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	<title>Gli italianiQuel &#8220;no grazie&#8221; degli italiani alle riforme di Renzi &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2017 22:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/quel-no-grazie-degli-italiani-alle-riforme-renzi/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>Marco Travaglio mi ha rubato il titolo su Il Fatto Quotidiano di domenica con quel “NO grazie” che ricorda la risposta degli italiani al referendum sulla legge di revisione costituzionale di Matteo Renzi. L’avevo usato anche io quel titolo all’indomani del 4 dicembre 2016 quando gli italiani, a stragrande maggioranza, hanno respinto le proposta di riforma, con un voto che, per la verità, come fu subito evidente, era diretto soprattutto contro il giovanotto di Rignano sull’Arno, parolaio e inconcludente, che aveva occupato Palazzo Chigi e le televisioni dalle quali invadeva le case degli italiani per illustrare, a furia di slogan,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Travaglio mi ha rubato il titolo su <em>Il Fatto Quotidiano</em> di domenica con quel “NO grazie” che ricorda la risposta degli italiani al referendum sulla legge di revisione costituzionale di Matteo Renzi. L’avevo usato anche io quel titolo all’indomani del 4 dicembre 2016 quando gli italiani, a stragrande maggioranza, hanno respinto le proposta di riforma, con un voto che, per la verità, come fu subito evidente, era diretto soprattutto contro il giovanotto di Rignano sull’Arno, parolaio e inconcludente, che aveva occupato Palazzo Chigi e le televisioni dalle quali invadeva le case degli italiani per illustrare, a furia di slogan, una riforma che qualcuno evidentemente gli aveva suggerito. Confusa e contraddittoria, anzi, come si legge alla fine del documento del Comitato per il “SI”, “un testo non privo di difetti e discrasie”. Ed io mi sono sempre chiesto come sia possibile proporre la revisione della legge fondamentale dello Stato nella consapevolezza della sua fragilità, della presenza di “difetti e discrasie”. E, inoltre, come sia stato possibile che quella riforma della Costituzione sia stata votata da un Parlamento eletto sulla base di una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. Un Parlamento che avrebbe dovuto, secondo la sentenza n. 1 del 2014, restare in carica solamente per l’ordinaria amministrazione.</p>
<p>Nel merito una Costituzione votata a fine 1947 da un’Assemblea Costituente che, con straordinaria saggezza, seppe incastonarvi principi che soddisfacevano forze politiche diversissime per ispirazioni ideali e per obiettivi politici, è stata stravolta in uno dei suoi elementi fondamentali, il funzionamento delle istituzioni parlamentari. Avendo di mira il rafforzamento dell’Esecutivo a danno del Parlamento, demonizzato per quel bicameralismo paritario o perfetto additato all’opinione pubblica come la causa di tutti i mali e, soprattutto, della lentezza del processo legislativo. Cosa, dati alla mano, non vera, perché quando la politica ha voluto, cioè in presenza di un accordo tra i partiti, le leggi sono state approvate anche nel giro di poche ore. E se effettivamente le Camere sono composte da troppi membri, 630 deputati e 315 senatori, molti più di quelli che siedono a Washington a governare gli Stati Uniti d’America con 323,1 milioni di abitanti, non si capisce perché la riforma abbia previsto 100 senatori, un numero certamente congruo, proprio come negli Stati Uniti (2 per ogni stato grande o piccolo che sia), lasciando 630 deputati, mentre la Camera dei rappresentanti americana conta 441 membri. Rendendo evidente che se Renzi li avesse ridotti la riforma non sarebbe stata approvata. E questo ne attesta la strumentalità sul solco della impostazione ideologica, cara alla sinistra comunista, del monocameralismo nel quale il governo propone e la Camera unica disciplinatamente approva. Tutto questo nella logica del potere del partito egemone che è cosa diversa dalla governabilità, certamente obiettivo prezioso ma che va individuato in altre condizioni senza invertire la logica del sistema parlamentare che vede nelle Camere l’espressione della rappresentanza popolare. Laddove il governo vive della fiducia della maggioranza che si è manifestata nel responso delle urne.</p>
