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	<title>Gli italianiRoma e Torino. Il flop dei 5Stelle &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Roma e Torino. Il flop dei 5Stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 22:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/roma-torino-flop-dei-5stelle/"><img width="348" height="145" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/virginia-raggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/virginia-raggi.jpg 348w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/virginia-raggi-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/01/virginia-raggi-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /></a></p><hr /><p>Roma e Torino travolte da un insolito destino nella grigia palta grillina. Scherziamo naturalmente: Giancarlo Giannini e Mariangela Melato non c’entrano nulla. Il fatto è che entrambe le grandi città italiane, la capitale morale e quella storica, dopo tanti patimenti sofferti a causa delle inadempienze dei partiti “istituzionali”, si sono affidate &#8211; per disperazione più che per meriti sul campo &#8211; a due sindachesse cinquestelle. Il risultato però, malgrado le attese della vigilia, non è stato dei più lusinghieri. Virginia Raggi da Roma infatti è riuscita a rendere la capitale ancora più invivibile e sciatta che pria. Insomma, è bastato&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma e Torino travolte da un insolito destino nella grigia palta grillina. Scherziamo naturalmente: Giancarlo Giannini e Mariangela Melato non c’entrano nulla. Il fatto è che entrambe le grandi città italiane, la capitale morale e quella storica, dopo tanti patimenti sofferti a causa delle inadempienze dei partiti “istituzionali”, si sono affidate &#8211; per disperazione più che per meriti sul campo &#8211; a due sindachesse cinquestelle. Il risultato però, malgrado le attese della vigilia, non è stato dei più lusinghieri. Virginia Raggi da Roma infatti è riuscita a rendere la capitale ancora più invivibile e sciatta che pria. Insomma, è bastato poco più di un anno di mandato e l’Urbe è sporca e sgangherata come neanche ai tempi di Marino. In aggiunta, i celebri “nasoni”, generosi dispensatori “aggratis” di fresche acque ristoratrici, sono stati chiusi “ope legis” per colpa della siccità. Non si discute la misura adottata: vista la scarsità di precipitazioni era sacrosanto porre un freno agli sprechi. Ma per quale diavolo di motivo non si è pensato a dei semplici rubinetti a tempo? Mistero. Pertanto, l’unico privilegio di cui, pur in mezzo a tanto degrado, ancora godevano i quiriti, è stato cancellato con un tratto di penna. Con Chiara Appendino da Torino si è rischiato anche di peggio. La sera della finale di Champions infatti, nella centralissima Piazza San Carlo per poco non si verificava una carneficina, e a nessuno è venuto in mente di fare un po’ di sano repulisti per la sfiorata ecatombe. Inoltre anche la città della Mole, trascorso appena un anno dall’elezione della sprovveduta Chiara, si trova assediata dalla siccità. In più, è pure soffocata dagli incendi e dall’inquinamento stellare. Un inquinamento cui la sindachessa non ha fatto altro che rispondere con un classico esempio di umorismo involontario &#8211; &lt;Mi raccomando, non aprite le finestre!&#8230;&gt; &#8211; rimediando un’altra figura barbina. Ma la strana sorte che ha accomunato nella disgrazia la caciarona Urbe papalina e la seriosa e compassata città sabauda non si limita a questo. Ora entrambe le prime cittadine pentastellate si ritrovano curiosamente “assorellate” pure dalle poco edificanti performance di cui si sono resi protagonisti i loro rispettivi “bracci destri”, Paolo Giordana per l’Appendino e Raffaele Marra per la Raggi. I quali, col loro comportamento disinvolto hanno contribuito a gettare ulteriore discredito sulle loro “cape”. La Raggi infatti è stata rinviata a giudizio per la sciagurata nomina del fratello di Raffaele Marra, Renato. L’Appendino invece ha subito la stessa sorte della sua collega romana per il semplice motivo che Paolo Giordana, già rinviato a giudizio insieme a Chiara e all’assessore Sergio Rolando per un presunto falso in atto pubblico, ora si è messo nei guai per aver tentato di far togliere una multa a un amico. Per di più una multa rimediata per essere stato sorpreso, come un barbone qualsiasi, a viaggiare senza biglietto su un bus cittadino. Insomma, niente di nuovo sotto il sole italico. Ora va certamente preso atto che Paolo Giordana, l’ormai ex capo di gabinetto dell’Appendino, ha subito rassegnato le dimissioni all’indomani della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che lo hanno sputtanato. Proprio quelle in cui chiedeva al presidente di Gtt Ceresa di togliere una multa a un conoscente. Già. Ma chi era Paolo Giordana? Ex seminarista “spretato”, Giordana non ha mai aderito al Movimento 5 Stelle. È stato vicino all’Appendino, certo, e l’ha condotta pure alla vittoria. Ma la cosa più sconcertante è che questo campione d’idiozia era finito nell’occhio del ciclone anche per il ruolo di primo piano esercitato nella scriteriata organizzazione della suddetta kermesse in piazza San Carlo per la finale di Champions. &lt;Sono convinto della correttezza del mio operato e lo