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	<title>Gli italianiRoma grande malata. La Raggi e i 5stelle non sono i medici, possono solo aggravare il male &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 23:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/roma-grande-malata-la-raggi-5stelle-non-medici-possono-solo-aggravare-male/"><img width="300" height="181" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/roma.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/roma.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/roma-96x58.jpeg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p><hr /><p>A pochi giorni dall’inaugurazione della faraonica “Nuvola” di Fuksas-Fuffas (che poi, notate bene, è ancora chiusa…), i lustrini e le paillettes sono già un pallido ricordo. In poche parole, tagliati i nastri e stappate le bottiglie di spumante Roma è risprofondata nella solita palude. A distanza di qualche giorno infatti la capitale d’Italia è tornata alla “normalità”. Una normalità fatta di un mix letale di traffico, incuria, sporcizia, approssimazione e incidenti. In questo triste scorcio d’autunno di pioggia battente e grigiore diffuso, inoltre, al “routinario” squallore della normale (mal)amministrazione è andata ad aggiungersi pure la lunga crisi sismica iniziata il&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dall’inaugurazione della faraonica “Nuvola” di Fuksas-Fuffas (che poi, notate bene, è ancora chiusa…), i lustrini e le paillettes sono già un pallido ricordo. In poche parole, tagliati i nastri e stappate le bottiglie di spumante Roma è risprofondata nella solita palude. A distanza di qualche giorno infatti la capitale d’Italia è tornata alla “normalità”. Una normalità fatta di un mix letale di traffico, incuria, sporcizia, approssimazione e incidenti. In questo triste scorcio d’autunno di pioggia battente e grigiore diffuso, inoltre, al “routinario” squallore della normale (mal)amministrazione è andata ad aggiungersi pure la lunga crisi sismica iniziata il 24 agosto scorso e non ancora conclusa. Uno sciame che non ha colpito solo le aree montane di Marche e Umbria ma ha destabilizzato anche l’Urbe. Il terremoto, cioè, ha contribuito a rendere ancora più drammatiche le deplorevoli condizioni di abbandono in cui versa la città eterna. Una megalopoli dove da mercoledì scorso, nell’arco di poche ore, è successo di tutto. Circonvallazione Gianicolense paralizzata per il crollo di un muro e poi per il tram 8 andato in tilt, Rettorato della Sapienza e ponte Mazzini chiusi per problemi di stabilità, evacuati il Ministero dell’Ambiente e un palazzo di sette piani al Flaminio, chiuse per controlli le scuole cittadine e la tangenziale est, infiltrazioni d’acqua nel museo Macro in via Nizza. Per fornire un’idea del caos in cui versa la capitale basti considerare che nel solo Settimo Municipio ammontano a ben sette le scuole a rischio per la presenza di crepe nei muri. A contribuire a rendere l’atmosfera ancora più cupa, poi, sono subentrati anche lo scandalo per gli appalti truccati all’ospedale San Camillo, la chiusura del grande mercato rionale di piazza Vittorio Emanuele e l’emergenza del residence del centro Farnia. E siccome in autunno, con la pioggia intermittente, il traffico tende ad essere ancora più caotico del solito, va segnalato che l’Atac ha pensato bene di tagliare diverse corse dei bus di linea, che la metrò “A” è rimasta bloccata per il solito incidente tecnico e che del vecchio piano PUP urbano, lanciato “illo tempore” per fronteggiare l’emergenza soste, ancora mancano all’appello decine di parcheggi. Tra questi, quelli importantissimi di via Imera al quartiere Appio Latino, quello di via Luigi Lodi al Tiburtino e quello “strategico” di piazza Annibaliano al quartiere Africano, ideato per il collegamento nodale auto-metrò B1 ma rimasto misteriosamente incompiuto. Qui andrebbe aperto un discorso sul ramo B1 (piazza Bologna-viale Jonio) della linea “B” che congiunge le stazioni “Laurentina” e “Rebibbia”. Una tratta aperta di recente e che non prevede alcun collegamento tra le vicinissime stazioni “Conca d’Oro” della B1 e “Nomentana” del mitico “Anello ferroviario”. Una vergogna tutta italiana, cui è da addebitare lo stesso strampalato percorso della tratta B1, che, invece di prendere il via dalla Nuova Stazione Tiburtina, divenuta più frequentata di Termini, si biforca irragionevolmente a “Bologna”, poco meno di un chilometro prima. Col paradosso che chi scende a Tiburtina FS e deve proseguire per “Jonio” è costretto a prendere la metrò “B” in direzione “Laurentina”, scendere una fermata dopo, ossia a “Bologna”, ed attendere la coincidenza per “Jonio”. Coincidenza che a causa dei bassissimi ritmi di frequenza che ancora affliggono la B1 può tardare anche fino a 10 minuti. In una nazione seria avrebbero ricoverato il progettista, l’esecutore, l’urbanista e pure chi ha dato l’ok a questa autentica idiozia. Ma tant’è. Per farla breve: l’Anno Santo ormai è agli sgoccioli, le Olimpiadi sono state cancellate e non c’è neanche l’ombra dei mille piani annunciati nell’autunno dello scorso anno allo scopo di rendere la città un po’ più accogliente. In poche parole: siamo alla tempesta perfetta, alla débàcle programmatica, al karakiri progettuale. E siccome le sciagure non capitano mai da sole, si dà il caso che a gestire questa autentica crisi epocale sia stata delegata una anonima signorina dal piglio efficientista ma