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	<title>Gli italianiReati ambientali, indagato un imprenditore napoletano &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Reati ambientali, indagato un imprenditore napoletano</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 09:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>Su disposizione del Tribunale di Napoli è stata eseguita dai Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica, dai Finanzieri del Comando Provinciale e dagli Agenti dell’Unità Operativa Tutela Ambientale della Polizia Locale di Napoli, un’ordinanza applicativa della misura cautelare personale del divieto di dimora in Campania e in Abruzzo, nonché del sequestro preventivo di beni per il valore di 3.000.000 di euro nei confronti di  B.S., imprenditore napoletano del settore edile e dello smaltimento dei rifiuti.</p>
<p>Il destinatario della misura personale e reale, è indagato per il delitto di omessa bonifica, previsto dall’articolo 453-<em>terdecies </em>del codice penale, introdotto con la legge n. 68 del 2015.</p>
<p>Il provvedimento cautelare scaturisce da complesse indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli &#8211; Sezione Ambiente,</p>
<p>L’inchiesta ha preso il via a seguito dell’esposto di alcuni cittadini che hanno denunziato ai magistrati inquirenti le condizioni di degrado ambientale del Vallone San Rocco, area all’interno del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli.</p>
<p>La zona, in prossimità del polo ospedaliero, che avrebbe dovuto costituire il polmone verde della città, è risultata afflitta da continui sversamenti e interramenti di rifiuti speciali, anche pericolosi, con grave rischio di dissesto idrogeologico.</p>
<p>Peraltro, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva già condannato lo Stato italiano per la situazione di incuria ambientale della zona e in particolare per la mancata bonifica dell’ex cava di tufo Suarez, nel cuore del Vallone e del Parco.</p>
<p>Va sottolineato che B.S. aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione alla ricomposizione ambientale della cava, che però utilizzava, per anni, quale sito di illecito smaltimento dei rifiuti da costruzione e demolizione, contenenti anche amianto, derivanti dalle attività delle proprie aziende.</p>
<p>L’imprenditore, proprio per il delitto di traffico illecito di rifiuti all’interno della cava Suarez, era già stato rinviato a giudizio dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, con dibattimento di primo grado attualmente in corso.</p>
<p>L’imprenditore non risultava aver mai ottemperato agli obblighi di legge e a quelli relativi al recupero della cava, sostanzialmente sfruttata quale personale discarica abusiva. Per cui è indiziato del mancato adempimento dell’ordine di rimozione dei rifiuti, di bonifica e di ripristino ambientale della cava, adottato dal Comune di Napoli nell’agosto 2019 e confermato dal T.a.r. e dal Consiglio di Stato, così cagionando un progressivo e grave deterioramento ambientale dell’area protetta.</p>
<p>In particolare, le attività investigative della Polizia Locale e dei Carabinieri del N.o.e. hanno permesso di sequestrare la cava e di quantificare in almeno 30.000 metri cubi i rifiuti in essa accumulati, come confermato dagli accertamenti tecnici esperiti dall’A.r.p.a.c. – Dipartimento di Napoli &#8211; e dall’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (I.s.p.r.a.).</p>
<p>Gli Enti hanno stimato, altresì, il costo della rimozione dei rifiuti in 3.000.000 di euro, spesa che risulta esser stata risparmiata dall’indagato.</p>
<p>La predetta cifra è stata sottoposta a sequestro su conti correnti riferibili sia direttamente che indirettamente all’imprenditore. Sono altresì stati sequestrati beni mobili (autocarri e mezzi utilizzati per l’attività edilizia) e immobili rientranti nel patrimonio dell’indagato, sino a coprire l’intero ammontare dell’illecito profitto.</p>
<p>I successivi accertamenti di polizia economico-finanziaria svolti dalla Guardia di Finanza hanno consentito di ritenere che l’indagato, avuta conoscenza dell’avvio di procedimenti amministrativi, oltre che penali, nei propri confronti, abbia proceduto alla fraudolenta spoliazione del patrimonio personale e della società titolare dell’autorizzazione ambientale, per evitarne il sequestro.</p>
<p>A fondamento dell’indagine, con il coordinamento della Procura, sono stati utilizzati i più efficaci strumenti di contrasto al crimine ambientale introdotti dal legislatore con la legge n. 68 del 2015 che altresì ha introdotto l’istituto della confisca sia diretta che per equivalente al profitto del reato.</p>
<p>L’indagato è destinatario del provvedimento di divieto di dimora nelle Regioni Campania e Abruzzo, nonché del divieto di esercitare attività d’impresa o professione e di detenere uffici direttivi delle persone giuridiche e delle aziende che operano nelle materie dell’ambiente e dell’edilizia.</p>
<p>Il G.i.p. ha altresì disposto la sospensione di B. S. dall’iscrizione al Registro dei Gestori Ambientali.</p>
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