dimostrerò nelle sedi opportune. Mi preme, più che ogni altra cosa, tutelare la città di Torino e l’amministrazione. Per questa ragione ho prontamente rassegnato le dimissioni nelle mani della sindaca&gt;, ha subito dichiarato Giordana. Al quale Chiara Appendino ha immediatamente &#8211; e ipocritamente &#8211; replicato come nel classico gioco delle parti : &lt;Accetto le dimissioni di Paolo Giordana, e anche se sono umanamente dispiaciuta per la persona, lo ringrazio di aver messo al primo posto l’interesse della città&gt;. E già. Tuttavia vorremmo sapere dov’era finito l’interesse della cittadinanza la sera della Champions, allorquando in una piazza così gremita di gente non erano stati previsti né un corridoio di sicurezza né un punto di fuga. Comunque sia, interpellato a margine della campagna per le imminenti Regionali siciliane, il leader M5S, Luigi Di Maio, ha sbrigativamente dichiarato: &lt;Le dimissioni di Giordana? Si commentano da sole. Chi fa errori come questo va fuori&gt;. Del resto lo stesso Grillo, davanti a uno stuolo di giornalisti che lo avevano interpellato a proposito del vice, ha liquidato con ironico sussiego la stessa esistenza di un “problema torinese”. Fatto è però che dopo l’interrogatorio Giordana è sgattaiolato da una porta laterale del Palazzo di Giustizia evitando con cura d’incontrare i cronisti. Nel frattempo i guai giudiziari per i sindaci cinquestelle non finiscono più. Infatti Filippo Nogarin, primo cittadino di Livorno, ha fatto il bis (dopo i problemi con Aamps) con un nuovo avviso di garanzia che stavolta vede coinvolto anche l’ex assessore al bilancio Giovanni Lemmetti, ora in forza nella giunta romana di Virginia Raggi e che, per sua stessa ammissione, potrebbe riguardare la gara indetta dalla Spi (Società Porto Industriale), che è partecipata del Comune per oltre il 60 per cento, per l&#8217;individuazione di un advisor legale che seguisse le procedure per la richiesta di concordato preventivo. E come dimenticare il clamoroso caso della pentastellata Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto, nel Napoletano, che fu citata nelle carte della Procura per alcune intercettazioni da cui risultava ricattata da un consigliere comunale? La donna venne subito cacciata dal Movimento 5 stelle. Stesso destino riservato al parmense Federico Pizzarotti, “reo” di essersi “dimenticato” di segnalare al suo partito di essere indagato per la questione del Teatro Regio. C’è poi Patrizio Cinque, sindaco di Bagheria, finito in guai giudiziari a Termini Imerese per questioni riguardanti l’abusivismo edilizio, l’affidamento del servizio rifiuti e la gestione del Palasport. Oltre a lui sono finite nell’indagine altre 22 persone, tra le quali il vicesindaco. E meno male che per entrare nel ristretto numero di “prescelti” a cinque stelle non si doveva essere sottoposti a indagini o procedimenti penali. E che dire del candidato governatore della Sicilia per i pentastellati, Giancarlo Cancelleri? Il suo parere è sempre stato alquanto tranchant. &lt;A questi dobbiamo aggiungere quelli che si portano dietro le colpe dei padri o comunque dei familiari. Qui non siamo più nel campo del reato imputato al soggetto, ma per vincolo di parentela. Ad ogni modo si potrebbe dire che anche queste persone sono comunque degli impresentabili&#8230;&gt;, sostenne nel corso della campagna elettorale parlando del candidato del centrodestra Nello Musumeci, che &#8211; secondo lui &#8211; avrebbe candidato nelle sue liste inquisiti, condannati e familiari con guai giudiziari. Tuttavia, pur ebbro d’intransigenza giustizialista verso gli avversari, il furbacchione si guarda bene dall’esaminare con uguale rigore quanto accade in casa sua: Cancellieri, insomma, ama sbirciare nei cassetti altrui, ma lascia ben chiusi i suoi. Laddove se gli fanno specie i candidati parenti di inquisiti, dovrebbe anche lui valutare con la stessa intransigenza la candidatura di Giacomo Li Destri, 43 anni. Costui è imputato nel processo alla mafia delle Madonie scaturito dall’operazione “Black cat” del maggio del 2016. Il fatto però è che questo Li Destri è parente dell’imprenditore che ha realizzato la famosa “trazzera” di Caltavuturo, un’opera pubblica eseguita a spese del M5s allorquando l’A/19 Palermo-Catania era collassata per il cedimento di un pilone. Insomma, tutti fatti con lo stampino, questi grillini. Quando si tratta di giudicare i concorrenti caduti tra le maglie della giustizia è tutto un invocare forche, manette e schiavettoni. Quando “l’infamia” tocca a loro invece gridano al complotto e invocano tutte le garanzie possibili. Proni e ossequiosi davanti ai desiderata delle procure, adoratori delle patacche da questura spacciate dal “Fatto Quotidiano”, patiti di cibi vegani, fanatici dell’ambientalismo più autocastrante, fan della decrescita felice, ostili ai vaccini, avversari di ogni progresso tecnologico ma perennemente attaccati al computer, solo da noi questa manica di farlocchi poteva essere presa sul serio da milioni di elettori. Elettori esasperati, delusi e arrabbiati. Pronti pertanto a qualunque cosa pur di mandare a casa i partiti tradizionali. Forse ignorando che al peggio non c’è mai fine….</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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