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	<title>Gli italianiStato contro Regioni, addio al federalismo? &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Stato contro Regioni, addio al federalismo? &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Stato contro Regioni, addio al federalismo?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 07:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/regioni-addio-al-federalismo/"><img width="269" height="187" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/palazzo-chigi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/palazzo-chigi.jpg 269w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/palazzo-chigi-92x64.jpg 92w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" /></a></p><hr /><p>Il Covid 19, che si è prepotentemente abbattuto sull’Italia, ha riportato in auge un vecchio tema. Il federalismo. Facciamo un passo indietro. Era il 2001, anno in cui sotto il governo Berlusconi con capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, venne varata una riforma costituzionale (la riforma del titolo V della Costituzione) i cui riflessi si vedranno solo col tempo: la cosiddetta devolution. Il federalismo fortemente voluto dall’ alleato di governo, un giovane Umberto Bossi, leader della Lega all’epoca Lega Nord, decentrava dallo Stato alle Regioni alcune materie molto importanti in termini di gestione: sanità, sicurezza e scuola. L’articolo della Costituzione&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Covid 19, che si è prepotentemente abbattuto sull’Italia, ha riportato in auge un vecchio tema. Il federalismo. Facciamo un passo indietro. Era il 2001, anno in cui sotto il governo Berlusconi con capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, venne varata una riforma costituzionale (la riforma del titolo V della Costituzione) i cui riflessi si vedranno solo col tempo: la cosiddetta <em>devolution</em>. Il federalismo fortemente voluto dall’ alleato di governo, un giovane Umberto Bossi, leader della Lega all’epoca Lega Nord, decentrava dallo Stato alle Regioni alcune materie molto importanti in termini di gestione: sanità, sicurezza e scuola. L’articolo della Costituzione modificato dalla riforma è il 117 in cui viene disciplinato il riparto di competenze tra Stato e Regioni istituendo un principio fondamentale, quello della legislazione ‘concorrente’. E quest’ultima ha poi prodotto disparità funzionali sul territorio nazionale, in primis sulla sanità facendo si che si consolidassero regioni virtuose e non.</p>
<p style="text-align: justify;">ll vigente disposto dell’articolo 117 della Costituzione contiene una elencazione delle materie di competenza esclusiva dello Stato, una elencazione delle materie afferenti alla cosiddetta competenza concorrente ed una clausola di chiusura che stabilisce, testualmente, che spetti “alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.”</p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ad oggi. La pandemia ha riportato l’attenzione sulle differenti norme e decisioni scatenando una vera e propria guerra tra Stato e Regioni. E sulle conseguenti responsabilità. Esempio ne sono i focolai delle zone rosse del Nord e le Rsa (residenze sanitarie assistenziali), purtroppo al centro delle cronache per essere diventate focolai dove sono deceduti e stati contagiati molti anziani.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra ‘fratricida’ con lo Stato centrale ovvero il governo, vede in primo piano i governatori del Nord Fontana e Zaia (rispettivamente di Lombardia e Veneto), che si sono trovati a gestire un’emergenza improvvisa. In primis i governatori di Veneto Lombardia e Friuli il 4 febbraio chiesero, in una lettera al ministro della Sanità, che il periodo di isolamento previsto per chi rientrava dalla Cina pure con voli indiretti fosse esteso anche ai bambini che frequentavano scuole italiane; dallo Stato vi fu una netta presa di posizione, che bollò i governatori di razzismo. Dal ministro per l’Istruzione Azzolina venne chiaramente espresso: “Non ci sono motivi per escludere gli alunni dalla scuola”; da Boccia, ministro per gli Affari Regionali: “Le linee guida in materia di tutela della salute in Italia sono competenza dello Stato. L&#8217;organizzazione sanitaria spetta alle Regioni. Ognuno faccia il proprio lavoro”. Il tutto si smorzò con manifestazioni di solidarietà alla comunità cinese da parte di istituzioni locali e nazionali tra cui il capo dello Stato in visita in una scuola abbracciando bambini cinesi. Poi arrivò Codogno, primo focolaio italiano. Da lì comincerà una serie di accuse tra Stato e Regioni interessate che porterà ad un progressivo degenerarsi dei rapporti, specificamente tra i governatori del Nord ed il governo. La sera tra il 7 e l’8 marzo, dopo la fuga di notizia del primo Dpcm, il governatore della