<p>Così Renzi, non essendo riuscito ad abolire il Senato, come desiderava ed aveva preannunciato all’atto dell’insediamento del suo governo, ne ha proposto una sorta di parodia, avendo previsto che fosse formato da consiglieri regionali e da Sindaci. Sicché fu definito anche il “dopolavoro” di persone elette per altra funzione, inviati a Roma alcuni giorni la settimana, spese di viaggio, vitto e alloggio comprese. Senatori a Roma consiglieri e sindaci in provincia. Difficile immaginare una proposta più assurda.</p>
<p>Insomma il bicameralismo, che ha spesso consentito la correzione di errori in testi approvati da una Camera, senza produrre quei ritardi erroneamente enfatizzati, esiste quasi dappertutto con esclusione di alcuni piccoli Stati. Bicameralismo che negli Stati uniti d’America fu immaginato dai Padri Fondatori per garantire il reciproco controllo delle assemblee, in forma assolutamente paritaria. Eppure Renzi aveva convinto il Presidente Barack Obama a lodare la proposta di revisione del sistema parlamentare giovandosi di un <em>assist</em> che evidentemente nasce da un equivoco e del quale comunque non ha tratto vantaggio.</p>
<p>Poi un sistema di formazione della legge assurdo e pesante del quale molto si è detto. Una proposta di riforma che ha certificato l’assoluta inadeguatezza di Renzi per il ruolo che si era ritagliato nella storia politica di questo nostro Paese.</p>
<p>Aveva promesso, in caso di esito negativo del referendum, di lasciare non solo il governo, come ha fatto, ma anche la politica. Non ha mantenuto la parola. Ovunque i politici sconfitti lasciano. Come David Cameron che, travolto dall’esito negativo del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, che nessuno gli aveva chiesto di fare e che aveva solamente una funzione consultiva, si è dimesso non solo da Primo Ministro e da leader del <em>Partito Conservatore</em> ma anche da parlamentare. Altro stile, altra dignità di fronte al popolo.</p>
<p>Di personaggi alla Renzi l’Italia non ha bisogno. E la meteora del giovanotto di Rignano sull’Arno deve insegnare agli italiani che è necessario conoscere le persone che la politica propone sulla base della loro storia pregressa e della loro professionalità. Ebbene, molti si sono illusi che l’ex Sindaco di Firenze, per essere stato votato nella città che è nel cuore degli italiani per storia ed arte fosse di per sé stesso idoneo a governare l’Italia solo perché giovane ed abile affabulatore. Attenzione, dunque, al Renzi di turno che promette governabilità attraverso leggi elettorali palesemente incostituzionali, come attestato dalla Consulta. Governabilità, anzi governo stabile è certamente un valore e che va perseguito attraverso il consenso dell’elettorato che sia ampio e certo, non nella riforma della Costituzione. Ma nelle leggi ordinarie e nei regolamenti che disciplinano modi e tempi dell’azione di governo. E nei partiti che, al momento, dimostrano incapacità di essere forza omogenea e decisa, permeabili alle lobby e agli interessi, non di rado illeciti che muovono le loro scelte. La ricerca della governabilità, dunque, non deve limitare le funzioni degli organi rappresentativi della comunità nei quali si esprime la volontà popolare.</p>
<p>Scorciatoie come il monocameralismo e il presidenzialismo, presentati all’opinione pubblica come la panacea dei mali della politica, fanno intravedere, in assenza di significativi contrappesi, una realtà di lesioni gravi alle regole della democrazia liberale, quella di cui tutti si riempiono la bocca ma che nei fatti è stata ripetutamente violata, nello spirito e nella forma.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/quel-no-grazie-degli-italiani-alle-riforme-renzi/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p>]]></content:encoded>
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