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	<title>Gli italianiQuella notte di 45 anni fa quando uccisero i fratelli Mattei. Giustizia non è stata fatta per il più feroce delitto degli anni di piombo. Intellettuali di sinistra e soccorso rosso hanno garantito l&#8217;impunità agli assassini &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Quella notte di 45 anni fa quando uccisero i fratelli Mattei. Giustizia non è stata fatta per il più feroce delitto degli anni di piombo. Intellettuali di sinistra e soccorso rosso hanno garantito l&#8217;impunità agli assassini</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 17:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/quella-notte-45-anni-uccisero-fratelli-mattei-giustizia-non-stata-fatta-piu-feroce-delitto-degli-anni-piombo-intellettuali-sinistra-soccorso-rosso-garantito-li/"><img width="450" height="350" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei.jpg 450w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei-300x233.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei-82x64.jpg 82w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p><hr /><p>Quella del 16 aprile 1973 è stata la notte più lunga e più triste della mia vita. Ero profondamente addormentato quando, a casa dei miei genitori, squillo improvvisamente il telefono, allora non esistevano i cellulari, mi svegliai di soprassalto e corsi a rispondere perché sapevo già che a quell’ora non poteva essere che per me.   Era Franco Spallone, un dirigente romano del Movimento Sociale che, con tono concitato mi disse: “Roberto, svelto , vestiti perche’ ti passo a prendere. Hanno dato fuoco alla casa di Anna e Mario Mattei a Primavalle, Virgilio è morto. Non so dirti altro”. Mi cadde&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella del 16 aprile 1973 è stata la notte più lunga e più triste della mia vita. Ero profondamente addormentato quando, a casa dei miei genitori, squillo improvvisamente il telefono, allora non esistevano i cellulari, mi svegliai di soprassalto e corsi a rispondere perché sapevo già che a quell’ora non poteva essere che per me.   Era Franco Spallone, un dirigente romano del Movimento Sociale che, con tono concitato mi disse: “<em>Roberto, svelto , vestiti perche’ ti passo a prendere. Hanno dato fuoco alla casa di Anna e Mario Mattei a Primavalle, Virgilio è morto. Non so dirti altro</em>”. Mi cadde il mondo addosso. Franco e Virgilio erano per me come fratelli, io che nella mia famiglia avevo solo una sorella più grande. Franco era quello che mi aveva preso sotto la sua custodia, era quello che nei periodi più brutti o più pericolosi telefonava a mio padre per dirgli di stare tranquillo. Se non ero tornato a casa era perché dormivo a casa sua per motivi di sicurezza. Virgilio era quello più piccolo, aveva da poco finito il servizio militare. Come il padre, segretario della sezione missina di Primavalle, militava nei “ Volontari” di Alberto Rossi, i responsabili del servizio d’ordine durante i comizi del partito. Nonostante fosse più giovane di me quando l’avevo incontrato pochi giorni prima nella sede nazionale del partito a via Quattro Fontane mi aveva rivelato quello che era ancora un segreto: “<em>Roberto preparati perché , se tutto va bene, fra non molto mi sposo.”</em> Del resto c’era un motivo se tutto questo lo veniva a raccontare proprio a me. La sua fidanzata era una mia amica, abitava al quartiere Talenti , a pochi passi da casa dei miei genitori.   No, non poteva essere, Franco si era sicuramente sbagliato. Non potevo credere che esistessero mostri capaci di compiere un gesto simile.   Quando, meno di venti minuti dopo, arrivammo sul posto capii che la ferocia umana non ha nulla a che vedere con quella delle bestie che, se uccidono, è perche hanno fame o devono difendere i propri figli ma mai per motivi inutili o per odio legato alle diverse idee politiche. Il quadro che ci si presentò era da inferno dantesco. Oltre a Virgilio, che era comunque un militante e aveva messo nel conto quello di poter essere minacciato, aggredito, bastonato ma non certamente essere ucciso, quei vigliacchi avevano causato la morte di Stefano, un ragazzino che andava ancora alle elementari ed aveva cercato protezione aggrappandosi alle gambe del fratello più grande, del suo “difensore”.   Se gli altri quattro fratelli si erano salvati era stato grazie all’abnegazione di Anna e Mario che si erano inventati di tutto, a rischio della loro stessa vita, pur di sottrarli alle fiamme.   Ero impietrito, non voleva credere ai miei occhi. Non riuscivo neanche a piangere. Mi muovevo come una specie di automa aspettando che qualcuno mi dicesse di svegliarmi , che quel brutto sogno era finito. La seconda parte del film sarebbe stata sicuramente diversa ed i “buoni”, ancora una volta avrebbero vinto. E invece no, non è stato così e la seconda parte del film è stata uguale se non peggio della prima.   Il segretario del partito, Giorgio Almirante, che della famiglia Mattei era amico a livello personale, decise di allestire la camera ardente nella sede della Federazione romana in via Alessandria e di celebrare i funerali nella chiesa dei Sette Santi Fondatori a Piazza Salerno. Ebbene, la notte prima delle esequie, mentre stavamo attaccando manifesti nei pressi dell’Università , venimmo attaccati da un gruppo di extraparlamentari armati di pistola che ci spararono contro diversi colpi, fuggendo poi nella notte quando si accorsero di aver mancato l’agguato. Il giorno stesso dei funerali il nostro servizio d‘ordine dovette respingere alcuni tentativi di disturbare il corteo che accompagnava Stefano e Virgilio in chiesa.</p>
