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	<title>Gli italianiQuel patto tra Obama e  l&#8217;Iran è scritto sull&#8217;acqua &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 10:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/quel-patto-tra-obama-e-liran-e-scritto-sullacqua/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama.png 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama-96x64.png 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Esacerbato dal proprio ineluttabile declino e dall’esaurimento prossimo venturo dei suoi solitari poteri presidenziali, Barack Obama sta affannosamente cercando pietre miliari da lasciare nella sua legacy: alla disperata ricerca di “patti storici”, eventi epocali, gloriose intese che lascino il segno, ha fatto pace con la esecrabile coppia dei fratelli Castro, ha rispolverato stizzosi toni da guerra fredda con Putin, prendendo spunto dalle questioni ucraine e dalle conseguenze di piazza Maidan; ma soprattutto ha di fatto voltato le spalle a Israele e ha pericolosamente teso la mano all’Iran sulla questione nucleare. &#160; Mancano sì e no una decina di giorni alla&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Esacerbato dal proprio ineluttabile declino e dall’esaurimento prossimo venturo dei suoi solitari poteri presidenziali, Barack Obama sta affannosamente cercando pietre miliari da lasciare nella sua legacy: alla disperata ricerca di “patti storici”, eventi epocali, gloriose intese che lascino il segno, ha fatto pace con la esecrabile coppia dei fratelli Castro, ha rispolverato stizzosi toni da guerra fredda con Putin, prendendo spunto dalle questioni ucraine e dalle conseguenze di piazza Maidan; ma soprattutto ha di fatto voltato le spalle a Israele e ha pericolosamente teso la mano all’Iran sulla questione nucleare.</p>
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<p>Mancano sì e no una decina di giorni alla data prestabilita del 30 giugno, e ancora non sappiamo se e come verrà ratificato il patto nucleare Iran- 5+1, annunciato il 2 aprile scorso.</p>
<p>Il primo atto ufficiale di questa intesa, che dovrebbe essere un passo decisivo per garantire la <strong><em>natura pacifica del nucleare iraniano, in cambio del ritiro delle sanzioni</em>, </strong>è avvenuto il 2 aprile scorso, quando nello storico Hotel Beau Rivage di Losanna, Federica Mogherini, nella sua qualità di Alto rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza del Parlamento Europeo, si è presentata davanti ai microfoni, accanto al Ministro degli esteri iraniano, Jawad Zarif, e ha letto il “joint statement” sull’accordo nucleare tra le grandi potenze 5+ 1 (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, ovvero i paesi che hanno diritto di veto all&#8217;Onu, più la Germania) e l’Iran.</p>
<p>Di italiano in quell’accordo in fondo c’è solo la presenza della nostra Mogherini, visto che non facciamo parte del gruppo dei 5+1. Adeguandoci all’embargo dell’Onu e dell’Unione Europea nei confronti dell’Iran, anche noi nel 2012 abbiamo rinunciato al greggio iraniano sostituendolo con quello saudita. Ma le vere conseguenze per l’Italia sono state soprattutto nei grandi e crescenti spostamenti di popolazioni in seguito alle forti tensioni politiche in Medio oriente, ed è comunque ovvio il nostro interesse a prevenire la proliferazione nucleare.</p>
<p>Niente da dire sulle credenziali di Mogherini. È laureata (con 110 e lode) in Scienze politiche, con una tesi sul “Rapporto tra religione e politica nell’Islam”, redatta durante un Erasmus ad Aix-en-Provence, <em>all’Institut de recherches et d’études sur le monde arabe et musulman.</em> L’alta specializzazione filo islamica, deve essere stata un punto a favore della “ragazza Erasmus”, che l’ha esemplificata fino all’ingenuità in una foto con Arafat, un’istantanea scattata probabilmente in Palestina e “ripescata” dai giornalisti nel suo “blogmog”. La foto, dice lei, risale a “una quindicina d`anni fa,” ma, aggiunge, “a quel tempo feci anche una foto con l’israeliano Peres” (che però, nessuno ha mai visto). Doveva essere il 2000, durante la Seconda Intifada, quando Mogherini lavorava al Dipartimento Esteri dei Ds (all’epoca settore di stretta osservanza dalemiana) e quando su Israele non piovevano proprio delle brioches.</p>
