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	<title>Gli italianiSan Giuseppe dei Falegnami, non solo una Chiesa, ma un patrimonio storico e culturale &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>San Giuseppe dei Falegnami, non solo una Chiesa, ma un patrimonio storico e culturale &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>San Giuseppe dei Falegnami, non solo una Chiesa, ma un patrimonio storico e culturale</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 22:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio venditti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/sak-giuseppe-dei-falegnami-non-solo-chiesa-un-patrimonio-storico-culturale/"></a></p><hr /><p>Nel pomeriggio dello scorso 30 agosto è crollato all’improvviso il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, nei pressi del Campidoglio e dei Fori Imperiali. Le travi di legno che sostenevano il tetto sono precipitate all’interno dell&#8217;edificio in quel momento chiuso al pubblico, per cui non si sono registrati feriti. Sono rimaste in piedi la prima capriata in corrispondenza della cantoria, dove è collocato il pregevole organo a canne del XVIII secolo, e la volta dell’area presbiteriale. Tra le opere d’arte recuperate – ora custodite nel Palazzo Lateranense – due dipinti del XVII secolo, La Natività di Carlo Maratta&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pomeriggio dello scorso 30 agosto è crollato all’improvviso il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, nei pressi del Campidoglio e dei Fori Imperiali. Le travi di legno che sostenevano il tetto sono precipitate all’interno  dell&#8217;edificio in quel momento chiuso al pubblico, per cui non si sono registrati feriti. Sono rimaste in piedi la prima capriata in corrispondenza della cantoria, dove è collocato il pregevole organo a canne del XVIII secolo, e la volta dell’area presbiteriale.<br />
Tra le opere d’arte recuperate – ora custodite nel Palazzo Lateranense – due dipinti del XVII secolo,  La Natività  di Carlo Maratta e Lo sposalizio di Maria Vergine di Orazio Bianchi, e diverse suppellettili ecclesiastiche, tra cui quattro preziosi busti reliquiari.<br />
Nel sotterranei della chiesa si trova il carcere Mamertino, il più antico di Roma, conosciuto anche con il nome di Tullianum, in cui vennero rinchiusi secondo la tradizione San Pietro e San Paolo.<br />
La storia della costruzione di San Giuseppe dei Falegnami è collegata al maggiore sviluppo delle Confraternite a Roma nel Cinquecento. Ne sorsero ben 85, dietro la spinta riformistica del Concilio di Trento. E siccome tali associazioni, legate per ragioni economiche e organizzative alle Università, si prefiggevano scopi caritativi e religiosi, non mancarono di abbellire, restaurare, se non costruire, le chiese dove si riunivano per pregare. Così, verso la fine del XVI secolo deliberò l’Arciconfraternita dei Falegnami, costituita inizialmente da trenta falegnami che nel 1540 si erano staccati dal sodalizio dei Muratori formando la Compagnia di San Giuseppe. Scelsero come chiesa quella di San Pietro sul Carcere Mamertino, prendendola in affitto insieme con alcune abitazioni per undici scudi l’anno da Sebastiano Gualtieri, rettore della vicina chiesa di S. Martina. Qualche anno dopo costruirono sopra il Mamertino una modesta chiesa da dedicare a San Giuseppe, protettore della loro arte, di cui non è accertato se fosse totalmente in legno o, più probabilmente, in muratura. L’esterno doveva essere di una estrema semplicità, mentre si cercò di decorare l’interno, soprattutto la Cappella di San Giuseppe, tra il 1551 e il 1553, con pitture del fiorentino Benedetto Bramante.<br />
Nel 1563 venne costruito il campanile e nel maggio del 1569 l’Oratorio, progettato più largo e attorniato da spalliere lignee. La chiesa venne collegata con il carcere Mamertino mediante due semplici rampe di scale, che dovettero essere sostituite nel 1595, quando fu richiesto a Giacomo della Porta (1533-1602) un disegno per una scala nuova.<br />
Nel 1597 la Confraternita dei Falegnami, affermato il proprio prestigio, decise di ricostruire la chiesa. Fu consultato  Giacomo della Porta, che non fornì però nessun progetto. Al contrario Giovan Battista Montano (1534-1621) presentò ben sei disegni, ottenendo l’incarico. Del Montano il Baglioni scriveva: “Vi fu nei tempi di Paolo V Gio. Battista Montano Milanese, il quale operò qui in Roma, e ne gli anni di Gregorio XIII, vi venne. Era intagliatore di legname, et eccellente, e buono architetto: lavorava con la maggiore facilità del mondo, e maneggiava il legno, come se fosse stata cera, e faceva di figure bravamente, et erano molto gratiose; e nella vivacità di esse imitava Prospero Bresciano”.<br />
