clichée</em> borghesi e fama e successo in vita, anche se differentemente da lui aveva un carattere burrascoso. Un aneddoto vuole che per avere i poster promozionali del concerto realizzati proprio dall&#8217;artista in questione, Aristide Bruant avesse addirittura minacciato il proprietario del locale ospitante di cancellare il suo concerto lì.</p>
<p>Testimone di storia e di vita non solo mondana e non solo parigina, Henri de Toulouse-Lautrec è uno degli artisti di una fase in cui il mondo artistico e dell&#8217;immagine è in travaglio: sta partorendo, tra inevitabili difficoltà tecniche e crisi identitarie, la fotografia e la cinematografia. La domanda &#8220;Quale rimane il senso dell&#8217;arte?&#8221; ottiene la seguente risposta dall&#8217;artista: rappresentare l&#8217;uomo meglio di quanto lui stesso si lasci comprendere o si comprenda. Un&#8217;arte precocemente psicanalitica. Sicuramente Toulouse-Lautrec ci tiene a sottolineare che, anche se le sue opere hanno il carattere per lo più commerciale di <em>affiches</em>, volantini, manifesti, c&#8217;è un imprescindibile elemento di &#8220;manifattura&#8221; intesa nel senso stretto del termine, il &#8220;fare a mano&#8221;; è questo che vuole dire con &#8220;Couverture de l&#8217;estampe originale&#8221;, opera che raffigura uno stampatore nell&#8217;atto di passare sotto la pressa inchiostrata il foglio.</p>
<p><img class="irc_mi" src="http://www.toulouse-lautrec-foundation.org/Le-jockey.jpg" alt="" width="206" height="298" /></p>
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<p>Un altro tema ricorrente sono i cavalli, di cui l&#8217;artista è gran conoscitore; retaggio, questo, dell&#8217;aristocrazia di campagna da cui proviene. In particolare, osservando &#8220;Le jockey&#8221;, litografia riprodotta sia a colori che in bianco e nero ove figura un fantino in sella ad un cavallo che balza ritratto di spalle, troviamo un esemplare equino perfettamente raffigurato in senso naturalistico. Due elementi di questa stampa turbano l&#8217;occhio dell&#8217;osservatore: il primo è il rispetto accordato alla bestia e mai agli uomini nel mostrarla così com&#8217;è in natura, non in maniera caricaturale e senza semplificare ma, al contrario, soffermandosi sui dettagli e sui fasci di muscoli dell&#8217;animale. Il secondo elemento di bizzarrìa è che già Degas e Manet in quegli anni raffiguravano molti cavalli, ma li ritraevano come fossero elementi paesaggistici: in Toulouse-Lautrec si percepisce invece l&#8217;animale come un veicolo, in movimento, in azione, come &#8220;fotografato&#8221; al momento del salto, le zampe scomposte, spezzate nel volo; l&#8217;autore raccoglie in sé una sorta di protofuturismo, un germe di quello che saranno i vari Balla, Carrà, Boccioni. Questo è un primo Toulouse-Lautrec inedito o comunque mai abbastanza indagato dalla critica, che emerge dalla mostra.</p>
<p><img class="irc_mut" src="https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSHTqiMaCb27foMc5bEOm8GVCXN2RB8UoEfKlG2-HqQ-kTWlVwx" alt="" width="193" height="270" /></p>
<p>C&#8217;è poi una litografia famosissima, iconica: &#8220;Jane Avril&#8221;, dal nome di lei, la più famosa ballerina di can-can di Parigi, ritratta gamba a mezz&#8217;aria con un abito arancione indosso (sempre questo colore, vitalistico e vitaminico come il Sole ma anche fuori dal comune, poco aggraziato se vogliamo, un po&#8217; la traduzione coloristica di Toulouse-Lautrec stesso). Bocca e occhi semichiusi in un gesto di inedia o di lussuria, Jane Avril è incorniciata da una linea nera continuazione di uno strumento musicale retto da una mano maschile che, è stato notato più volte dalla critica, irriverentemente ricorda un gesto inequivocabile e comprensibile a tutti come sessuale.</p>
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<p><img class="irc_mi" src="http://udenap.org/tl/021-040/tl_021.jpg" alt="" width="172" height="252" /></p>
<p>Ancora, oltre il già noto, la mostra è estremamente complessa e presenta un quasi inedito Toulouse-Lautrec perfetto interprete dell&#8217;epoca in cui è situato. Emblematica la piccola litografia in bianco e nero &#8220;Nuit blanche&#8221;; la notte bianca, tema caro a molti artisti e poeti maledetti dei suoi anni parigini, anche se il suo interprete più noto è <span class="st">Fëdor Dostoevskij, che pubblica &#8220;Le notti bianche&#8221; nel 1848. Protagonista del romanzo breve un sognatore che si dichiara tale e soffre della sua condizione, e sembra di sentir riecheggiare proprio le sue parole osservando la stampa di Toulouse-Lautrec, raffigurante un uomo quasi di spalle che guarda rapito la luna, unica sua consolazione in una notte senza sonno. La notte bianca è, a ben vedere, non dissimile dalla <em>Belle Epoque</em>, né notte né giorno, o meglio, un giorno che è giunto alla fine e non si rassegna al sonno, non si rassegna alla notte, ma alza la testa con tracotanza &#8211; e per questo, come nelle migliori opere tragiche, verrà punita con la guerra. E la notte bianca è anche la confusione morale, quella che sarà la rovina dell&#8217;epoca in questione e dell&#8217;uomo Toulouse-Lautrec, troppo dedito a vizi e a, appunto, a notti bianche; E. Paci nel 1956, nel commentare l&#8217;opera di Dostoevskij diceva giustamente &#8220;La notte bianca non è soltanto l&#8217;indistinzione tra la realtà e il sogno, ma anche, più gravemente, l&#8217;indistinzione tra il lecito e il non lecito, tra il bene e il male&#8221;.</span></p>
<p>Se la domanda del potenziale visitatore è se valga la pena di recarsi a questa mostra, la risposta non può che essere affermativa; soprattutto se si ha voglia di conoscere un Henri de Toulouse-Lautrec differente da quello che emerge dai libri di scuola, più sfaccettato; un Toulouse-Lautrec che per non soffrire della sua condizione esistenziale, e proprio grazie a quest&#8217;ultima, osserva gli altri, &#8220;i normali&#8221;, da una posizione favorevole e sfavorevole al contempo: dal basso, come i bambini, e come essi li vede per quello che sono, con le loro frivolezze e i loro drammi, come se li spiasse e ritraendoli rubasse loro l&#8217;anima. Sono presenti l&#8217;ironia, la caricatura, la <em>joie de vivre</em> che Matisse realizzerà in &#8220;La danse&#8221; (1909) , e che Toulouse-Lautrec incarna nei blocchi di colore e nei movimenti di un cavallo in corsa, la stessa corsa al progresso che sarà la fine di quella epoca nota come, semplicemente, &#8220;Bella&#8221;. Ne emerge un artista certamente affascinante, pieno di contraddizioni, l&#8217;aristocratico prefuturista dei cavalli, lo straccione che morirà di cirrosi epatica, sofferente, divertente, debole nel corpo e forte nella tempra, e soprattutto universale e popolare, commerciale, come solo un artista moderno sa essere.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/popolare-precocemente-psicanalitico-protofuturista-toulouse-lautrec-roma/">Popolare, precocemente psicanalitico, protofuturista: Toulouse-Lautrec a Roma</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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