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	<title>Gli italianiQuello che la legge Cirinnà nasconde. I rischi per i bambini adottati da coppie gay &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Quello che la legge Cirinnà nasconde. I rischi per i bambini adottati da coppie gay</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 22:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="yui_3_16_0_1_1455747554016_1809">Ok, ammettiamo pure che i Matteo Salvini, le Giorgie Meloni, il popolo del Family Day, i vescovi (non tutti|), i prevosti (non tutti) e mia mamma non abbiano titoli per negare ai gay l’adozione di figli. Diamo la parola agli esperti allora.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1455747554016_1813">Cominciamo con Italo Carta ordinario di Psichiatria all’Università degli Studi di Milano. Carta, intervistato di recente da la Stampa, ha affermato: «Ritengo che le coppie di omosessuali e quelle di lesbiche che non solo adottano un bambino ma si fanno ingravidare e inseminare preparino un grave rischio di patologie per la prole».</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1455747554016_1814">In una coppia omosessuale il bambino avverte inevitabilmente «la violenza fatta alla realtà, con cui il ruolo paterno e materno vengono assunti, e la mancanza del diventare madre o padre per donare il figlio all’altro e stabilire un rapporto di reciprocità».</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1455747554016_1815">Non è tutto. Carta ha anche accennato a studi americani che dimostrano il suo assunto, come ad esempio quello recentemente pubblicato sul “Journal of Marriage and Family” da Daniel Potter dell’American Institutes for Research,  con il quale viene dimostrato che i bambini cresciuti all’interno di relazioni non tradizionali, comprese quelle omosessuali, tendono a «fare peggio» dei loro coetanei cresciuti con un padre e una madre.</div>
<div>Il punto di vista dello psichiatra milanese è condiviso da tutta una serie di scienziati, filosofi e giuristi il cui nome e cognome forniremo a chi ne farà domanda in carta bollata.</div>
<div>Proseguiamo. Il sociologo dell’Università del Texas, Mark Regnerus, ha condotto un indagine sui “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, dimostrando un significativo aumento di problematiche psico-fisiche rispetto ai figli di coppie eterosessuali mentre Loren Marks della Louisiana State University, ha invece confutato i pochi studi in cui si rilevava che i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eterosessuali, dimostrandone l’inattendibilità dal punto di vista scientifico.</div>
<div>Torniamo in Italia con la psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione “Movimento Bambino” che spiega: “«Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite». Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio. Ha poi proseguito la psicologa: «Cure e amore non sono patrimonio esclusivo delle coppie etero. Vero è, però, che quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità. Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili. E non devono essere necessariamente il papà o la mamma, possono venir individuate figure esterne alla coppia&#8221;.</div>
<div>E a proposito di utero in affitto. &#8220;Ci tengo però a precisare una cosa. Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro».</div>
<div>Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile ed esperta di famiglia, ha a sua volta confermato: «Fra i bisogni primari del bambino c’è l’amore, la cura, l’accudimento e questo può essere effettivamente dato sia dalla figura maschile sia da quella femminile, ma poi ha bisogno di essere accompagnato nella costruzione della propria identità. La negazione del valore della differenza sessuale – il corpo è un dato – provoca una gravissima interferenza nella costruzione dell’identità. Che magari non si vede nell’infanzia, ma esplode con la pubertà e la preadolescenza».</div>
<div>Anna Olivero Ferraris docente di psicologia dell’età evolutiva alla Sapienza di Roma, avverte che «se a quattro anni un bambino scopre di avere due mamme o due papà questo è un problema. Bisogna avere la sensibilità di seguire figli nei vari passaggi; è un po’ come per i bambini adottati, a un certo punto vogliono sapere la verità. Non si può negare che è una complicazione in più”</div>
<div>Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido presso l’Università Cattolica di Milano spiega dal canto suo che «crescere godendo della presenza di un padre e di una madre consente al bambino di conoscere dal vivo cosa vuol dire essere uomo e donna e, quindi, definire nel tempo una solida identità maschile o femminile. Allo stesso tempo il bambino potrà fare esperienza della relazione tra uomo e donna, capace di accogliere e valorizzare le differenze. Due genitori dello stesso sesso non possono fornire questa esperienza di base, quindi il bambino sarà gravato da un compito psichico aggiuntivo. Ai bambini adottati la società deve fornire condizioni ideali di crescita, non esporli ad altri fattori di rischio».</div>
<div>Finiamo con Domenico Simeone psicologo, psicoterapeuta e professore associato di Pedagogia generale presso l’Università degli Studi di Macerata.</div>
<div>«Crescere con una madre e con un padre, quando è possibile, significa conoscere il valore educativo della differenza, significa inscrivere la parentalità in una rapporto che chiama in causa la corporeità, significa sperimentare una rete relazionale costruita sul riconoscimento dell’alterità. Il fenomeno delle coppie omoparentali è relativamente recente. Molti studi mettono in guardia sulle difficoltà che i bambini che crescono con persone dello stesso sesso possono incontrare. Dal punto di vista scientifico credo sia necessario approfondire le conoscenze del fenomeno in modo rigoroso, guardando la questione dal punto di vista del bambino e dei sui bisogni. Troppo spesso nel dibattito prevalgono i presunti “diritti” degli adulti e ci si dimentica di tutelare la crescita dei bambini. La differenza di genere tra padre e madre e tra genitore e figlio costituisce l’elemento fondamentale per imparare ad amare, costruendo relazioni e accettando il limite che è in esse inscritto. Nel crogiuolo di tali relazioni i bambini vivono processi di identificazione e riconoscono le differenze, stabilendo relazioni significative. È la differenza che permette la triangolazione della relazione e il riconoscimento dell’alterità. Non è qui in discussione la capacità di cura che possono avere le coppie omogenitoriali quanto piuttosto l’articolazione delle relazioni che i figli possono stabilire».</div>
<div>Qualcuno avverta la Cirinnà.</div>
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