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	<title>Gli italianiIl richiamo di Re Felipe al rispetto della legge e alla difesa dell&#8217;unità della Spagna &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il richiamo di Re Felipe al rispetto della legge e alla difesa dell&#8217;unità della Spagna</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 22:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/richiamo-re-felipe-al-rispetto-della-legge-alla-difesa-dellunita-della-spagna/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>Infine il Re Felipe VI, che nei giorni scorsi aveva mantenuto sulla vicenda del referendum catalano un riserbo non da tutti apprezzato, ha parlato alla Nazione. Perché, si chiedevano politici e commentatori in Spagna e all’estero, come gli intervenuti allo “speciale” del Tg7 diretto da Enrico Mentana la sera del referendum catalano, in particolare Mario Sechi, il Re di Spagna non interviene in un momento difficile per le istituzioni, di fronte ad una iniziativa apertamente secessionista, eversiva dell’ordinamento statale? Avrebbe dovuto richiamare le regole dello stato di diritto, come ha fatto il Presidente del Consiglio Mariano Rajoy, e condannare il&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Infine il Re <strong>Felipe VI</strong>, che nei giorni scorsi aveva mantenuto sulla vicenda del referendum catalano un riserbo non da tutti apprezzato, ha parlato alla Nazione. Perché, si chiedevano politici e commentatori in Spagna e all’estero, come gli intervenuti allo “speciale” del Tg7 diretto da <strong>Enrico Mentana</strong> la sera del referendum catalano, in particolare Mario Sechi, il Re di Spagna non interviene in un momento difficile per le istituzioni, di fronte ad una iniziativa apertamente secessionista, eversiva dell’ordinamento statale? Avrebbe dovuto richiamare le regole dello stato di diritto, come ha fatto il Presidente del Consiglio <strong>Mariano Rajoy</strong>, e condannare il referendum come eversivo dell’ordine costituzionale? Avrebbe potuto, ma quella domenica sarebbe stato un intervento tardivo e forse fonte di ulteriori polemiche, di fronte all’evidente inadeguatezza della classe politica spagnola. A Madrid come a Barcellona, infatti, si è fatto di tutto per evitare una soluzione che desse corpo all’esigenza di attuare una più ampia autonomia, soprattutto finanziaria, della Catalogna nel contesto dell’ordinamento dello stato.</p>
<p>Che la regione più ricca del Paese, da sempre animata percorsa da ventate indipendentiste, avesse organizzato un referendum illegale, non previsto dalla Costituzione in un contesto apertamente eversivo del sistema statale si sapeva da tempo e da tempo si erano levate voci a Madrid di condanna, sul piano politico e giuridico, con intervento anche della Corte costituzionale.</p>
<p>Va detto subito che domenica sono venuti al pettine nodi antichi che saggezza politica avrebbe consigliato di sciogliere attraverso una trattativa senza preconcetti sui limiti dell’autonomia riconoscibile alla Catalogna all’interno dello Stato unitario, come già è avvenuto per i paesi baschi, senza che si arrivasse ad una prova di forza che avrebbe inevitabilmente costretto governo centrale e magistratura ad intervenire per far cessare una situazione di illegalità che, se tollerata, avrebbe leso gravemente l’immagine del Governo e del Sovrano, custode della unità della Spagna.</p>
<p>Di fronte alla pervicace volontà dei partiti che reggono la maggioranza del governo catalano di andare comunque avanti, pronti a proclamare l’indipendenza dal Regno, il governo avrebbe potuto seguire due strade: far finta di niente perché quel referendum illegale non avrebbe portato conseguenze sul piano giuridico ed attendere gli sviluppi della situazione, oppure, com’è avvenuto, dichiarare che non poteva ammettere un simile tentativo eversivo dello stato di diritto, espressione ripetuta più volte dal Presidente del Consiglio <strong>Mariano Rajoy</strong> nel suo discorso di domenica sera al termine delle operazioni elettorali e dal Re <strong>Felipe</strong> ieri sera. Si è scelta questa seconda strada non priva di rischi possibili per gli effetti sull’immagine del governo che usa la forza contro i manifestanti e quanti volevano esercitare un presunto diritto di voto, nonostante fosse prevedibile che gli attivisti del partito secessionista avrebbero provocato la forza pubblica e ricercato feriti e contusi forse financo nella prospettiva che ci scappasse il morto. E così il volto insanguinato dell’anziana signora è apparso sui giornali e le televisioni. Come il conto dei feriti e dei contusi, oltre 800 per i separatisti, 80 per la polizia, che annovera tra questi anche gli agenti intervenuti sul posto. Un’immagine e dati che alcuni enfatizzeranno per molto tempo, anche per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi veri, che sono quelli di una autonomia che è giusto la Catalogna rivendichi ed ottenga nei termini di altre regioni spagnole. Ma rispettando le regole della democrazia costituzionale. In nessun paese, infatti, è consentito ad una regione di staccarsi dello stato senza che intervengo, ove previsto, un voto più ampio dell’intera comunità nazionale.</p>