dalla confusione impersonificata che risponde al nome di Virginia Raggi. Una che i cessi e i frigoriferi ammonticchiati per le vie cittadine li ha notati solo dal momento della sua nomina a sindaco. Insomma, in una contingenza così gravida di conseguenze per la capitale e per l’Italia tutta, vale a dire in un momento in cui è necessario reagire e decidere l’adozione di importanti strategie per affrontare sfide epocali, la sindaca grillina ha pensato bene di impiegare la “luna di miele” del suo mandato a sfogliare le margherite. Solo che ad ogni petalo è seguita una scempiaggine, tanto per dare la conferma che siamo in mano a una banda d’incompetenti buoni a nulla ma capaci di tutto: dalle Olimpiadi cancellate alla ventilata costruzione di improbabili funivie, dal rinnovo del contratto agli ambulanti della cosca dei Tredicine allo scioglimento della Società “Roma Metropolitane”. &lt;Le grandi opere &#8211; ha detto l’assessora alla mobilità Linda Meleo &#8211; sono tali solo se utili alla città, altrimenti non possono essere definite tali&gt;. Il che, tradotto nel linguaggio grillino vuol dire che non si faranno né le grandi né le “piccole” opere. Così, considerato che chi fa sbaglia sempre qualcosa, loro, non facendo nulla, sono sicuri di azzeccarle tutte. L’Assemblea Capitolina poi ha affrontato il nodo Atac respingendo l’ipotesi del commissariamento, ed è tornata a riunirsi sul tema delle società dei trasporti. Si tratta del punto dolente della caput mundi, una città dalle dimensioni smisurate, doppiamente capitale e terminal privilegiato del turismo mondiale, religioso e non. A tutta questa folta messe di nodi irrisolti la giunta Raggi ha “provveduto” mettendo in liquidazione la società comunale che da anni si occupava di metropolitane, perché, come spiegato ieri dalla Raggi: &lt;La società “Roma Metropolitane” ha fallito il suo obiettivo, generando costi enormi per la collettività, e così abbiamo deciso di non ricapitalizzarla più. La legge dice che quando il patrimonio di una società è negativo, ci sono poche alternative: o si ricapitalizza, e l’amministrazione utilizza i propri soldi, i nostri soldi, per coprire il buco, oppure l’alternativa è una trasformazione della società oppure la liquidazione. Noi non ci sentiamo di poter avallare ancora una volta questo vergognoso sperpero di denaro pubblico&gt;. E fin qui la cosa non fa una grinza e si potrebbe anche condividere lo spirito della dichiarazione. A chi mai può piacere l’idea di sperperare allegramente il denaro dei contribuenti? Senonché la sindaca Raggi, in apertura di seduta, ha voluto strafare “rassicurando” tutti &lt;sul fatto che il M5S intende proseguire l’attività della costruzione della linea metro “C” sino ai Fori, sino al Colosseo, magari anticipando la scadenza del 2021, e poi da lì si ragionerà su come proseguire&gt;. E qui il discorso si è fatto allarmante. Perché a questo punto la domanda che sorge spontanea è: ma che significa &lt;si ragionerà come proseguire&gt;? I Fori sono nel pieno centro di Roma, e oltre la grande zona archeologica c’è piazza Venezia, Corso Vittorio, San Pietro, piazzale Clodio, l’Olimpico e tutto il quadrante nord della città. Almeno dieci chilometri di metropoli altamente urbanizzati e del tutto privi di un decente collegamento in sotterranea col centro. In altre parole, bloccare la linea “C” ai Fori significa amputare il tracciato previsto in origine e tagliare fuori un’area estesissima. La risposta è stata che il discorso dell’eventuale liquidazione di “Roma Metropolitane” non è assolutamente collegato con il proseguimento o meno della metro “C”. A sentire gli amministratori pentastellati si tratta di due aspetti completamente diversi. Insomma, il succo del discorso è che si può continuare a fare la metro “C” anche senza “Roma Metropolitane”. Lo ha spiegato il presidente della commissione capitolina Trasporti Enrico Stefàno (M5S). Che poi ha “rassicurato” anch’egli insistendo sempre sullo stesso concetto: &lt;Sono qui a rassicurare tutti che il M5S intende proseguire l’attività di costruzione della linea metro “C” fino ai Fori-Colosseo. Lo abbiamo sempre detto e non ci rimangiamo quel che abbiamo detto. E dal Colosseo in poi si ragionerà&gt;. Il che varrebbe a dire che la linea “C” del metrò finirà la sua corsa a Colosseo-Fori Imperiali e che il collegamento di piazza Venezia con San Pietro, la città giudiziaria e lo Stadio Olimpico, dove ad ogni partita di calcio la paralisi del traffico è di prammatica, possiamo solo sognarcelo. Inutile tentare di far capire a questi fissati che non si possono bloccare le grandi opere nel timore degli sperperi. Se sperperi ci sono vanno perseguiti i responsabili della malagestione, ma le infrastrutture vanno comunque realizzate. Intanto la pioggia continua a cadere e le foglie ingiallite, rimaste ad ammucchiarsi sui marciapiedi, vanno ad intasare le caditoie e i tombini delle fogne, provocando rigurgiti e allagamenti. Nulla di nuovo sul fronte capitale….</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/roma-grande-malata-la-raggi-5stelle-non-medici-possono-solo-aggravare-male/"><img width="300" height="181" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/roma.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/roma.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/roma-96x58.jpeg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>]]></content:encoded>
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