Nonostante nel passato si attribuisse la costruzione della chiesa a Giacomo della Porta o si ritenesse che il Montano fosse stato solo l’esecutore dei disegni del più famoso architetto, ormai al lume di moltissimi documenti è accertato che il vero architetto di San Giuseppe dei Falegnami fu il Montano.<br />
Infatti fin dal principio gli venne affidato il compito di trattare i prezzi, di stipulare i contratti, di interessarsi, quale sovrintendente ai lavori, di tutte le questioni inerenti alla costruzione che prese l’avvio tra difficoltà topografiche ed economiche. I lavori proseguirono per molti anni, oltre la morte del Montano, sostituito nel 1621 dal suo allievo Giovan Battista Soria (1581-1651), il quale attese all’ampliamento dell’Oratorio e alla costruzione della Sagrestia.<br />
Nel 1625 venne costruito l’avan¬corpo della chiesa e nel 1657 Antonio del Grande (1625-71) subentrò nella direzione dei lavori. Finalmente la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami fu consacrata, l’11 novembre 1663.<br />
Notevoli restauri furono operati nel 1880-81 e nel 1932, quando fu variato l’avancorpo della chiesa con le due rampe d’accesso.<br />
Da alcune stampe del XVII sec. si comprende quale forma fosse stata decisa dal Montano per la chiesa: a pianta longitudinale, due cappelle a nicchia per ogni lato ed un’abside ret¬tangolare.<br />
Nonostante i restauri e la alterazio¬ni fine Ottocento operati in San Giuseppe dei Falegnami, ancor oggi sono riscontrabili numerosi elementi sostan¬ziali dell’originaria costruzione, a par¬tire dalla facciata, che testimoniano come G. B. Montano sia stato il vero architetto della chiesa dell’Arciconfra¬ternita a cui apparteneva e nella quale  l’elemento lombardo era scelto e preponderante, seguito dal veneto e dal genovese.<br />
La facciata è a due ordini. L’inferiore, più alto, ha la porta in¬corniciata da due colonne con capi¬telli ionici  sormontati da un timpano triangolare. La fiancheggiano due ri¬quadri, limitati da lesene, con sopra targhe con putto centrale e volute la¬terali. L’ordine successivo, circa la metà del primo, poggia su di un’alta fascia marmorea. Due pilastrini, a filo delle sottostanti colonne, delimitano lo spazio contenente al centro una fine¬stra ovale con cornice a volute e putti. Lateralmente due finte torrette timpa¬nate, racchiuse da volute, sono com¬prese nel timpano triangolare che con¬clude il prospetto.<br />
L’attento esame della facciata rivela un prospetto mosso, con leg¬geri aggetti e rientranze, secondo un gusto tipico del Cinquecento maturo, teso, però, ad una ricerca costante dell’ornamentale.  Lo si avverte nei putti e nelle volute, nelle sovrapporte, nel leggero aggetto del timpano inferiore, nei pilastrini del secondo ordine e anche nei capitelli, che seguono il gusto decorativo proprio di un intagliatore.<br />
Anche l’interno, nonostante i restauri fine Ottocento, è essenzialmente quello disegnato dal Montano.<br />
A una sola navata, con due cappelle per ogni lato, è ricco di decorazioni e di ori. Veramente pregevole è il soffitto ligneo, uno dei migliori esem¬pi del genere, riscontrabile in palazzi e chiese del primo Seicento. Dorato, su fondo azzurro, il soffitto è suddi¬viso in riquadri di varia foggia simmetricamente disposti. Nei rincassi sono motivi floreali e teste di putti alati, mentre quattro geni con il cor¬po formato da volute di fogliame sono disposti agli spigoli del riquadro cen¬trale, al di sopra del quale sono gli Apostoli Pietro e Paolo ed al di sotto San Giuseppe con Gesù Bambino.<br />
Il grande riquadro centrale, con¬cepito con una visualizzazione prospettica dal basso, è interamente oc¬cupato dalla pregevole Natività scolpita nel 1612 dallo stesso Montano.  L’intera composizione si basa su di una ricerca naturalistica, che consente al Mon¬tano di dare un’ulteriore prova delle sue qualità di intagliatore e di rivelar¬si un artista anche quando si soffer¬ma con un certo compiacimento su motivi realistici, come l’asino raglian¬te. Inoltre, l’influsso del Montano si avverte nelle decorazioni a fregi in le¬gno dei quattro altari delle cappelle, che si riallacciano a suoi precedenti modelli.<br />
La chiesa di San Giuseppe dei Fa¬legnami è, finora, l’unica costruzione che comprovi come  G. B. Montano sia stato non solo un faber lignarius, ma anche un archi¬tetto.<br />
Da tempo la chiesa non è più utilizzata per le funzioni religiose tradizionali, ma solo per la celebrazione dei matrimoni.<br />
La chiusura al pubblico è stata dovuta a problemi riguardanti la stabilità della struttura. In particolare negli anni 2013-2015 l’edificio è stato oggetto di interventi di restauro e risanamento conservativo che hanno riguardato le facciate, i prospetti interni e persino il manto di copertura.<br />
Una chiusura  provvisoria in strutture metalliche ha lo scopo di proteggere la chiesa e salvaguardarne l’interno. Altro intervento riguarderà la messa in sicurezza della cella campanaria e del timpano. </p>
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