<p>Resta la ferita del tentativo eversivo, perché di questo si tratta, portato avanti da quella che è evidentemente una minoranza chiassosa ed estremista. Ne ha dato testimonianza il corrispondente de La7 da Barcellona stamattina. Intervenendo ad <em>Omnibus</em> ha detto che si è votato anche più volte, con schede autocompilate, che il voto veniva espresso in pubblico, facendo quindi venir meno quella segretezza che è garanzia della correttezza di una consultazione. In queste condizioni è evidente che chi avesse voluto votare “no” avrebbe avuto molte difficoltà nel dare un voto palese. Inoltre ha detto chiaramente che gli indipendentisti sono una minoranza così correggendo prime valutazioni della domenica, durante il voto.</p>
<p>“Primero la legalidad”, mi dicevano un tempo i miei amici spagnoli quando richiamavano le regole della organizzazione dei poteri e della verifica dei comportamenti degli amministratori pubblici. Lo ha ricordato ripetutamente domenica il Presidente del Consiglio <strong>Rajoy</strong>, lo ha richiamato ieri sera il Re <strong>Felipe</strong>. Fuori della legalità non c’è possibilità di pacifica convivenza da nessuna parte. Lo sappiamo bene noi italiani che abbiamo un Parlamento che, eletto sulla base di una legge dichiarata incostituzionale, avrebbe dovuto limitare la sua attività al minimo indispensabile per approvare una legge elettorale nuova e tornare quanto prima al voto. Non è stato così, auspice il Capo dello Stato,<strong> Giorgio Napolitano</strong>, che quella sentenza della Corte costituzionale avrebbe dovuto presidiare, è stato possibile a quelle Camere approvare addirittura una legge di revisione della Costituzione sonoramente bocciata dai cittadini, una riforma della legge elettorale bocciata dalla Consulta e tante altre leggi in gran parte finite sotto la lente d’ingrandimento delle magistrature e rinviate al giudice delle leggi per vizi di costituzionalità. Infine si pensa addirittura di modificare la legge sulla cittadinanza gabellando la proposta per una norma di civiltà senza riflettere che quella legge, ovunque nel mondo, è la regola che individua gli appartenenti ad una comunità.</p>
<p>Invidiamo un po’ questo Capo dello Stato spagnolo che richiama alla legalità, al rispetto della Costituzione e si fa garante dell’unità del Paese nella varietà delle sue storie e delle sue tradizioni. Lo ha fatto auspicando il superamento della crisi nel rispetto della legge e nella prospettiva di un nuovo patto costituzionale che potrà essere l’occasione per la ripresa di un dialogo che certamente troverà ampi consensi in tutta la Spagna. Lo ha fatto perché il ruolo di un Re è quello di garantire l’unità dello stato nel rispetto della Costituzione ma anche della sua storia che, come accade in molte realtà statali, è fatta di storie e tradizioni diverse che proprio una monarchia costituzionale può valorizzare perché siano una ricchezza comune anziché la ragione di divisioni. Il Belgio si mantiene unito, nonostante gli antichi dissidi fra fiamminghi e valloni, proprio per la prudente azione del Re.</p>
<p>L’Italia ha una storia simile, anzi molto più articolata, di esperienze che lungo i secoli hanno fatto grande questo nostro Paese attraverso la cultura, l’arte, la scienza, Un Paese nel quale le singole realtà regionali sono una ricchezza per tutti non solamente in termini ideali ma anche economici, come insegna il turismo culturale.</p>
<p>Quel che sembra sfuggire ai catalani, infatti, è che la loro ricchezza, fatta di industrie, commerci e turismo non è estranea all’appartenenza alla Nazione spagnola. La Catalogna, come altre regioni del Paese, ha subito, è vero, gli effetti negativi dell’austerità imposta dalle condizioni generali dell’economia spagnola e dalle indicazioni provenienti dall’Unione europea ma essere Spagna comunque ha giovato anche a Barcellona, a Madrid come a Bruxelles. Un po’ di saggezza avrebbe dovuto consigliare l’individuazione di un regime di autonomia che salvasse contemporaneamente l’unità del Paese e la tutela degli interessi locali. Invece è prevalso l’indirizzo degli intransigenti che hanno soffiato sul fuoco alimentando fiamme che sarebbe stato necessario spegnere prima che giungessero a bruciare molte delle carte a disposizione per superare la crisi nella legalità.</p>
<p>Nell’occasione molti hanno ricordato le parole, poche ma significative, della Regina Elisabetta alla vigilia del referendum sull’indipendenza della Scozia nel 2014. Una consultazione, è bene ricordare, legittimamente indetta. E fu facile alla Sovrana invitare all’unità con poche parole, in una conversazione privata alla presenza della stampa, all’uscita della Cappella del castello di Balmoral, quando si augurò che la gente “pensasse con molta attenzione al suo futuro”. Perché gli interessi di una parte non sono mai autonomi rispetto a quelli dell’intero Paese. Dove la monarchia unisce e, si è letto, contribuisce al PIL per un punto, perché dà il senso della continuità dello stato, della sua storia e, così, contribuisce anche al turismo interno e internazionale.</p>
<p>Infine, è stato facile ieri ed oggi, nei commenti sulla vicenda spagnola, richiamare i referendum consultivi di Lombardia e Veneto, pienamente legittimi ai sensi dell’art. 116, comma 2, Cost., con i quali si chiede più autonomia nella gestione delle risorse. Purché nessuno trascuri che l’unità ha un valore, a volte impercepibile o non percepito. In un Paese il quale, come la Spagna, ma certamente più della Spagna, ha una storia ricca di individualità locali, di provincia in provincia, di borgo in borgo, di città in città. A Nord come a Sud le individualità e le storie sono una straordinaria ricchezza per l’intera Nazione.</p>
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