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<p>Al Beau Rivage il 2 aprile abbiamo assistito a uno spettacolo perfetto, anzi “impeccabile”, come ha detto <em>The Guardian</em>. Ma proprio di uno spettacolo si trattava, o meglio di un bluff, di un patto scritto sull’acqua, perché nutro molti ragionevoli dubbi che dopo il “framework agreement” si arrivi veramente alla firma definitiva del 30 giugno.</p>
<p>Già il 3 aprile, un giorno dopo il pre-accordo , il Presidente iraniano Hassan Rohani aveva fatto sapere che <strong>non avrebbe firmato alcun patto</strong> sul nucleare, fino a quando tutte le <strong>sanzioni</strong> internazionali non fossero state <strong>rimosse e soprattutto che non avrebbe accettato ispezioni negli impianti militari.</strong></p>
<p>La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, a sua volta ha detto che il patto “non è vincolante” e comunque “via subito le sanzioni o non firmiamo.”</p>
<p>Dal canto suo, Obama, che da Washington parlava di “intesa storica”, ha dovuto subire la doccia fredda della Commissione Affari Esteri, che gli ha imposto di sottoporre l’intesa al voto del Congresso. In questa “limitazione” dei suoi poteri si sono trovati d’accordo Repubblicani e Democratici: i congressisti non vogliono essere tagliati fuori.</p>
<p>Obama ha un bel dire che con questo patto nucleare il “mondo sarà più sicuro,” ma assai preoccupato è invece Netanyahu. “Questo accordo,” ha detto, “ mette a rischio la nostra stessa sopravvivenza. È un errore storico.” E chiede che “ogni accordo finale con l’Iran includa un chiaro e non ambiguo <strong>riconoscimento</strong> del diritto di Israele di esistere.”</p>
<p>Come dargli torto: il 18 aprile, durante l’annuale parata militare, sui missili S300 che sfilavano per le strade di Teheran, sono comparse le solite scritte: “Morte a Israele.”</p>
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<p>Ormai la fine di giugno si avvicina, ma i dubbi sono molto più numerosi delle certezze.</p>
<p>Il 27 maggio il Ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha detto &#8220;Sì ad un accordo, ma no ad un accordo che permetta all&#8217;Iran di avere la bomba atomica, questa è la posizione della Francia&#8221;, cioè Parigi non accetterà un accordo sul nucleare iraniano senza pieno accesso a tutte le installazioni coinvolte nel programma atomico della Repubblica Islamica, compresi i siti militari.</p>
<p>E subito dopo gli ha fatto eco il capo dell&#8217;organo di controllo dell&#8217;ONU sull&#8217;energia atomica, Yukiya Amano, che ha ribadito quanto aveva affermato il Ministro Fabius.</p>
<p>Il 30 maggio il Segretario di Stato americano John Kerry e l’omologo iraniano Jawad Zarif si sono incontrati a Ginevra per appianare tutte le difficoltà, in particolare il nodo delle ispezioni nei siti militari e il problema dell’eliminazione delle scorte. Come siano andati i colloqui non si sa, la cosa certa è che Kerry ha voluto dedicarsi al suo sport preferito negli intervalli dei colloqui ed è caduto dalla bicicletta: si è rotto un femore e ha dovuto precipitosamente tornare negli Usa.</p>
<p>Altra tegola, lunedì 1 giugno è uscito sul <em>New York Times</em> <a href="http://www.nytimes.com/2015/06/02/world/middleeast/irans-nuclear-stockpile-grows-complicating-negotiations.html?_r=0">un articolo</a> a firma del capo dei corrispondenti da Washington David Sanger (giornalista esperto in sicurezza nazionale e politica estera), in cui si sostiene che l’Iran in attesa della ratifica del trattato, ha addirittura aumentato del 20 % la quantità del proprio combustibile nucleare negli ultimi 18 mesi. È nato un siparietto su Twitter, con uno scambio di 140 caratteri al vetriolo tra il giornalista David Sanger, e la Responsabile della comunicazione strategica del Dipartimento di Stato americano, Marie Harf, che si è lanciata contro il pezzo del <em>New York Times</em> sostenendo che dice cose “not true”.</p>
<p>Per il 30 giugno prevedo un John Kerry che spingendo faticosamente un deambulatore trascina il suo femore ricostruito, cercando di ricostruire anche un patto che per ora fa acqua da tutte le parti.</p>
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