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	<title>Gli italianiRenzi a Milano lancia la sfida ai suoi oppositori interni: la vera sinistra sono io &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Renzi a Milano lancia la sfida ai suoi oppositori interni: la vera sinistra sono io</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 17:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/renzi-a-milano-lancia-la-sfida-ai-suoi-oppositori-interni-la-vera-sinistra-sono-io/"><img width="990" height="659" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/Renzi-a-Milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/Renzi-a-Milano.jpg 990w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/Renzi-a-Milano-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/Renzi-a-Milano-640x426.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/09/Renzi-a-Milano-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></p><hr /><p>E&#8217; stato il fine settimana di Matteo Renzi. E&#8217; intervenuto a Cernobbio conquistando, o cercando di conquistare, il consenso dei potenti dell&#8217;economia mondiale. Poi a Milano ha assistito al gran premio di F1 nel box Ferrari al fianco di Marchionne che poi ha riempito di elogi  il premier. Dopo il gran premio Renzi è andato dal suo popolo, quello della festa dell&#8217;Unità nazionale a Milano. Poi di corsa all&#8217;expo dove lo aspettava Bono. Ma l&#8217;attesa era il discorso nel parco di porta Venezia dove si è svolta la festa. Una tribuna dove i rottamati del Pd, da Bersani a D&#8217;Alema&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato il fine settimana di Matteo Renzi. E&#8217; intervenuto a Cernobbio conquistando, o cercando di conquistare, il consenso dei potenti dell&#8217;economia mondiale. Poi a Milano ha assistito al gran premio di F1 nel box Ferrari al fianco di Marchionne che poi ha riempito di elogi  il premier. Dopo il gran premio Renzi è andato dal suo popolo, quello della festa dell&#8217;Unità nazionale a Milano. Poi di corsa all&#8217;expo dove lo aspettava Bono. Ma l&#8217;attesa era il discorso nel parco di porta Venezia dove si è svolta la festa. Una tribuna dove i rottamati del Pd, da Bersani a D&#8217;Alema  avevano scaricato il proprio rancore contro  il presunto usurpatore fiorentino. E naturalmente Renzi non si è lasciato sfuggire l&#8217;occasione per sfoggiare il meglio della retorica polemica. Ha vantato i successi dell&#8217;azione del governo, ha richiamato l&#8217;orgoglio del Pd, fulcro dell&#8217;Italia del Sì contro i gufi laureati. Così ha ricordato i dati economici, il successo straordinario di Expo rivendicando il merito di aver portato a termine una sfida per molti considerata impossibile.  Ma a Bersani e D&#8217;Alema che lo hanno accusato di voler campare pelle al partito ha replicato con una raffica di stilettate. Ha illustrato i successi elettorali sotto la sua guida, poi l&#8217;alto livello delle donazione degli elettori, segno di fiducia. A chi lo accusa di voler liquidare il partito per garantire un uomo solo al comando ha lanciato la sfida di arrivare a 10 mila sezioni del Pd, ora sono circa 6.600. Non solo ma ha sfidato i suoi detrattori proprio a sinistra, ha ricordato Marzabotto, ha annunciato che chiederà alla Rai  di celebrare adeguatamente il prossimo 25 aprile. E così ha lanciato il suo affondo all&#8217;opposizione interna: basta discussioni sterili, chi vuole fermare le riforme vuole tornare alla vecchia politica. Si discute, ma poi si decide e basta. La Forza del sì è molto più forte del no. Con la stessa veemenza ha attaccato Salvini e Grillo e chi strumentalizza l&#8217;emergenza immigrati. &lt;La differenza non è tra Pd e la Destra, ma tra umani e bestie&gt;. Ha offerto un ramoscello d&#8217;ulivo ai sindacati  proponendo di mettere da parte le dispute ideologiche e assumere un impegno comune per sconfiggere il caporalato.  E poi è tornato sulle tasse, dicendo che la sinistra in passato ha sbagliato e che queste vanno ridotte assicurando che così sarà. Insomma un Renzi che non ha fatto ricorso come spesso gli accadeva all&#8217;ironia, ma ha usato retorica e veemenza dialettica, un modo per galvanizzare la propria piazza, i propri sostenitori consapevole della difficoltà in cui si trova: un indice di gradimento altalenante, se non in calo nonostante i dati sull&#8217;economia e un partito diviso che potrebbe far mancare i numeri al Senato per il varo delle riforme costituzionali. Quella del Senato adesso è la vera battaglia, se Renzi la vince per l&#8217;opposizione interna è la fine dei giochi e può avviare una fase nel corso della quale con le promesse sul taglio delle imposte ed  eventuali successi economici anche grazie a circostanze favorevoli possono portarlo alle scadenze elettorali del 2016 e al referendum costituzionale con una grande forza. A quel punto sarebbe la fine dei giochi a sinistra e anche a Destra dove la confusione resta grande e il disegno di una formazione capace di contrapporsi a Renzi resta solo una intenzione di alcuni volenterosi.  Ma adesso a Renzi serve battere la sinistra del suo partito. E il discorso di ieri era tutto interno. Chiede alla piazza, agli iscritti e agli elettori quella spinta necessaria per battere le ultime trincee dei reduci di Bersani e D&#8217;Alema, per limitare a pochi irriducibili il voto contrario. Poi verrà la resa dei conti e per gli irriducibili del dissenso non resterà che la via già seguita da Civatti e Fassina, cioè quella delle dimissioni dal partito. Insomma fare terra bruciata intorno a Bersani, oppure indurlo oggi a portare il dissenso oltre un certo punto. C&#8217;è una ipotesi di mediazione già presentata ai senatori, e per ora respinta dagli irriducibili. Sotto la pressione dei militanti quelle posizioni rigide potrebbero cambiare, almeno nella parte che intende restare nel Pd, criticamente ma restare. Dietro il discorso di Renzi ieri c&#8217;è anche questo. Il suo richiamo ai valori della tradizione della sinistra italiana, la garanzia di cambiamento, sono le basi per riconquistare la fiducia della base. Necessaria per la battaglia d&#8217;autunno, forse la più difficile dell&#8217;epoca Renzi.</p>
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