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	<title>Gli italianiReligione, la scienza dello spirito &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Religione, la scienza dello spirito</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 11:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/religione-la-scienza-dello-spirito/"><img width="640" height="344" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/sangiovanni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/sangiovanni.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/sangiovanni-300x161.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/sangiovanni-96x52.jpg 96w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p><hr /><p>&#160; In molti le hanno dato diverse definizioni, non sempre dal significato positivo, in questa occasione vogliamo provare a definire la religione la scienza dello spirito. Se è vero che l’architettura e l’ingegneria sono le scienze che studiano i metodi di costruzione degli edifici e la medicina quella che diagnostica e cura le malattie, la scienza che insegna a costruire e rinforzare lo spirito e che, spesso, ne cura i mali, è proprio la religione. Certo, non è una scienza esatta, così come non lo sono le altre. La scossa di un forte terremoto può far crollare edifici che i&#8230;</p>
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<p>In molti le hanno dato diverse definizioni, non sempre dal significato positivo, in questa occasione vogliamo provare a definire la religione la <em>scienza dello spirito</em>.</p>
<p>Se è vero che l’architettura e l’ingegneria sono le scienze che studiano i metodi di costruzione degli edifici e la medicina quella che diagnostica e cura le malattie, la scienza che insegna a costruire e rinforzare lo spirito e che, spesso, ne cura i mali, è proprio la religione. Certo, non è una scienza esatta, così come non lo sono le altre. La scossa di un forte terremoto può far crollare edifici che i pesi e i contrappesi dell’architettura hanno tenuto in piedi per secoli. E di fronte ad un male incurabile, purtroppo, soccombe anche la medicina.</p>
<p>Ma può lo spirito ammalarsi?</p>
<p>Purtroppo sì. Capita spesso che uno spirito si ammali, soprattutto di sé stesso. Quasi sempre, infatti, chi nega l’esistenza di un’<em>autorità superiore </em>si erge a giudice della realtà circostante, con un atteggiamento che non riconosce limiti e confini e che, portato all’estremo, diventa la radice di larga parte dei mali che conosciamo.</p>
<p>Il clima in cui questo atteggiamento prolifera nasce dalla convinzione che sono prioritari la libertà e il diritto individuali, princìpi di sopravvivenza di un individuo astratto, slegato dal resto della comunità. Individuo e comunità, invece, esistono necessariamente connessi, non ha senso pensarli astrattamente, come vuole la cosiddetta ideologia dei <em>diritti civili</em>.</p>
<p>Chi vive di sé stesso, peraltro, intende la vita come una <em>proprietà</em>, da gestire e condurre secondo canoni personali e, magari, ponendole fine arbitrariamente, sentendosi demiurgo dell’anima e amministratore del corpo. Dimenticando che la stragrande maggioranza degli esseri umani non decide quando smettere di vivere e non se ne conosce ancora uno che abbia deciso quando venire al mondo. Coloro che hanno questo tipo di approccio, spesso, sono gli stessi che, in ambito economico, il concetto di proprietà privata lo rifiutano, ma lo accettano e lo propugnano in ambito esistenziale.</p>
<p>Uno degli elementi che esaspera questo atteggiamento è senza dubbio il ruolo che ricopre il capitale finanziario. Il capitale, infatti, mira ad abbattere ogni limite, in modo da vedere ovunque sempre e solo la stessa cosa: sé stesso. E non è un caso che lo troviamo alternativamente alleato di istanze e movimenti che cercano di annientare l’unico baluardo a salvaguardia della salute spirituale di una comunità: la <em>Tradizione</em>. Scrive Julius Evola, nella società tradizionale «<em>l’elevazione spirituale dell’individuo è vissuta come l’unico scopo della vita cosciente di un essere umano. Ogni altra attività &#8211; politica, economica, scientifica, educativa, artistica &#8211; ruota intorno a tale principio e ne è la manifestazione</em>».</p>
<p>Dunque se è vero, come dice Carl Schmitt, che la politica parte dalla designazione del nemico, nemico della <em>polis</em> che ambisca ad un’elevazione spirituale è un approccio alla vita privo di riferimenti religiosi, avverso agli insegnamenti della <em>scienza dello spirito</em>. La religione non può tradursi in politica, ma la politica può ispirarsi a principi e tradizioni reli­giose. Infatti chi si ispira alla religione non dispone del mondo nel nome di Dio. È persona falli­bile che liberamente si ispira a principi superiori, ha passione di verità ma non si sente di detenerla in maniera esclusiva. E soprattutto non vive nella convinzione che tutto abbia compimento con l’inizio e la fine della sua vita.</p>
<p>Come invece accade per chi nega l’esistenza di un <em>Ordine Superiore</em> e che trova la piena realizzazione nel patetico esaudimento di un desiderio momentaneo, la cui soddisfazione ha come caratteristica quella di diminuire via via che la si prova ed occorre una dose o uno stimolo sempre più grande per riprodurre la stessa intensità. Fino a che non si riesce più a rispondere allo stimolo e si verifica lo sfacelo. Spesso anche fisico, ma soprattutto spirituale.</p>
<p>L’esempio di cui, invece, si sente un diffuso bisogno è quello della virtù, che, nelle difficoltà, assicura la costanza nella ricerca del bene. E una delle definizioni di «<em>virtù</em>» è «<em>buona abitudine</em>», a cui si dovrebbe essere educati. Meglio ancora, addestrati. Oggi tutti siamo orfani della virtù e di una pressione sociale che dirige al bene e siamo, invece, influenzati da condotte irresponsabili, di cui vediamo continui esempi ed incitamenti. Del resto siamo figli del nostro tempo, della nostra «<em>circostanza</em>» storica, sociale e psicologica.</p>
<p>Ma ciò che ci può distinguere dai costruttori delle <em>fabbriche del vuoto</em> che contraddistinguono questa epoca è la consapevolezza di essere animati da uno spirito immortale che tende a quell’<em>Infinito</em> a cui rivolgersi attraverso lo strumento più potente della <em>scienza dello spirito</em>: la preghiera. Di questa possibilità si privano tutti coloro che non vi riconoscono alcun valore e si perdono in una realtà dentro cui si chiudono o vengono rinchiusi. Tra l’altro per pregare non bisogna fare nulla, basta rimanere in silenzio. Infatti, come disse Madre Teresa di Calcutta, «<em>Dio parla nel silenzio del cuore. Ascoltare è l’inizio della preghiera</em>».</p>
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