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	<title>Gli italianiIl nuovo risiko italiano: la riforma del patto di stabilità europeo &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il nuovo risiko italiano: la riforma del patto di stabilità europeo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 13:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/risiko-italiano-la-riforma-del-patto-stabilita-europeo/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Il Patto di stabilità, nato nel 1997 ad Amsterdam, costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’impalcatura europea. Il motivo della sua assoluta rilevanza è presto detto: è quel testo che impone ai Paesi membri di non fare troppo deficit e di contenere il debito pubblico sotto una certa soglia. Per i non addetti ai lavori, questo significa in altre parole che l’Italia deve valutare con senno e ponderatezza le sue scelte in materia di bilancio pubblico per non incorrere ad eventuali procedure d’infrazione da parte della commissione europea. In particolare dovrebbe ridurre il disavanzo annuale, cioè la differenza fra entrate ed&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Patto di stabilità, nato nel 1997 ad Amsterdam, costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’impalcatura europea. Il motivo della sua assoluta rilevanza è presto detto: è quel testo che impone ai Paesi membri di non fare troppo deficit e di contenere il debito pubblico sotto una certa soglia.</p>
<p>Per i non addetti ai lavori, questo significa in altre parole che l’Italia deve valutare con senno e ponderatezza le sue scelte in materia di bilancio pubblico per non incorrere ad eventuali procedure d’infrazione da parte della commissione europea. In particolare dovrebbe ridurre il disavanzo annuale, cioè la differenza fra entrate ed uscite dello Stato, al di sotto del 3% e al contempo portare il tetto del debito pubblico al di sotto del 60% rispetto al PIL.</p>
<p>In tale contesto l’Italia si posiziona abbastanza male in ambito europeo essendo seconda soltanto alla Grecia quanto a debito pubblico con un bel 144% rispetto al PIL, cioè un malloppo di circa 2850 miliardi secondo le statistiche di Banca d’Italia. Questo dato tuttavia preso in termini assoluti ha poco significato perché se è vero che sembrano cifre astronomiche per i comuni mortali, è anche vero che si sta parlando dell’economia di un intero Stato, pertanto questi numeri vanno letti accompagnati dall’analisi di altri fattori come l’andamento economico nel suo complesso. Ecco spiegato perché si parla sempre di crescita oltre che di debito: se l’economia di un Paese cresce probabilmente stanno aumentando i suoi investimenti e la sua capacità produttiva, pertanto generalmente si ritiene che possa sostenere un maggiore debito.</p>
<p>Questa interpretazione economica che punta la lente sulla crescita è il classico approccio che adottano gli Stati, specialmente quelli più indebitati, per giustificare la necessità e anche la solvibilità di ulteriori disavanzi. Nonostante questo, avere un indebitamento eccessivo può comportare molteplici criticità se non viene gestito correttamente in quanto alto debito, comporta maggiore rischio per gli investitori che richiedono più interessi per prestare i propri soldi allo Stato. A questo si aggiunge il forte pressing della BCE che con la signora Lagarde al comando ha scelto una via durissima contro l’inflazione, alzando notevolmente i tassi d’interesse. Questa complessa situazione si sta concretizzando esattamente ora con l’apertura dell’asta dei titoli di Stato del 2 Ottobre con un’offerta del ministero che supera il 4% di interessi.</p>
<p>Tale condizione comporta che a parità di soldi richiesti -rispetto a 3 anni fa ad esempio- il costo del denaro per lo Stato italiano sia quasi triplicato e quindi anche fare lo stesso disavanzo ha un prezzo molto più elevato. In questo senso il ministro Giorgetti si trova davanti ad un aut aut: tagliare drasticamente la spesa pubblica risparmiando sul deficit o intavolare una trattativa con l’Europa per conteggiare in maniera differente il bilancio pubblico.</p>
<p>Il patto di stabilità europeo infatti era stato sospeso per il triennio 20-23 a causa della pandemia ma ora il rigorismo dei Paesi frugali è tornato in auge e stanno spingendo per un ritorno al passato mentre altri come Italia, Francia e Spagna vogliono una revisione degli accordi che abbia una concezione europea più solidale e che escluda potenzialmente gli investimenti sul green e per la difesa dal saldo dei conti pubblici. In conclusione si prospetta una lunga e faticosa trattativa ma l’Europa già avverte: per l’Italia niente scambi.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/risiko-italiano-la-riforma-del-patto-stabilita-europeo/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/europea-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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