Lombardia Fontana commenta: “La bozza del provvedimento del Governo, che ho ricevuto solo in serata, sembra andare nella direzione del contenimento della diffusione del virus, invitando con misure più incisive i cittadini alla prudenza. Ciò detto non posso non evidenziare che la bozza del Decreto del presidente del Consiglio è, a dir poco, ‘pasticciata’ e necessita da parte del governo di chiarimenti”. Insomma, la disputa su provvedimenti nazionali ed ordinanze regionali diventa sempre più fitta tra colpe e responsabilità dello Stato e delle Regioni. Ma anche il Sud non è da meno, poiché i governatori di Sicilia, Calabria e Puglia si scagliano contro il Dpcm del governo (con restrizioni per tutta la Lombardia) che aveva provocato l’esodo di massa dal Nord al Sud con un rischio contagio altissimo per tutto il Sud impreparato nei numeri all’emergenza sanitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non solo, al centro dello scontro tra Stato e Regioni c’è la mancata dotazione di strumenti necessari a contenere l’epidemia. Secondo le Regioni infatti lo Stato non avrebbe dotato ospedali, strutture sanitarie (Rsa) e personale medici di base dei dispositivi di sicurezza sanitari necessari a fronteggiare l’emergenza. Di contro lo Stato (il governo) addita soprattutto alle Regioni del Nord una gestione sanitaria non efficace dell’emergenza Coronavirus. Un altro tema di conflitto è la gestione delle residenze per anziani, fortemente contagiate dall’epidemia. Ed è forse il fronte più caldo dopo il caso del Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove è in corso un’indagine della magistrature per accertare le responsabilità dei deceduti per contagi esterni e mancate divisioni tra reparti Covid e non. Certo è che il responsabile politico dei 5 Stelle Crimi vorrebbe commissariare la Regione Lombardia, che tuttavia non è l’unica ad aver avuto questo problema. Sono in corso infatti da parte della magistratura indagini su altre Rsa sul territorio nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi, tuttavia, anche la fase 2 della riapertura sembra viaggiare in ordine sparso. Il 4 maggio scade l’ultimo Dpcm che ha blindato l’Italia. E la parola ora passerà al governo che, ascoltate le Regioni, il Comitato scientifico e le task force di cui si avvale per l’emergenza Coronavirus, dovrà fare chiarezza su quando e come riaprire il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Un dato fondamentale circa l’architettura costituzionale è la “sconfitta,” se transitoria o definitiva lo dirà il tempo, del processo di autonomia differenziata a gran voce chiesto prima dell’emergenza da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. In dettaglio, e oltre le polemiche, si è palesata macroscopicamente  la diversa capacità di affrontare il caos Covid 19, sia sotto il profilo sanitario che economico e la palla, condita di polemiche di ogni tipo, di fatto è tornata saldamente al primato del governo centrale del Paese. Polemiche a parte con riferimento al lockdown si è assistito ad una sorta di eterogenesi dei fini. Ne è emersa con autorevolezza ed efficienza la figura del governatore del Veneto Zaia, indicato anche all’estero come modello nella gestione dell’emergenza (adombrando in parte la figura di Matteo Salvini).</p>
<p style="text-align: justify;">Altro il discorso concernente la Lombardia. Dopo il disastro della stagione Formigoni, il suo successore Attilio Fontana è incappato in una serie di uscite oltre che discutibili, premature ed inutili. Lo slogan delle ‘quattro D’ (distanziamento, digitalizzazione, dispositivi, diagnosi, ndr)  e l’adozione di una App autonoma per la Regione Lombardia ne sono esempio eclatante. Le prossime due settimane offriranno un quadro politicamente più decifrabile ed un doppio banco di prova: le decisioni del governo sulla fase 2 della pandemia, con inevitabili riflessi differenziati, a secondo degli scenari di contagio che risultano dai dati regionali oggi disponibili da un lato; dall’altro, l’accordo sul fondo Salvastati (Mes) previsto per il prossimo 23 aprile. Due passaggi che vedono l’Italia muoversi in ordine sparso con un grave rischio: l’implosione per disgregazione politica (con la possibile caduta del governo Conte) della società prima ancora della confusa classe politica. “Andrà tutto bene”, a questo proposito, appare ad oggi uno slogan davvero ambizioso.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/regioni-addio-al-federalismo/"><img width="269" height="187" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/palazzo-chigi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/palazzo-chigi.jpg 269w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/palazzo-chigi-92x64.jpg 92w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" /></a></p>]]></content:encoded>
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