<p>Non era che l’inizio di una lunga vicenda di vergognose ingiustizie che dura ormai da 45 anni. Volevano colpire anche dopo la morte e ci sono riusciti. Nei giorni immediatamente successivi scattò infatti una vergognosa campagna di stampa per dimostrare che l’incendio non era altro se non la conseguenza di una faida interna allo stesso Msi. Le rivelazioni di Achille Lollo, ( avvenute 32 anni dopo la strage, e quando non avrebbe più dovuto pagare niente alla giustizia visti che i reati erano prescritti perché è stato condannato per omicidio “preterintenzionale”, cioè chi versa litri e litri di benzina non voleva uccidere ma soltanto creare un po’ di confusione) sono almeno servite a chiarire alcune verità, quelle che tutti conoscevano ma che cercavano di nascondere ed alterare   Insieme a Lollo facevano parte del commando Marino Clavo e Manlio Grillo e l’agguato era stato concepito a casa di Diana Perrone, una delle figlie del proprietario del Messaggero, insieme a Paolo Gaeta, figlio dell’allora legale della Federazione Nazionale della Stampa e Elisabetta Lecco, fidanzata di Manlio Grillo. Due giorni dopo la strage proprio questi sei vennero messi sotto processo da parte dei Capi di Potere Operaio a via dei Serpenti e, poco tempo dopo, Marino Clavo rese piena confessione a Valerio Morucci , che sarebbe diventato uno dei capi delle Brigate Rosse responsabile dell’agguato a Moro.     Franco Piperno, altro capo di Potere Operaio, ebbe la faccia tosta di affermare che non aveva creduto a quella confessione perché Morucci aveva mostrato a Clavo una pistola.   E si   che di pistole in quel periodo all’interno di Potere Operaio ne giravano tante eppure gli avvocati difensori di Lollo, Clavo e Grillo non esitarono a chiedere di far accludere agli atti del processo quel vergognoso volumetto: “Primavalle, incendio a porte chiuse”, frutto di giornalisti che non si sono mai vergognati dei depistaggi che hanno tentato di compiere.</p>
<p>Due anni dopo, il 28 febbraio del 1975, subito dopo una seduta del processo per l’assassinio dei fratelli Mattei, tutti i gruppi dell’ultrasinistra, che tra l’altro avevano già sparato la mattina nei pressi del tribunale, daranno l’assalto alla sezione del Msi di Prati in via Ottaviano. Sparano ancora , feriscono diversi militanti ed uccidono lo studente greco Mikis Mantakas. Viene arrestato Fabrizio Panzieri, che si dichiarerà immediatamente prigioniero politico ed individuato fra i responsabili Alvaro Lojacono che si da alla latitanza ed entrerà a far parte delle Brigate Rosse partecipando al rapimento di Moro e all’uccisione della sua scorta. Gli on. Mancini e Cicchitto del psi prenderanno le difese di Lollo e Panzieri parlando di “repressione giudiziaria e di un arbitrio che fa vergogna in un paese civile”.</p>
<p>Nessuno di tutti questi “ democratici “ ha mai chiesto scusa, nessuno si è mai vergognati di quello che ha scritto, nessuno ha mai avuto il coraggio di affermare che “Soccorso Rosso” di Franca Rame e del premio Nobel Dario Fo raccoglievano soldi e protezioni per foraggiare degli assassini e che se la giustizia avesse fatto il suo corso si sarebbero risparmiati molti lutti e molte delle violenze che hanno insanguinato l’Italia negli anni successivi.</p>
<p>Fortunatamente chi non dimentica sono quei ragazzi che hanno pagato sulla loro pelle le falsità costruite ad arte in questi 45 anni . Proprio per questo la giornata del 16 aprile 2018 ha rappresentato un punto di partenza nello scenario del mondo della destra italiana e non solo di quella. A cominciare dal mattino quando il cerimoniale del Comune di Roma, a nome del Sindaco Virginia raggi, ha voluto che venisse depositata una corona di alloro sul posto in cui è avvenuta la strage . E’ proseguita   il pomeriggio alle 18 quando un imponente corteo silenzioso è partito da piazza Clemente xi per recarsi, attraversando le vie del quartiere, in via Bernardo da Bibbiena, dove il nipote di Stefano e Virgilio ha deposto un mazzo di fiori ed è stato chiamato, come tutti gli anni, il “Presente”. Erano presenti i parlamentari di diversi schieramenti politici nell’ambito della destra ma tutti, giustamente, hanno ritenuto doveroso non pronunciare alcun discorso nel rispetto della solennità di quel momento. La serata si è conclusa con un concerto di musica alternativa alla quale hanno partecipato i rappresentanti di tutti i gruppi più conosciuti dagli anni settanta in poi. Non sono mancati momenti di commozione quando Antonella Mattei ha trovato il coraggio di salire sul palcoscenico per ringraziare tutti gli organizzatori di quella magnifica giornata in memoria dei suoi fratelli. Del resto il senso di tutte queste iniziative a lei era già stato detto in musica: “Anche se tutti noi no”</p>
<p>Roberto Rosseti</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/quella-notte-45-anni-uccisero-fratelli-mattei-giustizia-non-stata-fatta-piu-feroce-delitto-degli-anni-piombo-intellettuali-sinistra-soccorso-rosso-garantito-li/"><img width="450" height="350" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei.jpg 450w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei-300x233.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/04/fratelli-Mattei-82x64.jpg 82w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>]]></content:encoded>
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